Ducati, restrizioni in vista. Ma è Bautista il valore aggiunto


Il fantastico esordio dello spagnolo in questo inizio Campionato stride con le prestazioni degli altri piloti Ducati, che sono ben lontani dalle prestazioni di Alvaro: la V4 è davvero così superiore come il dominio di Bautista farebbe pensare?

Sei gare su sei vittorie, o, se preferite vederla nell’ottica di un duello Ducati-Kawasaki, un cappotto da 6 a 0 per la Rossa. Siamo solo alla seconda gara della stagione, certo, ma i numeri messi in mostra da Alvaro Bautista e dalla sua Panigale V4 sono per ora quelli di un dominio totale.

Anzi, per il team di Borgo Panigale in Thailandia è andata addirittura meglio che in Australia, il che non costituisce solo un dettaglio secondario: se Phillip Island è da sempre una pista amica di Ducati lo stesso non si può dire di Buriram, che da quando è entrata nel calendario del Mondiale Superbike (2015) è sempre stata un terreno di caccia prediletto per le Kawasaki.

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Nelle ultime 8 manche disputate, infatti, le verdone avevano vinto per ben 7 volte: al contrario, fatta eccezione una vittoria di Chaz Davies nel 2018, le bicilindriche bolognesi non erano mai riuscite a brillare sul tracciato thailandese, che dunque ha rappresentato una sorta di “prova del 9” per la V4 italiana dopo la splendida prova dell’Australia. Se la Panigale è stata così efficace sia a Phillip Island che a Buriram, insomma, significa che probabilmente non siamo di fronte ad un fuoco di paglia ma ad una moto che può potenzialmente giocarsi la vittoria su tutte le piste della WSBK, almeno se a pilotarla è il rider spagnolo venuto dalla MotoGP.

A ben guardare, infatti, nonostante si parli già di limitazioni tecniche per livellare le prestazioni della Panigale quadricilindrica, la nuova Ducati risulta così letale solamente nelle mani del 34enne castigliano, e se non ci fosse Alvaro in sella staremmo probabilmente parlando di un debutto disastroso o quantomeno di un progetto in gran difficoltà. Più che la V4 a stupire è l’accoppiata Bautista-Ducati, un situazione che ricorda un po’ quanto successe con Casey Stoner in MotoGP nel lontano 2007.

“La verità è che è non so che dire: è stato un finesettimana perfetto perché abbiamo dominato tutte le prove e tutte le gare” ha dichiarato il #19 al termine del fantastico weekend asiatico “Posso solo dire grazie al mio team, a Ducati, perché stanno lavorando con una moto completamente nuova: ogni volta che arriviamo su una nuova pista dobbiamo gettare le basi per il set-up della moto, partire quasi da un foglio bianco… per di più era particolarmente difficile su questa pista, su cui nelle ultime otto gare le Kawasaki avevano dominato”. “Nonostante ciò – ha proseguito Bautistaabbiamo lavorato bene, siamo stati capaci di trovare la strada giusta come in Australia e siamo riusciti a stare davanti… sono molto contento sia del risultato sia delle sensazioni in sella”.

Un risultato da incorniciare dunque, raggiunto ai semimanubri di una moto che è ancora in fase di sviluppo, probabilmente lontana dalla sua maturità tecnica ed agonistica: in questo senso il lavoro che è stato fatto in quel Bologna appare ancora più lodevole, nonostante sia opportuno che a Borgo Panigale continuino a lavorare duramente anche sulla competitività degli altri piloti. Se escludiamo Alvaro, infatti, in queste sei gare disputate la V4 non è andata oltre l’8° posto: un risultato che mette bene in evidenza quanto in questo esordio strepitoso contino il feeling e il “manico” dello spagnolo.

Nonostante ciò, sulla quattro cilindri emiliana pende già la spada di Damocle delle restrizioni regolamentari: se il trend dovesse rimanere questo, a partire da Assen Dorna e FIM sottoporranno a revisione – come previsto dal regolamento, alla luce dei risultati ottenuti – le norme che stabiliscono il numero dei giri motore, cosa che si tradurrebbe inevitabilmente in un “taglio” di 250 rpm per la Panigale V4. Una possibile (e probabile) limitazione che però non sembra spaventare troppo il pilota spagnolo, che rimane fiducioso dei suoi mezzi e delle sue potenzialità: “Non sono preoccupato, salgo sulla moto per dare il 100% e divertirmi, e lo farò con o senza restrizioni. Cercherò comunque di dare il massimo, ed è la sola cosa che conta” ha tagliato corto Bautista, che si prepara ad affrontare la gara casalinga di Aragon.

“Non vedo l’ora di andare correre in Aragona perché è la mia gara di casa e ci saranno tanti tifosi spagnoli! Penso che ora nel mio paese questo campionato sia più popolare e ne sono davvero contento, mi sento parte di questa maggiore attenzione per la Superbike in Spagna” ha concluso Alvaro, senza mostrare particolare apprensione per le limitazioni che si stagliano all’orizzonte “Proverò a fare esattamente quello che ho fatto fino ad ora anche nel round di Aragon!”.

Con le due vittorie di Buriram lo spagnolo ha superato per numero di vittorie due assi del Mondiale Superbike, Davide Tardozzi e Leon Haslam, e ha messo nel mirino una leggenda delle derivate di serie come il mitico Ben Bostrom (7 successi).

Infine vale la pena segnalare che il duo Bautista/Rea ha appena eguagliato un altro primato storico del Mondiale WSBK: essendosi piazzati per sei volte consecutive in prima e seconda posizione, Alvaro e Johnny hanno raggiunto il precedente record di Colin Edwards e Troy Bayliss, che nel 2002 occuparono ininterrottamente i primi due gradini del podio da Gara-2 di Silverstone a Gara-2 di Misano.


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