“Errore evitare saldatura Lega-M5S”. Di Maio prende le distanze


L’ex Ministro Dario Franceschini ha concesso un’intervista al Corriere della Sera nella quale ha ripercorso le ultime tappe del suo partito, a partire da quanto avvenuto dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Per il Pd quelle lezioni sono state indiscutibilmente disastrose, ma nonostante la perdita di consenso il partito si era comunque confermato come la seconda forza del Paese in termini di voti.

Il M5S, diventato ago della bilancia con il suo 32,7%, cercava alleati per formare un Governo di coalizione. Da subito ha guardato a destra, iniziando a trattare con Matteo Salvini. Quando la trattativa sembrava naufragata per volontà di Berlusconi, si era iniziato ad aprire uno spiraglio nell’altra direzione.

Il segretario reggente Martina si era detto pronto ad incontrare i 5 Stelle, ma ad escludere alla radice qualsiasi possibilità di accordo ci pensò l’ex segretario Matteo Renzi con un’intervista televisiva, durante la quale ribadì che la collocazione del suo partito poteva essere solo all’opposizione.

Franceschini è tornato proprio su questo punto, ricordando quello che per lui fu un errore politico: “Da parte di Renzi c’è stata più volte la rivendicazione orgogliosa di aver lasciato che Lega e 5 Stelle facessero il governo. Io credo che quella sia la madre di tutti gli errori. Sì, un grande sbaglio non avere fatto tutto quello che avremmo potuto fare per evitare la saldatura di Lega e 5 Stelle. Pensiamo ai danni che sono stati fatti in questo anno: danni materiali a famiglie, lavoratori, migranti, all’economia italiana e al sistema di valori condivisi del Paese“.

Per Franceschini, quello fu un errore catastrofico: “La strategia dei pop corn ha portato la Lega dopo un anno al 35 per cento. Abbiamo buttato un terzo dell’elettorato italiano, quello dei Cinque Stelle, in mano a Salvini. È un errore mettere Lega e grillini sullo stesso piano, anche se vedo come tutti i limiti enormi dei Cinque Stelle, vedo i toni insopportabili, vedo l’incapacità nell’azione di governo, vedo la disgustosa strumentalizzazione della vicenda di Bibbiano“.

Con i 5 Stelle, comunque, non c’è sicuramente sintonia. Per Franceschini il “no alla Tav” e il reddito di cittadinanza “sono errori politici“, anche se non si possono paragonare a “far morire la gente in mare o all’accendere l’odio, che è ciò che Salvini fa ogni giorno“.

Per Franceschini è arrivato il momento di rispolverare il modus operandi della Prima Repubblica: “Si può aprire un tema politico senza che parta una campagna interna di aggressione? Senza i #senzadime, o l’accusa di volere poltrone? E si può dire che senza la ricostruzione del campo di centrosinistra e la ricerca di potenziali alleati che sta facendo Zingaretti difficilmente il Pd potrebbe arrivare col proporzionale al 51%. Nella Prima Repubblica c’era l’arco costituzionale, che comprendeva forze di maggioranza e di opposizione, Dc e Pci, ed escludeva Msi e l’estrema destra. Oggi io vorrei si lavorasse per cercare di costruire un arco di forze che, anche se non governano insieme, sono pronte a difendere insieme i valori umani e costituzionali che Salvini calpesta e violenta ogni giorno“.

Le risposte dei Renziani

Il primo a rispondere a Franceschini è stato Davide Faraone, che ha ricollegato anche queste parole alla sua destituzione da segretario regionale del Pd: “Stanno epurando a uno a uno i renziani del Pd per dimostrare ai 5S che ci sono le condizioni per un accordo. La Sicilia diventa laboratorio politico di un esperimento del genere. Mi batterò contro questa prospettiva. Si tratta solo di epurazione politica. Non hanno commissariato Davide Faraone o il Pd siciliano ma commissariano la Sicilia perché qui c’è qualcuno che può intralciare i loro piani. Faraone dice no all’inciucio e quindi va cacciato. Le correnti si sono presi la commissione di garanzia e l’hanno usata come strumento di epurazione politica“.

Luigi Marattin ha criticato Franceschini pubblicando un tweet: “Un dirigente Pd (pure emiliano-romagnolo) che il giorno dopo che Di Maio dice “il Pd in Emilia Romagna toglie i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderli” dice sul più importante quotidiano italiano “insieme al M5S possiamo difendere certi valori”. Sono tempi strani“.

Sandro Gozi, invece, ha posto una domanda polemica a Franceschini: “Ci mettiamo tutti il gilet giallo?

Altre migliaia di persone comuni attraverso i social network hanno usato e stanno usando i tag #franceschini e #senzadime per evidenziare quelle che, a loro giudizio, sono le differenze che esistono tra Pd e 5 Stelle. Differenze inconciliabili, sulle quali non si può trovare punti d’incontro.

La risposta di Di Maio

A respingere l’ipotesi di un avvicinamento tra Pd e 5 Stelle è stato infine lo stesso Di Maio: “Lo ribadiamo ancora una volta: noi siamo orgogliosamente diversi dal Pd e non vogliamo avere nulla a che fare con un partito che invece di supportare la nostra battaglia di civiltà nei confronti dei cittadini, ha saputo criticare il reddito di cittadinanza e oggi sta facendo le barricate contro il salario minimo. Noi siamo profondamente diversi da questi individui che hanno tradito la fiducia degli italiani


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Autore dell'articolo: admin