essere comunità vuol dire rifiutare astio e insulti


mattarella messaggio fine anno



Sentirsi una comunità, come un Paese deve fare, significa rispettarsi ed evitare l’astio e gli insulti. Sergio Mattarella rivolge il suo augurio per il 2019 agli italiani e spiega che “Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa ‘pensarsi’ dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore”.

Non dobbiamo avere timore nel manifestare i nostri buoni sentimenti perché sono quelli che rendono migliore la società. Mattarella esorta a non rinchiudersi nell’intolleranza: “Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti. In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società. Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà”.

L’Italia che ricuce

“Il nostro è un Paese ricco di solidarietà”, ha proseguito Mattarella, “spesso la società civile è arrivata, con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni. Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità. I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato”. Si tratta, sottolinea il Capo dello Stato “dell”Italia che ricuce’ e che dà fiducia”. 

Un appuntamento tradizionale ma non formale

In tempi di comunicazione spiccia sui social, Mattarella inizia spiegando il motivo per cui intende rispettare la tradizione “non formale” degli auguri del Presidente della Repubblica agli italiani, che prosegue dal 1949. “Care concittadine e cari concittadini, siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana. Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento, nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi, non è un rito formale. Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo”.

Gli auguri, che quest’anno Mattarella ha deciso di rivolgere dal suo studio privato della palazzina al Quirinale, permettono “di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso. Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce. E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani”.

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Autore dell'articolo: admin