Facebook ha disattivato i profili di alcuni dirigenti di CasaPound 


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Facebook ha disattivato i profili personali di alcuni tra i principali dirigenti di CasaPound, compreso il presidente del partito, Gianluca Iannone. A comunicarlo è una nota del movimento neofascista, che intende ora “segnalare tale comportamento direttamente agli amministratori globali del social, direttamente alla punta più altra della piramide Zuckerberg, e portare in sede legale italiana quanto avvenuto, per rivendicare libertà di pensiero, diritti politici e diritti dei consumatori”. La notizia arriva il giorno dopo la disattivazione, poi revocata, del profilo di Caio Giulio Cesare Mussolini, candidato alle elezioni europee da Fratelli d’Italia.  

Tra gli account sospesi – si legge sul Primato Nazionale, la testata espressione del partito – figurano inoltre Andrea Bonazza (responsabile Cpi e consigliere comunale a Bolzano), Maurizio Ghizzi (consigliere Cpi a Bolzano), Emmanuela Florino (portavoce di Cpi Napoli), Carlotta Chiaraluce (portavoce di Cpi Ostia), Roberto Acuto (responsabile Cpi Napoli), Giorgio Ferretti (candidato Cpi ad Ascoli Piceno), Mario Eufemi (candidato Cpi a Nettuno), Fernando Incitti (responsabile di Frosinone ed ex candidato sindaco), Fabio Barsanti (consigliere comunale Cpi Lucca).

Per CasaPound si tratta di un’iniziativa censoria di un social network “palesemente di sinistra”, che era già stato accusato in passato di oscurare le voci di orientamento conservatore. Il Primato Nazionale sostiene si tratti di un “disegno ben preciso” legato alla stretta sul suprematismo bianco (fenomeno al quale i “fascisti del terzo millennio” non sono però ascrivibili) promessa da Zuckerberg dopo la strage di Christchurch, che verrebbe utilizzata come occasione per colpire “tutte le voci non conformi in vista delle Europee del 26 maggio”, alle quali CasaPound parteciperà con una propria lista.

L’articolo lamenta inoltre che non sono state comunicate le motivazioni del blocco. Ciò però è una prassi di Facebook, che in questi casi non indica nemmeno se a causare la disattivazione è stata l’identificazione come spam o la violazione dei termini di servizio. Il Corriere della Sera ricorda che “è vietato, per esempio, sostenere un’organizzazione o un gruppo violento e o criminale, esprimere minacce verosimili a terzi, diffondere discorsi inneggianti all’odio o di discriminazione verso le persone per la loro razza, etnia, nazionalità di origine, religione, sesso, orientamento sessuale o manifestare l’intenzione o il supporto ad atti di violenza fisica”. In tal caso, però, tutti i profili coinvolti avrebbero dovuto condividere più o meno in contemporanea un contenuto tacciabile di violazione dei termini di servizio.

Se si trattasse di un intervento “a tappeto” sui profili personali dei dirigenti del partito, va sottolineato che non risultano, ad esempio, coinvolti i profili di altri esponenti di rilievo come il segretario nazionale Simone Di Stefano. Non è da escludere, infine, che i profili siano stato oggetto di una segnalazione coordinata da un nutrito numero di account.

“Facebook ormai non è più solo una piattaforma privata, visto che la sua valenza politica e sociale a livello globale è ampiamente riconosciuta da studi e persino da sentenze; quindi, come tale, non può più arbitrariamente decidere chi possa essere presente sulle proprie pagine”, lamenta Il Primato Nazionale. Un’osservazione non scorretta ma, finché Facebook sarà una piattaforma privata il cui utilizzo è gratuito, la decisione su cosa sospendere resterà suo arbitrio. E risulta quindi difficile che un ricorso alla magistratura ordinaria possa risolvere qualcosa. In caso contrario, ci troveremo davanti a un precedente interessante. 

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Autore dell'articolo: admin