Dio, la scienza e la Terra ferita dall’uomo. Le ultime risposte di Stephen Hawking


Dio, la scienza e la Terra ferita dall'uomo. Le ultime risposte di Stephen Hawking

Cheng jiang / Imaginechina 


 Stephen Hawking a Pechino nel 2006




Martedì 16 ottobre arriverà in libreria l’ultimo libro di Stephen Hawking dal titolo “Brevi risposte a grandi domande”, che si preannuncia come l’ennesimo regalo, l’ultimo purtroppo, che la mente illuminata di Hawking dona all’umanità. Un libro che, come scrive il Times, che ha pubblicato in anteprima alcuni stralci, racconta anche della paura più grossa del cosmologo americano: l’intelligenza artificiale.

In soldoni, la previsione di Hawking è la seguente: è certo che prima o poi il progresso scientifico porterà allo sviluppo di intelligenze artificiali, macchine che ragioneranno autonomamente, che non saranno manipolabili dall’uomo, macchine che saranno in grado di raggiungere velocemente qualsiasi scopo si siano prefissate; a quel punto, se quello scopo non sarà compatibile con l’essere umano, per noi saranno guai. Con le sue parole: “In breve, l’avvento dell’IA superintelligente sarebbe la cosa migliore o peggiore che dovesse mai accadere all’umanità. Il vero rischio con l’intelligenza artificiale non è la malizia, ma la competenza. Un’IA super-intelligente sarà estremamente brava a raggiungere i suoi obiettivi, e se questi obiettivi non sono allineati con i nostri, siamo nei guai. Probabilmente non sei un malvagio nemico che muove le formiche per malizia, ma se sei responsabile di un progetto idroelettrico di energia verde e c’è un formicaio nella regione da allagare, peccato per le formiche. Non poniamo l’umanità nella posizione di quelle formiche”.

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Uno scenario apocalittico ma che, tutto sommato, stando a guardare le innovazioni che ogni giorno ci vengono proposte, non così tanto lontano come ci siamo abituati a pensare. Ma le cattive notizie sembrano non finire qui. Hawking infatti prevede che nei prossimi mille anni la Terra certamente sarà andata a male, che sia a causa di una guerra nucleare o per qualche calamità naturale dovuta ai soprusi dell’uomo conta poco.

La razza umana allora dovrà trasferirsi altrove e si suppone che nel frattempo avremo fatto nostra la tecnologia necessaria per evadere e conquistare un altro pianeta; il problema è che avverrà un nuovo atto dell’evoluzione umana, dove chi sarà riuscito a sviluppare una super intelligenza, come sarà possibile fare, e quindi, usando la tecnologia, sarà riuscito a modificare il proprio codice genetico, sopravviverà, sfidando le leggi dell’ingegneria genetica, migliorando la propria capacità di immagazzinare i ricordi, la resistenza alle malattie e l’aspettativa di vita; gli altri moriranno miseramente.

Sarà tutto molto veloce, d’altra parte, scrive Hawking “Non c’è tempo per aspettare che l’evoluzione darwiniana ci renda più intelligenti e migliori” e continua: “Una volta che appaiono tali superumani, ci saranno significativi problemi politici con gli esseri umani non migliorati, che non saranno in grado di competere. Presumibilmente, moriranno o non saranno importanti. Invece, ci sarà una razza di esseri autoreferenziali che stanno migliorando se stessi ad un ritmo sempre crescente. Se la razza umana riesce a riprogettarsi, probabilmente si espanderà e colonizzerà altri pianeti e stelle”.

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Nei suoi ultimi scritti Hawking si sofferma anche sull’esistenza di Dio, o meglio sulla sua non-esistenza: “La domanda è: il modo in cui l’universo è stato creato, è una scelta di Dio per ragioni che non possiamo capire, o è stato determinato da una legge della scienza? Credo la seconda ipotesi. Se ti piace, puoi chiamare le leggi della scienza Dio”.

Le più grandi minacce per il nostro pianeta, continua nel suo “Brevi risposte a grandi domande”, verrebbero da eventuali asteroidi in rotta di collisione con la terra o dai cambiamenti climatici (già in atto): “Un aumento della temperatura oceanica scioglierebbe le calotte polari e causerebbe il rilascio di grandi quantità di anidride carbonica”, scrive Hawking. “Entrambi gli effetti potrebbero rendere il nostro clima simile a quello di Venere con una temperatura di 250 ° C”. Non proprio un futuro felice quello prospettato dallo scienziato, ma che può essere combattuto, dice, tramite l’utilizzo della fusione nucleare, che creerebbe energia pulita senza intaccare minimamente l’ambiente, senza contribuire attivamente, così come fanno le energie che utilizziamo al momento, alla distruzione del nostro pianeta.  

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