E’ questa la legge sulla legittima difesa che voleva Salvini?


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Dallaglio Massimo / Agf 


Un uomo armato di pistola




Legittima difesa colpita al cuore? Meglio, da oggi “La legittima difesa è meno legittima” secondo l’interpretazione del titolo di apertura de la Repubblica. Perché il capo dello Stato “firma la legge, ma mette un freno alla libertà di sparare” è la sintesi del sottotitolo. La vede in modo del tutto opposto Libero Quotidiano, per il quale “Era ora, la legittima difesa c’è” perché “sula legge arriva il sì del Quirinale”. Anzi, secondo il quotidiano diretto da Feltri e Senaldi, “Il presidente delude la sinistra e firma: ‘Questa norma non indebolisce il ruolo dello Stato nella tutela dei cittadini’”. Posizione mediana per Il Giornale, che riassume: “Il Colle approva ma azzoppa la legittima difesa”. E una cosa è sicura, secondo il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti: “Niente Far West, nessuna giustizia fai da te”, quindi sull’ok alla legge che avrebbe dovuto armare le persone in casa “viene negata la festa a Salvini”.

Solo una questione di punti di vista? Secondo il quotidiano diretto da Carlo Verdelli, Mattarella “azzera l’automatismo della difesa ‘sempre’ possibile, e quindi ‘sempre’ legittima, qualora la vittima si trovi in stato di ‘grave turbamento’ per via della rapina in atto”. Quindi il Presidente della Repubblica “rimette le cose a posto”, perché il pericolo dovrà essere attuale (non si spara al ladro in fuga) e “il grave turbamento della vittima dovrà essere provato”. Insomma, il capo dello Stato “promulga la legge, ma ne ridimensiona il contenuto. E apre la via ai futuri ricorsi alla Consulta che partiranno dai giudici, resi più forti dalle sue parole”. Così per l’ex capo della Procura della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, è stato il successo è “della Costituzione” perché è stato “smontato lo slogan che si può sempre sparare” dichiara nell’intervista.

Se dunque la legittima difesa è legge, la sua promulgazione – come osserva il Corriere della Sera – “è arrivata dopo un mese di riflessione e con una lettera di accompagnamento in cui il Quirinale pianta quattro vistosi paletti sulla strada dell’applicazione della legge: 1) ‘La nuova normativa — scrive Sergio Mattarella — non indebolisce né attenua la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini’; 2) ‘è evidente che lo stato di grave turbamento’, che il testo prevede come possibile causa di non punibilità per chi si difende in casa propria da un’aggressione, ‘deve avere una portata obiettiva e deve essere effettivamente determinato dalla concrete situazione in cui si manifesta’; 3) si rileva la disparità di trattamento, in merito al rimborso delle spese di giudizio, tra gli imputati che si difendono nel proprio domicilio e quelli che lo fanno in luoghi diversi dal domicilio; 4) si segnala infine l’irragionevole disparità di trattamento tra gli imputati di furto in appartamento e scippo (la legge subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena )e quelli che devono rispondere di rapina”.

Tre i commenti istituzionali, riportati dal quotidiano milanese: il ministro dell’Interno Matteo Salvini parla comunque di “giornata bellissima perché la promessa è stata mantenuta”, per poi aggiungere: “Ascolto con interesse estremo i rilievi del capo dello Stato”. Ma la ministra Giulia Bongiorno (Lega) specifica: “Abbiamo sempre sostenuto che il nuovo testo non è stato pensato per offrire… una licenza di uccidere”. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (M5s), plaude infine all’intervento del Colle: “Come ho sempre detto, alla sicurezza dei cittadini ci deve pensare lo Stato e le sue eccellenti forze dell’ordine”.

“Per usare un linguaggio da bar – è l’incipit del commento di Libero affidato alla penna di Filippo Facci – una legge è come un turno di Champions: o lo passi o non lo passi, punto, fine, ciao. Hai voglia poi a commentare, dibattere, ricorrere alla Uefa o al Tas. Nel caso, la legge è quella sulla legittima difesa, che era già passata alle Camere ma ora è stata definitivamente promulgata: il presidente della Repubblica l’ha vistata e firmata, ergo potrà essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrare in vigore. La notizia pare questa, anche perché non era assolutamente scontata (…) Considerando, poi, che Mattarella ha tanti difetti ma non è un passacarte (e neanche un ignorante in materia, essendo anche professore di diritto costituzionale) c’è da credere che su questa legge si sia soffermato con discreta attenzione. C’è da crederlo perché ha aspettato un mese dall’approvazione della legge prima di firmarla: è il tempo massimo concesso dalla Costituzione. E c’è da crederlo anche perché Mattarella non ha lesinato osservazioni – come ha facoltà di fare – e ha inviato una lettera ai presidenti delle Camere in cui ha anche fatto notare un paio di errori formali nel testo. E questa lettera è interessante, va ben riportata a corredo della notizia: ma non è la notizia. La notizia è che la legge è stata promulgata. Molti giornali online, tuttavia, ieri hanno fatto titoli genere ‘Mattarella ha trovato alcuni errori nella legge sulla legittima difesa’” è il cuore del ragionamento di Facci.

Un plauso al capo dello Stato, “unico argine all’impresario della paura”, viene invece da la Repubblica per la firma di Massimo Giannini, secondo il quale “il Quirinale ci sta dicendo questo: per quanto gli impresari della paura si adoperino per trasformare il malcontento in categoria politica, le istituzioni democratiche sono vigili e non arretrano. L’Italia non diventerà mai il Far West che piace ai patetici trumpisti in armi di casa nostra. La Costituzione non sarà mai un saloon da ‘todos caballeros’, ma è e resterà sempre la casa di tutti gli italiani. Almeno finché a presidiarla ci sarà un galantuomo che ha sempre creduto nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza e che ha stretto tra le braccia un fratello morente assassinato dalla mafia. Altro che ‘mummia sicula’, come lo hanno descritto i tanti miserabili che animano il penoso teatrino politico-mediatico dell’Evo Sovranista. C’è un filo rosso che unisce il senso della lettera di Mattarella sulla legittima difesa e le parole che ha pronunciato due giorni fa, a Vittorio Veneto, ricordando la lotta contro il nazifascismo: ‘La Storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva’”.

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Autore dell'articolo: admin