Dopo un attacco di cuore l’aspirina non basta più: le nuove terapie


Nessuno, o quasi, sfugge all’aspirina: chiunque abbia avuto un attacco cardiaco si trova prescritta, di default, questa medicina. Che ha l’obiettivo di prevenire nuovi danni, come un altro infarto o un ictus, per esempio, o controllare un’arteriopatia periferica (ecco, quest’ultima situazione non , spesso, tenuta in grande considerazione, ma pu provocare danni importanti). Ma l’aspirina pu non bastare nella prevenzione secondaria di questi eventi cardiovascolari. Si sa – precisa Marino Scherillo, responsabile della Cardiologia Interventistica all’Ospedale San Pio di Benevento – che una persona, dopo un infarto, ha il 22 per cento di probabilit di andare incontro, nell’anno successivo, a un altro episodio cardiovascolare che pu essere anche mortale, nonostante sia in terapia con antiaggreganti come l’aspirina o, in alternativa, al clopidogrel o, in aggiunta, con le statine, farmaci che servono per ridurre il colesterolo alto, fra i principali fattori di rischio di aterosclerosi (cio di ispessimento delle pareti dei vasi, ndr).

Prevenzione cardiovascolare

Gli antiaggreganti piastrinici, come appunto aspirina o clopidogrel, agiscono su cellule del sangue, o meglio sulle piastrine: queste ultime promuovono la formazione di trombi sulla parte dei vasi (alterati dall’aterosclerosi) e ne determinano il restringimento. Ed proprio questo restringimento che aumenta il rischio di infarti (se interessano le coronarie del cuore) o di ictus (se per caso si formano nella carotide o nei vasi cerebrali) o di arteriopatie periferiche, alle gambe soprattutto. Da questi trombi, infatti, si possono formare emboli, cio coaguli di sangue, che si distaccano e vanno a occludere i vasi pi piccoli, nei vari organi. Ma possibile migliorare l’efficacia delle terapie esistenti nella prevenzione secondaria? 

I nuovi anticoagulanti

La risposta s – commenta Scherillo -. Infatti, sulla scena cardiologica sono, da poco, comparsi i nuovi anticoagulanti, una classe di molecole chiamati Noac (Non-vitamina K – anticoagulanti): non agiscono sulle cellule, ma sulle proteine della coagulazione che, a loro volta, intervengono nella formazione di trombi e di emboli. E i Noac funzionano proprio nel ridurre gli eventi cardiovascolari. La conferma arriva da un nuovo studio, appena presentato all’Esc, il congresso della European Society of Cardiology tenutosi a Monaco di Baviera e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio si chiama Compass, fase III, ed stato interrotto prima del termine previsto perch da dato risultati brillanti. 

Lo studio Compass

Quali? Ha dimostrato che l’associazione di un Noac, come il rivaroxaban, con l’aspirina, previene, in chi ha gi avuto problemi cardiovascolari, altri eventi, con un buon profilo di sicurezza. Ecco nel dettaglio i risultati, come li ha esposti a Monaco John Cleland, dell’Imperial College di Londra: Il rivaroxaban, associato all’aspirina, ha ridotto del 24 per cento il rischio di andare incontro a ictus, infarto del miocardio e mortalit cardiovascolare in pazienti con coronaropatia o arteriopatia periferica, con un buon profilo di sicurezza. Gli effetti collaterali sono rappresentati dal rischio di emorragie, ma alla fine “il prezzo giusto”, cio i benefici del trattamento sono superiori ai rischi commenta Scherillo. I dati di questo studio cambiano la pratica clinica: Oggi abbiamo la possibilit di curare a 360 gradi la malattia aterosclerotica – commenta Scherillo -. E sul piano pratico, dopo un evento cardiaco, il suggerimento dovrebbe essere quello di usare una terapia di combinazione con rivaroxaban e aspirina.

Arteriopatia periferica

Un commento a parte merita l’arteriopatia periferica, una condizione che porta al restringimento delle arterie delle gambe (pi frequente), ma anche a quello delle braccia. I sintomi sono: debolezza dell’arto colpito, cambiamento di colore e di temperatura ( pi freddo) e comparsa di piaghe. Negli arti inferiori pu arrivare fino alla gangrena e all’amputazione. La malattia cardiovascolare una malattia sistemica – commenta Scherillo -. Ecco perch quando compare da una parte occorre pensare che presente anche in altre sedi e agire di conseguenza.

19 ottobre 2018 (modifica il 19 ottobre 2018 | 13:20)

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Autore dell'articolo: admin