Finirò per ringraziarla questa maledetta malattia. Per avermi dato la «scusa» di vivere come altrimenti non avrei avuto la forza di fare. Ho scoperto l’alimentazione sana e lo sport. E grazie alla bicicletta, che mi ha salvato la vita


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Finirò per ringraziarla questa maledetta malattia. Per avermi dato la «scusa» di vivere la vita come altrimenti non avrei avuto la forza di fare. Non avrei avuto la forza di dire di no a persone e situazioni che non mi interessavano, dedicando invece il mio tempo solamente a ciò che mi rende davvero felice, perché il mio tempo è prezioso, molto prezioso. In realtà il tempo di tutti quanti lo è, ma a me – da quasi 12 anni – lo ricordano a giorni alterni le mie miracolose quanto odiate iniezioni e i miei allucinanti mal di testa che mi mettono ko come i pugni di un pugile.

Non avrei avuto la forza di volontà di condurre una vita così attenta e sana perché, si sa, quando uno è in salute alla fine … quel gelato di troppo o quel pomeriggio sul divano anziché a correre … cosa vuoi che siano! La bicicletta mi ha salvato la vita. Inizio estate 2010: ero malata da 3 anni e mi sentivo una vecchia derelitta che non riusciva a fare 5 km senza avere il fiatone –mia madre andava più veloce di me-.  Psicologicamente era pesantissimo. E poi …giorno dopo giorno, km dopo km… sempre meno fiatone, sempre più km, sempre più lontano. Fino ai miei adorati laghi, fino al mare.  Lo dico sempre, la bicicletta è profondamente democratica . Puoi avere 90 anni e usarla per andare al cimitero una volta alla settimana o essere un supereroe che macina salite di centinaia di km. Lei accoglie tutti e a tutti dona quel senso di libertà, di autonomia e di benessere.

Quell’anno, a dicembre, corsi il mio primo Telethon, la staffetta cittadina compiuta per beneficenza che è un tale concentrato di volontariato, di umanità e di forza interiore capace di restituirti mille volte amplificata l’energia che si deve spendere in quell’ora di corsa. E la maglia gialla di Telethon è uno dei miei pochi oggetti cari, simbolo della forza di volontà che ogni anno mi porta lì.

Lo sport: tanto, diversificato, all’aria aperta il più possibile. Bici, corsa, nuoto, tennis –che meraviglia essere tornata sulla terra rossa dopo anni e aver trovato un’amica al mio stesso livello con cui sfogarci e sentire il magico suono della pallina che colpisce perfettamente –anche se raramente, ahimè !- la racchetta: STOCK ! E poi l’alimentazione: leggera, controllata ed equilibrata, grassi e fritti aboliti, alcolici pure. Triste ? Assolutamente no, un’occasione piuttosto per scoprire nuove ricette e accostamenti. E poi la sensazione di leggerezza e benessere fisico che ti senti addosso vale ampiamente il prezzo di qualche rinuncia, che peraltro dopo un po’ non si avverte nemmeno più come tale.

E se questa commistione di soluzioni alternative ha come conseguenza ritrovarsi splendidamente in forma –come, in tutta onestà, non ero neppure a 20 anni !- e poter indossare look intriganti che contribuiscono a farti sentire ancora sexy e desiderata…beh, direi perfetto !

Quasi sicuramente sarei stata molto più noiosa e la vita me la sarei goduta molto di meno. Invece  così, appena posso, vado a ballare, a teatro, al mare…perché…beh, perché chissà quanto tempo ancora potrò farlo.  E per me questa consapevolezza non ha i connotati negativi che tutti ci leggono –«…ma dai, cosa vai a pensare…»-, bensì tutto il contrario. Anzitutto è onestà mentale di non costruirsi castelli in aria mentendo a me stessa e dicendo che «andrà tutto bene e non avrò mai nessun problema…magari diventerò anche immortale…perché no ?».

E questa onestà mi dona, se volete paradossalmente, molta serenità. E poi significa vivere ogni giorno con l’intensità di chi pensa che potrebbe essere l’ultimo regalo che la vita ti fa. Perché quando passi 3 giorni nel letto con un mal di testa che ti dà fastidio il vicino di casa che tossisce dall’altra parte della strada e senti il fruscio del frigorifero – che normalmente non riesci nemmeno a sentire! -, quando finalmente lo tsunami passa e torni ad essere una persona normale…beh, ogni cosa assume più colore, più sapore, più intensità e anche solo andare a fare la spesa diventa qualcosa di fantastico, straordinario e divertente. E allora le donne che sbraitano ai figli nei carrelli che pretendono le caramelle o alla cassiera che perde tempo con il vecchietto che non trova le monete…beh…. ti sembrano folli, immensamente tristi.

Impossibile capirlo per chi non lo vive ? Forse…Sicuramente sarei stata una mamma peggiore. Ho capito che avevo qualcosa di serio quando, infilata sul tubo della risonanza magnetica, l’infermiera mi disse che avrei dovuto smettere di allattare la mia piccolina perché il mezzo di contrasto è nocivo. Ho pianto 2 giorni e 2 notti – era così bello guardare i suoi occhioni spalancati mentre ciucciava da me – chiedendomi se sarei riuscita a correre loro dietro al parco giochi…E invece ? Riesco ancora a batterle a tennis ! In bici no, sono più veloci loro.

Le mie figlie. La mia gioia. La mia ragione di vita. Le uniche per le quali le energie spese non saranno mai troppe. Quando erano piccole rappresentavano un impegno  fisico impegnativo cui a volte faticavo a star dietro e che, conseguentemente, mi preoccupava. Notti in bianco, weekend di  febbri alte, capricci a cui non cedere…Ora è tutto molto diverso. Ora sono due adolescenti: ovviamente richiedono sempre molto impegno, ma parliamo tantissimo, insieme ridiamo come matte, litighiamo certo, non mi reputano perfetta ovvio, ma mi commuove sempre leggere nei loro occhi la consapevolezza che loro sono al centro dei miei pensieri e dei miei sforzi e che nulla mi rende più felice che trascorrere con loro il mio tempo. E allora, alla fine, lo penso sul serio: GRAZIE, sclerosi multipla.

C. B. 

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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Autore dell'articolo: admin