Dopo l’accordo sulla Brexit, il governo May perde pezzi


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Il governo conservatore britannico di Theresa May rischia il collasso sotto il peso dell’accordo sulla Brexit raggiunto con Bruxelles e perde cinque esponenti, fra cui lo stesso ministro che ha portato avanti il negoziato con l’Ue. Nel giro di tre ore, ancor prima che May si presentasse alla Camera dei Comuni a convincere i parlamentari sulla “necessità di portare a casa un accordo responsabile” e sull'”inevitabilità” di concessioni sulla frontiera nordirlandese, i ministri per la Brexit, Dominic Raab, per il Lavoro, Esther McVey, e per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara, nonché i sottosegretari Suella Braverman (Brexit), e Anne-Marie Trevelyan (Istruzione), si sono dimessi. Anche il vice presidente del partito conservatore britannico, Rehman Chishti, ha lasciato il posto.

“L’accordo non mantiene le promesse fatte agli elettori”, è la sintesi delle motivazioni avanzate dai cinque dimissionari, tutti Tory. Il panico politico ha presto invaso anche il campo economico con la sterlina in forte ribasso dopo un inizio giornata positivo. In poco tempo ha raggiunto la quotazione di 1,36 sull’euro, perdendo l’1,08%.  Due deputati Tory hanno presentato la richiesta di tenere un voto di sfiducia: si tratta di Jacob Rees-Mogg, leader dell’ala dura del ‘Leave’, e Henry Smith.

Dure critiche sono arrivate anche dal Dup, il partito unionista nord-irlandese, vitale per la coalizione di maggioranza, e contrario al “backstop”, la “rete di protezione” che permetterà di avere un confine non rigido tra l’Irlanda del Nord – che fa parte del Regno Unito – e la Repubblica dell’Irlanda una volta formalizzato il divorzio di Londra dall’Ue. Il leader Nigel Dodds ha denunciato la violazione delle promesse, sostenendo che l’intesa porterà alla disintegrazione del Regno Unito. È un accordo che sembra non piacere a nessuno, nemmeno alla premier che per difenderlo ha invocato “inevitabilità” e “responsabilità” davanti a una Camera dei Comuni molto scettica, non solo tra i banchi dell’opposizione. 

Anche per i laburisti è un “fallimento”

“L’intesa con l’Ue non è l’accordo finale”, ha premesso May. “Abbiamo voluto fare la scelta giusta e non quella facile, per onorare la promessa fatta al popolo”, ha aggiunto lasciando il destino del negoziato alla Camera. “Possiamo scegliere di partire senza alcun accordo, possiamo rischiare di non avere la Brexit o possiamo scegliere di unirci e sostenere l’accordo migliore che possa essere negoziato”, ha esortato May invertendo la retorica – finora adottata – secondo cui “un no deal sarebbe meglio di un cattivo accordo”. I parlamentari non sono stati convinti, non solo tra la minoranza ma anche tra i sostenitori di May. Jeremy Corbyn, che guida i laburisti, ha definito l’intesa “un fallimento”. 

Dall’altra parte della Manica, i principali interessati si limitano al ruolo di osservatori. “Resteremo molto calmi e metodici”, ha fatto sapere il capo negoziatore per l’Ue, Michel Barnier. La bozza di accordo rappresenta “un punto importante di questo lungo negoziato”, ma “non siamo alla fine della strada”, ha spiegato. “Restano diverse tappe, compresa la ratifica” da parte dell’Europarlamento e del Parlamento britannico, a questo punto tutt’altro che scontata. Nel frattempo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato per il 25 novembre un “vertice straordinario” per decidere sull’intesa. 

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, opta per una lettura più ottimistica: “Se non vi fosse nessun accordo, sarebbe lo scenario peggiore, il meno regolato”, ha dichiarato considerando quella presente ora sul tavolo “una buona base di ragionamento”. Il ministro dell’Economia e delle finanze francese, Bruno Le Maire, la ritiene invece “una buona notizia per le aziende francesi”, ma il suo premier, Edouard Philippe, avverte: il rischio di un no-deal “è ancora sul tavolo”.

Fino in fondo

In una conferenza stampa successiva, May ha negato la possibilità di un secondo referendum e promesso che andrà fino in fondo sulla Brexit, anche di fronte alla minaccia di essere sfiduciata dal suo stesso partito. Già all’inizio dell’incontro con i giornalisti, la premier ha sottolineato che “la leadership riguarda il prendere le decisioni giuste, non quelle facili”. “Come premier, il mio lavoro è riportare un accordo che si basa sul voto del popolo britannico per mettere fine alla libera circolazione, assicurare che non vengano inviate vaste somme ogni anno all’Ue ma anche proteggere posti di lavoro, sicurezza e l’unità del Regno Unito”, ha sottolineato, “andrò fino in fondo? Sì”.

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Autore dell'articolo: admin