E ora cosa c’è da aspettarsi nelle elezioni regionali in Sardegna?


elezioni regionali sardegna

Alessandro Serranò / AGF 


 Schede per il voto regionale




Il centrosinistra esulta in Sardegna e in Italia per l’inattesa vittoria di Andrea Frailis alle suppletive di Cagliari e qualcuno azzarda proiezioni in vista delle elezioni regionali in programma il 24 febbraio.

Al di là della sorpresa per un centrosinistra che si è dimostrato vitale, in modo insospettabile per i più, occorre innanzitutto considerare che si tratta di un successo in una competizione che ha fatto registrare un astensionismo record con poco più di 38.000 votanti sugli oltre 240.000 aventi diritto.

Difficile dire se nella competizione abbia avuto buon gioco uno ‘zoccolo duro’ di sinistra che non manca mai agli appuntamenti elettorali. Come non è possibile stabilire se i cagliaritani e gli abitanti dell’hinterland abbiano voluto manifestare in questo modo una delusione nei confronti dei partiti di governo.

La strategia del sindaco Zedda

Di fatto, molti in città non sapevano neanche che ci fossero le elezioni e hanno approfittato della giornata di sole per una passeggiata sulla spiaggia del Poetto. Sulla vittoria del centrosinistra può anche aver pesato un ‘effetto traino’ del sindaco Massimo Zedda, certamente benvoluto in città, che si è candidato alla presidenza della Regione dove però la competizione sarà sicuramente più dura. Se da un lato il successo di Frailis ha scombinato le carte a centrodestra e grillini, dall’altro ha sicuramente compromesso l’effetto sorpresa sul quale sembrava poter contare Zedda che, forte del suo solito basso profilo, mira alla conquista della presidenza della Regione con una campagna elettorale basata più sul ‘porta a porta’ che non sulle parate nell’isola di big di partito.

Se per molti versi la mini-consultazione dei Cagliari ha mostrato alcuni limiti del centrodestra, i cui leader erano abbastanza certi dell’affermazione della candidata di FI Daniela Noli che però non è andata oltre il terzo posto, dall’altro ha confermato un radicamento del M5s il cui candidato Luca Caschili, nonostante la difficoltà di presentarsi dopo l’espulsione e conseguente abbandono del seggio del velista Andrea Mura, è arrivato secondo con quasi il 29% dei consensi.

Partita a tre per le regionali

Per le elezioni di febbraio si profila dunque sempre di più una partita a tre tra il primo cittadino del capoluogo che, più che sul centrosinistra pare voler puntare sul ‘partito dei sindaci’, il senatore del Psd’Az  Christian Solinas, forte dell’appoggio del centrodestra unito con la Lega, e il grillino Francesco Desogus, per il quale sono pronti a spendersi tutti i leader del movimento.

Ma oltre agli schieramenti principali – che già si sono confrontati a Cagliari – c’è l’incognita di altri quattro candidati, tre dei quali puntano con forza sulla componente identitaria come l’ex assessore della Giunta regionale Paolo Maninchedda, leader del Partito dei Sardi, l’ex governatore di centrodestra Mauro Pili, oggi in campo alla guida di Sardi liberi, e Andrea Murgia di Autodeterminatzione. A questi si è aggiunto pochi giorni fa  Vindice Lecis di Sinistra Sarda-Rifondazione mentre si è defilata l’unica candidata donna, il magistrato Ines Pisano.

L’inutile parata dei leader

Se quest’ultima ha annunciato di voler aiutare Zedda, è anche vero che l’ultimo arrivato potrebbe rosicchiargli qualche consenso a sinistra. Dall’altra parte occorre capire quanti voti ‘sardisti’ perderà Solinas a favore dei partiti indipendentisti o sovranisti a causa dell’alleanza con la Lega e quanto peserà il sostegno dei leader di governo che, peraltro, nelle suppletive di Cagliari non sono sembrati in grado di incidere più di tanto sul voto. Un discorso che vale anche per il candidato del M5s Desogus che dovrà fare inoltre i conti con i malumori interni dopo il forfait di Mario Puddu, l’ex sindaco di Assemini vincitore delle prime ‘regionarie’ che si è dovuto ritirare a causa di una condanna a un anno per abuso d’ufficio. 

Il quadro delle elezioni regionali si presenta dunque ben più complesso di quello delle suppletive di Cagliari per il maggior numero di candidati in campo e per l’incognita rappresentata dai partiti identitari.

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