E ora che c’è l’accordo sulla Brexit cosa cambia per noi?


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Dopo 524 giorni di negoziati, Theresa May e gli altri 27 capi di stato e di governo dell’UE hanno trovato l’accordo sulla Brexit. Non significa che sia finita: il documento deve ancora essere approvato dal parlamento britannico prima della data stabilita per l’uscita dall’Unione: il 29 marzo 2019, votato da 20 su 27 membri del Consiglio europeo e approvato dal Parlamento di Strasburgo.

A fare i conti della serva, i negoziatori hanno lavorato al ritmo di una pagina e qualche riga al giorno: l’accordo si compone di un tomo di 585 pagine, che costituirà la base di un trattato legalmente vincolante, e di una dichiarazione politica di 26 pagine sul futuro delle relazioni tra la Gran Bretagna e l’Unione. Il secondo documento non ha forza legale, ma politicamente impegna le parti ad alcuni parametri di base nei colloqui futuri. Ma cosa ne sarà del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, dei diritti di chi vive o va in viaggio in Gran Bretagna e di Gibilterra.

Ecco cosa è stato concordato a Bruxelles e quali saranno le conseguenze secondo una analisi del Guardian e della Bbc:

Diritti dei cittadini

L’accordo tutela i diritti di oltre 3 milioni di cittadini Ue nel Regno Unito e oltre 1 milione di cittadini britannici nei paesi dell’Ue perché possano restare e continuare le loro attuali attività. Theresa May aveva cercato di limitare la portata dell’accordo a coloro che sono arrivati ​​nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019, ma ha fallito. Tutti coloro che andranno a vivere nel Regno Unito in qualsiasi momento fino alla fine del periodo di transizione – che potrebbe durare fino alla fine del 2022 – godranno dei diritti che i cittadini dell’Ue hanno oggi, che siano in Gran Bretagna per studio o per lavoro.

I cittadini dell’UE e le loro famiglie potranno trasferirsi a vivere e lavorare nel Regno Unito (e viceversa) fino alla fine del periodo di transizione nel dicembre 2020.

Coloro che si stabiliranno prima di tale data saranno autorizzati a rimanere oltre la transizione e, se rimarranno per cinque anni, potranno rimanere permanentemente. Oltre la fine del periodo di transizione, il documento di dichiarazione politica afferma che il Regno Unito e l’Ue mireranno a conseguire accordi per l’ingresso temporaneo a fini commerciali; viaggi senza visto per visite a breve termine e cooperazione per contrastare l’immigrazione clandestina.

La Corte di giustizia Europea

La Corte di giustizia dell’Unione europea, che è l’arbitro ultimo in materia di diritto dell’Ue per gli Stati, le istituzioni dell’Ue e gli individui, manterrebbe la sua attuale giurisdizione e poteri durante qualsiasi periodo di transizione. In assenza di un accordo commerciale Ue-Regno Unito a lungo termine dopo la fine del periodo transitorio, entrerà in vigore il cosiddetto accordo di “arretramento”, che include una procedura separata di risoluzione delle controversie, ma alla fine sarà ancora vincolata dall’interpretazione del diritto da parte della Corte di giustizia Europea.

Quanto costa ai britannici separarsi dall’Ue

Era uno degli scogli su cui rischiava di naufragare il negoziato. David Davis, l’ex ministro per la Brexit, aveva detto al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che nei trattati dell’Ue non c’era alcun accenno a un debitore. Juncker gli aveva risposto che la Gran Bretagna avrebbe dovuto far fronte agli impegni di spesa che aveva assunto come stato membro. Erano circolate cifre enormi, con alcune commissioni lorde da 100 miliardi di sterline. L’accordo parla di un contributo di circa 39 miliardi di sterline che Londra dovrà versare al bilancio dell’Ue fino al 2020, e di altri impegni in sospeso come le pensioni per i funzionari dell’Ue.

La questione del confine irlandese

Il problema più spinoso è stato risolto con il cosiddetto ‘backstop’, un piano assicurativo che interviene se i futuri colloqui commerciali non riusciranno a evitare la creazione di un confine invalicabile tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Il backstop significa che tutto il Regno Unito rimarrà nell’unione doganale dell’Ue, mentre l’Irlanda del Nord dovrà seguire le regole del mercato unico. I sostenitori della Brexit detestano il backstop, temendo che lascerà il Regno Unito “incatenato” alle regole dell’Ue.

I commerci

All’indomani della Brexit, i rapporti commerciali non cambierebbero. Durante qualsiasi periodo di transizione, le attuali leggi dell’Ue continueranno ad applicarsi, ma oltre a ciò non è chiaro quali tariffe, regolamenti o controlli possano essere ritenuti necessari per permettere lo scambio di beni o servizi. 

La sicurezza

L’accordo di transizione proposto consente al Regno Unito di mantenere una serie di accordi di polizia e sicurezza, compresa una nuova forma di estradizione e condivisione dei database. Ma il documento riconosce anche che potrebbero esserci degli ostacoli legali che impediscono all’Ue di condividere i dati con il Regno Unito su una scala vasta come quella attuale.

L’istruzione

Le università del Regno Unito temono di perdere l’accesso a preziosi finanziamenti di ricerca dell’Ue, attualmente garantiti solo fino al 2020, ma il documento non offre dettagli su come potrebbero funzionare gli accordi futuri. Allo stesso modo, non si sa ancora quale ruolo potranno svolgere gli accademici dell’Unione nelle università del Regno Unito dopo il 2020, né quali saranno le implicazioni finanziarie per gli studenti dell’Ue che vogliono studiare in Gran Bretagna.

 

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Autore dell'articolo: admin