Dopo tredici anni, sono riuscito a mantenere la promessa che avevo fatto a me stesso in coma: scrivere un libro su quello che avevo vissuto


Dopo tredici anni, sono riuscito a mantenere la promessa che avevo fatto a me stesso in coma: scrivere un libro su quello che avevo vissuto | Malattia come opportunità






















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Viva la vita. Dopo tredici anni, sono riuscito a mantenere la promessa che avevo fatto a me stesso in coma «scrivere un libro su quello che avevo vissuto». Ero stato ricoverato  per un aneurisma all’arco aortico con disseccamento dell’aorta, un evento gravissimo e dal quale pochi sopravvivono.  Dopo l’intervento di un endocardiochirurgo coraggioso sono stato messo in coma farmacologico per tre settimane.  Non ho visto luci e tunnel luminosi, sono semplicemente scivolato nel nero … e, dopo una vita intera, sono ritornato, galleggiando nel nero. Per me, c’è stata la «dilatazione del tempo».  Nel coma ho «RIVISSUTO» episodi di questa vita, e altri che appartengono a «UN ALTRO TEMPO».

La battaglia per tornare a vivere e a camminare non è stata facile. La settimana dopo il risveglio è stata un inferno. Mi risvegliavo e dicevo a me stesso: «Posso farcela!». Il più saggio e il più umano dei medici è stato il mio endocardiochirurgo che mi ha detto: «Quando succede una cosa così grave vi possono essere tre tipi di reazione. La depressione che è anche peggio della malattia; ignorare il fatto e pensare che tutto sia come prima; oppure essere consapevoli di quel che è successo e agire di conseguenza per vivere bene la vita».

Dopo un mese di coma ho passato sei mesi su una sedia a rotelle in un altro ospedale per la riabilitazione. Mia moglie in sette mesi è venuta a visitarmi tutti i giorni, è stata a casa solo un giorno in febbraio, era nevicato così tanto che non viaggiavano i treni. Quando mi hanno dimesso sono uscito con due stampelle, un tutore e una molla al piede. Ho continuato la fisioterapia per altri quattro anni. Continuo tutt’oggi con una fisioterapista privata e ho bisogno della stampella per camminare. Il mio carattere e la mia personalità sono cambiati moltissimo con questo evento, «prima» ero abbastanza orgoglioso e presuntuoso, ero completamente autonomo, «non avevo bisogno di nessuno».

«Dopo», all’improvviso avevo bisogno di tutti. Ho imparato ad apprezzare la vita, a cercare di capire molto di più le debolezze dei miei simili. Un conto è vedere qualcuno su una sedia a rotelle, un conto è «esserci» e vedere il mondo dal basso verso l’alto. Questa lezione di umiltà mi ha reso più umano, e disponibile nel cercare di essere utile al mio prossimo, facendo quello che posso, come posso. Questa è stata la lezione più grande della mia vita e «ne avevo bisogno». Oggi la cosa più importante per me è l’amore per due donne straordinarie, una di questa vita e l’altra incontrata nel coma ma contano molto anche le tante persone che mi hanno aiutato, soffiando vita nella mia vita e a tutte loro va il mio grazie. Viva la vita

A.C.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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Autore dell'articolo: admin