Dopo la pace, Etiopia ed Eritrea vogliono rilanciare il turismo


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Dopo 20 anni di guerra, la pace storica firmata lo scorso luglio dal primo ministro etiope, Abiy Ahmed, e dal presidente eritreo, Isaias Afwerki, è una buona notizia anche per il turismo.

I Paesi del Corno d’Africa godono di un ricco patrimonio architettonico e naturalistico, potenziale risorsa economica finora poco sfruttata – soprattutto dall’Eritrea – in parte a causa del conflitto, delle recenti violenze intercomunitarie in Etiopia e delle restrizioni ai viaggi imposte dalle autorità di Asmara.

In realtà, in materia di turismo Addis Abeba è già molto avanti. Nel 2016-17 più di 886 mila turisti hanno visitato l’Etiopia, con un indotto di 3,32 miliardi di dollari – più del Kenya e della Tanzania messi insieme – e 297 mila posti di lavoro creati, il settore contribuisce al 4,5% del Pil. Gran parte del flusso turistico si concentra su Addis Abeba – ‘Nuovo fiore’ in lingua aramaica – sede di diverse istituzioni, tra cui Unione africana e Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (Uneca).

Mediamente ogni anno in 650 mila vengono alla scoperta della capitale etiopica, dei suoi antichi palazzi molto ben conservati e del Museo nazionale che custodisce importanti reperti archeologici oltre alla celebre Lucy (chiamata Dinqinesh, “sei bellissima”), esemplare femmina di australopiteco risalente a circa 3,2 milioni di anni fa.

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Il monastero di Yemrehanna Krestos, a Lalibela

Fuori dalla capitale, l’ex Abissinia può contare su nove siti classificati come patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, tra il 1978 e il 2011. La città monastica di Lalibela, soprannominata la “Nuova Gerusalemme”, è celebre per le sue 11 chiese rupestri monolitiche medievali, intagliate nella roccia, mentre le rovine della città settentrionale di Axum sono la memoria fisica del omonimo potente regno, dove molto tempo dopo il suo declino politico nel X secolo, gli imperatori etiopi hanno continuato ad essere incoronati.

Altro fiore all’occhiello è la città fortificata di Harar Jugol, presentata come la quarta città santa dell’Islam, con in tutto 82 moschee, tre dei quali risalgono al X secolo, 11 chiese medievali, 102 santuari e cinte murarie costruite su tre secoli. Qui, l’edilizia delle abitazioni e l’urbanistica è stata influenza sia dalle tradizioni africane che islamiche, conferendole uno stilo particolare ed unico al mondo.

Nella lista delle destinazioni c’è anche la città-fortezza di Fasil Ghebbi, residenza dell’imperatore etiope Fasilides e dei suoi successori tra il XVI e il XVII secolo: circondata da un muro lungo 900 metri, ospita palazzi, chiese, monasteri e unici edifici pubblici e privati caratterizzati da influenze indù e arabe, successivamente trasformati dallo stile barocco portato a Gondar dai missionari gesuiti. Tiya invece è tra i piu’ importanti dei circa 160 siti archeologici scoperti finora nella regione Soddo, a sud di Addis Abeba.

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 Fasil Ghebbi

La valle dell’Auash testimonia dell’era del paleontologico sul continente africano; la scoperta più straordinaria, risalente al 1974, è stata quella di 52 frammenti di uno scheletro che ha permesso di ricostruire la famosa Lucy. La bassa Valle del Omo, rinomata in tutto il mondo, offre un sito preistorico nei pressi del lago Turkana, dove la scoperta di numerosi fossili è stata di fondamentale importanza nello studio dell’evoluzione umana.

Il paesaggio culturale di Konso, territorio arido di 55 chilometri quadrati di terrazze in pietra murata e insediamenti fortificati su altopiani, racconta che in quei luoghi la tradizione culturale vivente risale a 400 anni fa. Infine il Parco Nazionale del Semien, patrimonio naturale dal 1978, con i suoi paesaggi di montagna tra i più spettacolari al mondo, ospita alcune specie rarissime, tra cui il babbuino Gelada, la volpe Simien e lo stambecco Walia.

L’Etiopia, con i suoi 100 milioni di abitanti che lo rendono il secondo Paese più popoloso d’Africa, registra una forte crescita economica trainata dall’agricoltura (fiori, caffè) e dall’industria, ma ora punta al potenziamento del settore del turismo, in crescita del 20% annuo circa. Lo fa integrando le nuove tecnologie per raggiungere l’obiettivo prefissato dalla Società etiopica di turismo (Set), conquistare il quinto posto tra le mete turistiche del continente africano. 

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 Il Cinema Impero ad Asmara

Nella sua ascesa, l’Etiopia potrebbe trascinare con sè la confinante Eritrea, rimasta a lungo chiusa nella sua bolla e poco aperta ai visitatori. L’ex colonia italiana, confinante con Sudan, Etiopia e Gibuti, può contare su una posizione strategica nel Corno d’Africa e su più di mille chilometri di coste sul Mar Rosso. Uno sbocco al mare – con i porti di Massaua e Assab – che manca all’Etiopia, dipendente da Gibuti, che può far gola anche ad investitori e turisti. Ora la pace e la conseguente riapertura dei collegamenti aerei tra Addis Abeba e Asmara, bloccati per più di 20 anni, potrebbero giovare al lancio del settore del turismo.

Una delle destinazioni turistiche da non perdere è la capitale Asmara, soprannominata la Piccola Roma, iscritta nella lista dei siti Unesco solo dal 2017. Il suo patrimonio urbano costruito in epoca coloniale – tra il 1890 e il 1947 – è molto ben conservato, con edifici emblematici del movimento modernista italiano degli anni ’30. Un riconoscimento che farà inserire la capitale eritrea nei circuiti turistici, abbinando la sua visita ad un viaggio nella vicina Etiopia. Ad Addis Abeba i tour operator stanno già lavorando per organizzare soggiorni nella vicina Eritrea. Intanto, ad Asmara la gente spera in un flusso di visitatori per far ripartire l’economia e aprirsi finalmente al resto del mondo.

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Autore dell'articolo: admin