Ecco perché lo stabile occupato da Casapound non sarà sgomberato


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 (afp)


 Casapound




Dopo lo sgombero con la forza pubblica della tendopoli che ospitava circa 140 migranti in transito, gestita dai volontari di Baobab Experience dietro la stazione Tiburtina di Roma, sia esponenti politici di sinistra sia utenti dei social network chiedono al Viminale e al vicepremier Matteo Salvini che il prossimo provvedimento analogo in città riguardi CasaPound.

La questione dello sgombero dell’immobile di via Napoleone terzo, occupato da 15 anni dal movimento di estrema destra, il mese scorso è stata affrontata anche in sede di Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza dopo un’ispezione della Guardia di Finanza mirata a verificare alcune richieste della Corte dei Conti. Ma lo stabile non risulterebbe tra quelli in cima alla lista degli edifici occupati da liberare stilata dalla prefettura assieme al Campidoglio.

La storia dell’immobile occupato da Casapound

La tendopoli gestita dai volontari del Baobab è stata sgomberata per occupazione abusiva. Lo stabile di via Napoleone III, nel quartiere Esquilino, ha una storia in parte differente. L’immobile è occupato dal 26 dicembre del 2003, dopo l’ingresso di un gruppo di militanti provenienti dall’esperienza analoga di Casa Montag. In epoca fascista il palazzo ospitava l’ente per l’istruzione media e superiore mentre dal 1963 è divenuto sede di uffici del ministero dell’Istruzione, tanto che proprio il Miur il giorno dopo l’occupazione ha sporto denuncia e chiesto lo sgombero dell’edificio.

L’anno successivo, però, il ministero avrebbe comunicato al demanio dello Stato le cessate esigenze di utilizzo del palazzo. Nel rimpallo di competenze tra enti dello Stato sulla titolarità della gestione dell’immobile sono trascorsi quindici anni e il sollecito di sgombero è rimasto sempre lettera morta. Nel 2009, con Gianni Alemanno, sindaco il Campidoglio tentò di inserite lo stabile in un pacchetto di beni che il demanio avrebbe ceduto al Comune, ma le proteste che ne scaturirono mandarono l’operazione a monte.

Da anni infatti movimenti e i partiti di sinistra chiedono lo sgombero dell’immobile, inserito nel 2016 dall’allora commissario capitolino Francesco Paolo Tronca nella lista dei 93 edifici pubblici occupati da liberare. Il prossimo sgombero, secondo il programma dei lavori dell’ultimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, potrebbe essere invece quello dell’ex fabbrica di Penicillina sulla via Tiburtina, all’altezza di San Basilio, dove dormono alcune centinaia di migranti in precarie condizioni abitative ed igienico sanitarie. Per la tempistica si parla di un’operazione entro la fine del mese di ottobre.

“Casapound non sarà tra i primi stabili” 

“Vogliamo riportare la legalità nei quartieri il nostro è buon senso non accanimento” ha spiegato Matteo Salvini, in un’intervista a Leggo. “Ci sono più di 90 stabili occupati – alcuni da 20 anni – 4 pericolanti e 23 sottoposti a iniziative giudiziarie. Gli italiani pagano per il mancato sgombero di alcuni di questi palazzi”. E sullo stabile di via Napoleone III occupato da 15 anni da CasaPound ha detto: “Il calendario lo fanno le emergenze, prima vengono gli stabili di cui ho parlato, poi toccherà anche a loro”. 

“Entro la fine dell’anno a Roma si faranno sgomberi attesi da anni – ha aggiunto – abbiamo un calendario gettato dalle urgenze: nelle prossime settimane verranno sgomberati 4 edifici pericolanti. A questi se ne aggiungono 23, oggetto di provvedimenti giudiziari su cui paghiamo anche la penale per il mancato sgombero. Poi tutte le altre situazioni, compresa CasaPound”, ha concluso.

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