Dopo 27 anni è finita la querelle sul nome della Macedonia


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L’Ex Repubblica yugoslava di Macedonia si chiamerà, a partire da ora, Repubblica di Macedonia del Nord o semplicemente Macedonia del Nord. Il Parlamento greco ha ratificato (153 voti contro 300) il cosiddetto Accordo di Prespa, firmato a giugno dell’anno scorso dai governi di Skopje e Atene, chiudendo così una querelle che durava da più di un quarto di secolo.  Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha definito quella di ieri “una giornata storica” e ha detto che è il punto di partenza di “una nuova a era di stabilita’ nei Balcani”, mentre l’Ue ha parlato di “esempio di riconciliazione per tutta l’Europa”. 

Tsipras ha così messo fine a una querelle diplomatica che contrapponeva i due Paesi da 27 anni. Dopo aver tirato fuori la Grecia dall’orlo della bancarotta, il premier 44enne ha incassato in tal modo una vittoria diplomatica che in pochi credevano possibile. “Oggi scriviamo una nuova pagina per i Balcani”, ha twittato, “l’odio del nazionalismo, la disputa e il conflitto verranno sostituiti dall’amicizia e dalla cooperazione”. Di “vittoria storica” ha parlato anche il premier macedone, Zoran Zaev.

Tsipras si ritrova con un governo di minoranza

Ma l’accordo in realtà è costato a Tsipras un terremoto politico: sia per non voler sostenere un progetto che porta il sigillo di Tsipras in un anno elettorale, sia a causa delle pulsioni nazionaliste, conservatori, comunisti, socialdemocratici, centristi e neonazisti non hanno voluto sostenerlo. Il Parlamento è rimasto bloccato in un dibattito acceso e migliaia di persone sono scese in strada giovedì per manifestare il loro rifiuto a ciò che considerano un tradimento della Grecia. Il ‘via libera’ all’accordo è stato sostenuto dai 145 deputati del partito governativo Syriza e da altri otto parlamentari indipendenti, del centro o dissidenti delle fila dell’ex alleato di governo, i nazionalisti Greci Indipendenti (Anel).

Il premier era sopravvissuto a fatica la settimana scorsa a un voto di fiducia dopo l’uscita dalla coalizione del partito Anel dell’ex ministro della Difesa Panos Kammenos: ora guida un governo di minoranza e ha avuto bisogno dell’appoggio di deputati indipendenti e dell’opposizione per riuscire a far passare in Parlamento l’intesa. 

Le cicatrici della guerra civile

Molti greci (il 62% secondo gli ultimi sondaggi) rimangono contrari all’idea che il Paese confinante possono includere nel suo nome la qualifica di Macedonia, che considerano un’esclusiva per la regione settentrionale della Grecia. L’accordo ignora inoltre il riconoscimento della minoranza macedone che esiste ancora in Grecia (poco più di 5.000 persone) e che ogni governo greco ha categoricamente rifiutato di riconoscere: nella provincia greca della Macedonia viveva fino alla fine della guerra civile greca (1946-1949) una grande comunità macedone, soggetta all’assimilazione forzata dal 1925. Dopo la sconfitta dei comunisti nella guerra, gran parte di questa minoranza andò in esilio nella Macedonia jugoslava e il governo greco di Andreas Papandreou non permise il ritorno di decine di migliaia di persone perché avevano acquisito la nazionalità jugoslava.

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