È un verde l’uomo nero che ha tolto il sonno ad Angela Merkel


È un verde l'uomo nero che ha tolto il sonno ad Angela Merkel

Photo: Bernd von Jutrczenka/dpa /Afp


  Robert Habeck




Può sembrare un paradosso, ma in questi giorni “l’uomo nero” della politica tedesca è un verde. Si chiama Robert Habeck e guida dallo scorso gennaio il partito degli ambientalisti insieme ad Annalena Baerbock. Spinto dai sondaggi, toglie il sonno a tutti gli altri capi dei partiti: alla cancelliera e presidente della Cdu, Angela Merkel, perché i Verdi potrebbero accelerare la fine della Grosse Koalition, alla leader della Spd Andrea Nahles, perché stanno scalzando i socialdemocratici come seconda forza politica del Paese, al ministro degli Interni nonché leader storico della Csu Horst Seehofer, perché rischiano di scombinare tutte le alleanze possibili persino in Baviera, dove si vota il 14 ottobre e dove i cristiano-sociali quasi certamente perderanno la maggioranza assoluta – e forse persino il governo.

Persino AfD è inquieta: proprio nel Land meridionale, ora come ora l’irresistibile ascesa dei Verdi va parallela, per quanto possa sembrare incredibile, ad un imprevisto calo dell’ultradestra.

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 Robert Habeck

Cosa dicono i sondaggi

I fatti: sempre più spesso, nei sondaggi nazionali, i Verdi si piazzano con il 17-18% sopra la Spd di Frau Nahles. Se il trend verrà confermato, è un boom: alle elezioni nazionali di un anno fa erano usciti dalle urne con l’8,9%. Stesso fenomeno in Assia, dove si vota a fine mese, e in Baviera, dove gli ambientalisti si preparano per essere l’ago della bilancia di qualsivoglia possibile coalizione.

La Csu, indicata tra il 33 e il 35%, segna il peggior crollo della sua storia, perdendo fino a 15 punti rispetto al 47,7% di cinque anni fa.

Commentatori e sondaggisti sono d’accordo: i “nuovi” Verdi non solo hanno il vento in poppa, ma hanno tutte le carte in regola per contendere al partito che fu di Brandt e di Schmidt la palma di forza politica numero due del Paese. Uno scenario, se confermato, che costringe editorialisti e osservatori a rivedere buona parte delle loro analisi. “Lo sento come un dovere, quello di essere la nuova forza-guida del centrosinistra in Germania”, aveva scandito tempo fa Habeck in un’intervista alla Zeit. Sembrava una boutade, oggi non lo è più.

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  Robert Habeck

E il terremoto potrebbe partire, fra poco più di una settimana, proprio dalla Baviera. A guardare i numeri degli ultimi rilevamenti, attualmente per la Csu una coalizione a due sarebbe possibile solo con i Verdi: cosa inimmaginabile fino a poco tempo fa. Ma non finisce qui: per la prima volta è ipotizzabile una coalizione che escluda del tutto i cristiano-sociali dal governo del “loro” Land. Tant’è vero che i liberali dell’Fdp hanno già fatto sapere di “non escludere” un’alleanza a tre con Verdi, Spd e Freie Waehler (i “liberi elettori” che partecipano al voto senza configurarsi come partito politico). “Le uniche coalizioni che non prendiamo in considerazione sono quelle con l’AfD e con la Linke”, ha detto il candidato liberale Martin Hagen.

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  Robert Habeck

Consenso unanime per Habeck

Sono tutti d’accordo: se chiedi dove nasca il successo 4.0 del partito un tempo guidato da Joschka Fischer, ti indicano Robert Habeck. Innanzitutto, dicono gli osservatori, è bravo a cogliere tutti i punti deboli dei socialdemocratici: “Dopo 13 anni di merkelismo puro, sono necessarie nuove risposte”, ripete il 48enne, capello scarmigliato, barba da tre giorni, laurea in filosofia, ex vicegovernatore dello Schleswig-Holstein e autore di libri di successo, romanzi compresi, insieme alla moglie. Il suo credo politico e’ di “agire al centro della societa'”, unendo per esempio la difesa del clima all'”erosione del ceto medio”, tema classico dei socialdemocratici.

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  Robert Habeck

Mettendo da parte un po’ di ideologia e vestendosi di “realismo pragmatico” ben alimentato da un’astuta gestione dei social media, è soprattutto sui temi più controversi che Habeck e Baerbock hanno fatto sentire la propria voce, dalla bufera del capo degli 007 Hans-Georg Maassen – su cui la GroKo ha tremato più volte – alle violenze dell’estrema destra, senza dimenticare le ultime evoluzioni del Dieselgate.

Una strategia che paga: per la prima volta nella loro storia, come rivela la Zeit, i Verdi hanno superato i 70 mila iscritti. “Non siamo mai stati così tanti”, esclamano al quartier general del partito. Una crescita che si registra in tutti i Laender, ma soprattutto – e anche questo è un dato che fa pensare – all’Est, per esempio in Brandeburgo e in Sassonia. Certo, sono numeri piccoli se confrontati con quelli degli iscritti della Spd e della Cdu (rispettivamente intorno ai 440 mila e i 420 mila iscritti), ma è comunque più del doppio dell’ultradestra dell’AfD e mostra l’attrattiva crescente che gli ambientalisti emanano nei confronti degli elettori socialdemocratici delusi da un partito sempre più “schiacciato” dalle dinamiche della Grosse Koalition. Non solo: sempre più spesso, i Verdi vengono indicati come possibile alternativa per quegli elettori moderati che non considerano i cristiano-democratici sufficientemente decisi nei confronti dell'”onda nera” di Alternative fuer Deutschland, comprese le troppe connivenze con le frange della destra più estrema.

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 Robert Habeck

Qualcuno si spinge a immaginare quel che potrebbe succedere se si andasse prima del tempo alle urne a livello nazionale: una coalizione a tre con Cdu/Csu, Verdi e la Spd a “fare da cameriera”, come tempo fa ebbe a dire il guru dei sondaggisti tedeschi, Manfred Guellner. Un terremoto che sposterebbe antichi e consolidati equilibri in Germania, e non solo.

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Autore dell'articolo: admin