discriminati più di tre ragazzi su cinque


ragazzi discriminati save the children

Save the children lancia l’allarme: più di tre ragazzi su cinque sono discriminati dai coetanei per diverse ragioni. Secondo l’ultimo report dell’organizzazione, tra i motivi principali che portano molti ragazzi ad essere emarginati e derisi dai coetanei ci sono ragioni relative alle orientamento sessuale, appartenenza a comunità rom, peso, colore della pelle… Lo studio è stato condotto intervistando oltre 2.000 studenti che hanno evidenziato come le loro esperienze personali consentano di testimoniare discriminazioni per appartenenza alla religione islamica, per disabilità o anche povertà.

A rispondere ai quesiti sono stati studenti delle scuole secondarie di secondo grado praticamente di tutta Italia, grazie al supporto di SottoSopra, il Movimento Giovani di Save the Children, con la collaborazione dell’Invalsi. Il Movimento giovanile di Save the Children ha avviato a tal proposito l’iniziativa denominata “UP-prezzami”: si tratta di una campagna nazionale ideata dai circa 400 ragazzi che fanno parte dell’organizzazione e che attualmente sono impegnati in un’opera di sensibilizzazione che si estende in 15 città italiane.

La campagna UPprezzami

Per la campagna di sensibilizzazione è stato scelto come simbolo il codice a barre, elemento che sta ad indicare i giudizi superficiali ed esteriori tramite i quali appunto si “etichettano” i giovani tra di loro. “Non fermarti all’etichetta” è lo slogan dell’iniziativa che sta progredendo anche sui social network tramite l’hashtag #UPprezzami e l’invito a pubblicare foto o video dopo aver disegnato un codice a barre sulla propria guancia.

Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, sottolinea come le discriminazioni tra giovani, nonostante riguardino una percentuale incredibilmente alta di ragazzi, rimangano un tema troppo poco dibattuto: “È fondamentale che iniziative di questo tipo partano dai ragazzi, perché sono loro per primi a vivere queste situazioni spesso drammatiche. Il coinvolgimento dei ‘pari’ – prosegue – è fondamentale per isolare chi compie atti discriminatori, per non minimizzare qualsiasi segnale di chiusura verso le diversità e per diffondere una cultura di rispetto dei diritti di tutti, a scuola e negli altri luoghi di incontro”.




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Autore dell'articolo: admin