E nel Pd scoppia il caso Faraone


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Aria tesa nel Pd dopo l’annullamento dell’elezione a segretario regionale del senatore siciliano Davide Faraone. La minoranza insorge, chiede un chiarimento al segretario Nicola Zingaretti, invoca spiegazioni nella direzione del partito che si terrà venerdì.

Il diretto interessato si sente preso in giro per la decisione della commissione nazionale di garanzia del Nazareno ha annullato la sua nomina. “Mentre eravamo alla commemorazione di Paolo Borsellino, è arrivata la notizia che il ‘nuovo Pd’ commissariava il Pd siciliano, per presunti vizi di forma. È una follia”, scrive di primo mattino. Poi comunica la decisione di sospendere la sua iscrizione: “Rimango iscritto al gruppo parlamentare del Pd, continuerò la battaglia per la mia gente e contro questo governo e contro ogni inciucio coi Cinque Stelle”.

È scontro aperto con la maggioranza: i renziani – spinti anche dall’ex segretario – giudicano incomprensibile la scelta del governatore del Lazio. “Il segretario predica l’unità e il superamento delle correnti, ma troppo spesso è condizionato dalla sua”, afferma il presidente dei senatori dem, Andrea Marcucci. “Una commissione di garanzia non aveva mai preso una decisione simile. Ci vogliono mettere all’angolo, spingerci ad andare via”, sottolinea un fedelissimo dell’ex presidente del Consiglio.

“Non si è trattato di una decisione politica, ma si è esclusivamente attenuta al rigoroso rispetto delle regole e delle procedure che sono il fondamento della vita di una comunità democratica quale il Pd è. Regole che devono essere uguali per tutti”, ha spiegato Silvia Velo, presidente della Commissione di Garanzia nazionale del Pd. Una puntualizzazione che non è piaciuta ai renziani.

Intanto scoppia pure un altro caso. Michele Anzaldi attaccato dall’azzurro Maurizio Gasparri sul tema Rai chiede il sostegno di Zingaretti. “Non ho mai conosciuto o parlato con l’onorevole del mio partito, mi fa piacere che oggi si ricordi che sono il suo segretario. A lui va tutta la mia solidarietà. Ovviamente a nessun parlamentare può essere chiesto di tacere”, la difesa del segretario del Pd. “Se il tweet su Anzaldi è il modo che intende il segretario per difendere un suo deputato forse di tali difese se ne può fare tranquillamente a meno. È anche grazie alle battaglie dello “sconosciuto”, osserva Margiotta, che con Anzaldi è in commissione di Vigilanza.

Tutto il partito si schiera, invece, al fianco dell’ex ministro Maria Elena Boschi, attaccata sui social per i suoi affondi contro Salvini. Ma è proprio sulla strategia da portare avanti nei confronti del ministro dell’Interno che si assiste ad una spaccatura in casa dem. I renziani insistono sulla necessità di presentare una mozione di sfiducia contro il vicepremier della Lega, ma la maggioranza frena. Mentre la Lega è convinta che Renzi voglia presentare la mozione in realtà per compattare M5s e Lega sfuggire al voto anticipato.

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Autore dell'articolo: admin