E se per le due Coree fare la pace in fretta non fosse una cosa buona? Un’analisi


E se per le due Coree fare la pace in fretta non fosse una cosa buona? Un'analisi

KCNA VIA KNS / AFP 


Corea – Kim Jong-un (Afp) 




Corea del nord e Corea del sud hanno iniziato l’opera di sminamento della Zona demilitarizzata, l’area cuscinetto lungo il trentottesimo parallelo che divide militarmente la penisola. Secondo le stime, ci sarebbero più di due milioni di mine lungo quei duecentocinquanta chilometri di area di sicurezza creata nel 1953 da Cina, Nazioni Unite e Corea del Nord con la firma dell’armistizio. Non solo: in quella striscia di terra, profonda quattro chilometri, sin dalla guerra di Corea sarebbero rimasti sepolti i corpi di circa trecento soldati americani e francesi che combattevano contro Pyongyang.

La graduale e progressiva smilitarizzazione del confine è stata annunciata durante i recenti tre summit tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il leader nordcoreano Kim Jong-un come un modo per dimostrare la buona volontà delle due parti a raggiungere un accordo di pace.

E se per le due Coree fare la pace in fretta non fosse una cosa buona? Un'analisi

NICHOLAS KAMM / AFP 

Corea – Donald Trump 

Negli stessi giorni di questo avanzamento diplomatico e concreto sul fronte coreano, il presidente americano Donald Trump si è prodotto in esternazioni ancora una volta riprese dai media globali.

“Ci siamo piaciuti subito, ci siamo innamorati. Kim mi ha scritto delle bellissime lettere”, ha detto Trump sabato scorso durante un comizio a Wheeling, in West Virginia.

“Ma c’è una dicotomia tra quel che dice il presidente e i suoi più stretti collaboratori”, spiega all’Agi Ankit Panda, giornalista e scrittore americano, senior editor del Diplomat ed editorialista del South China Morning Post, nonché uno dei più famosi analisti di affari nordcoreani.

E se per le due Coree fare la pace in fretta non fosse una cosa buona? Un'analisi

“Trump vuole andare avanti sfruttando l’aspetto personale e non è uno che pensa molto ai dettagli sulla denuclearizzazione, sul trattato di pace e sul ritiro delle Forze armate americane in Corea”, spiega Panda, che sarà ospite del Festival di Internazionale a Ferrara dal 5 al 7 ottobre.

“I suoi consiglieri invece, Bolton, Mattis, Kelly, e in un certo modo Pompeo, sono più attenti alle implicazioni delle mosse americane. I nordcoreani potrebbero non sbagliarsi visto che l’impegno dei due leader è ormai l’unico modo per andare avanti. Il problema è che tutto questo è anche estremamente pericoloso. Se Trump entra in affanno e avverte che Kim non sta facendo abbastanza, potremmo tornare al punto di partenza del 2017”.

E i sudcoreani sono ancora con il presidente Moon Jae-in.  Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano JoongAng Ilbo, quasi sette persone su dieci sono soddisfatte di come è andato il terzo summit intercoreano tra Moon e Kim Jong-un, quello che si è svolto nella capitale nordcoreana Pyongyang tra il 18 e il 20 settembre (anche se non tutti sembrano essere pronti a pagare più tasse per sostenere i costi di una riunificazione).

E  infatti, dopo l’ultima lettera ricevuta da Trump da parte del leader Kim Jong-un, sembra che la Casa Bianca stia accelerando le manovre per organizzare un secondo incontro tra i leader. Che sarà, ancora una volta, decisivo. 

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AHN YOUNG-JOON / POOL / AFP 

Moon Jae-in (Afp) 

Sembra però che nel frattempo le due Coree stiano andando avanti da sole: “L’accordo militare è positivo, ma è facile dirlo adesso che entrambe le parti sono positive. Se dovessero tornare le tensioni dopo un fallimento diplomatico, la Corea del sud potrebbe ritrovarsi con alcune capacità limitate, per esempio una no fly zone potrebbe restringere l’attività di raccolta di informazioni e di intelligence aerea. Inoltre, c’è la questione del Comando delle Nazioni Unite che non è stato adeguatamente consultato nell’accordo preliminare”.

Dunque le Coree al confine stanno facendo la pace, ma non è detto che farla così velocemente sia positivo per le parti.

Un altro aspetto fondamentale da considerare è poi la posizione cinese: secondo diverse analisi, è la Cina a chiedere alla Corea del nord di fare pressione sulla trasformazione dell’armistizio in un trattato di pace. Panda è d’accordo: “L’obiettivo finale della Cina è quello di vedere le Forze armate americane lasciare la penisola coreana”.

Ma in definitiva possiamo essere ottimisti su questo momento di pacificazione dell’Asia orientale? “L’ottimismo è allettante, ma ci sono rischi seri, in particolare legati al modo di pensare di Donald Trump. Spero che i progressi inter-coreani vadano avanti e che non tornino le tensioni, ma è facile immaginare che gli Stati Uniti, prima o poi, si renderanno conto che la Corea del Nord non sta facendo molto per denuclearizzare, e allora torneranno a e sta tornando a fare la voce grossa”.

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Autore dell'articolo: admin