Dieci proposte di «manutenzione» per il Sistema Sanitario


Finanziamento del sistema, liste di attesa , gestione della cronicità, autonomia delle regioni, innovazione terapeutica. Sono alcuni dei temi affrontati ad Asiago il 22 e il 23 settembre nel corso del meeting di Motore Sanità, cui hanno partecipato esponenti delle istituzioni sanitarie, delle principali società medico-scientifiche, nonché delle associazioni di categoria e dei pazienti. A quarant’anni dalla sua istituzione, sul Servizio sanitario nazionale è necessaria una riflessione perché ne possa essere assicurata la continuità . Dal summit di Motore Sanità sono uscite indicazioni e prese di posizione ufficiali che sono state raccolte in un «decalogo».

Le proposte

1 – La sanità italiana tra le prime quattro del mondo, ma è percepita malissimo Tutti d’accordo che l’assistenza sanitaria in Italia è tra le migliori del mondo – addirittura l’ultima classifica di Bloomberg ‘Health Care Efficiency’ la colloca al 4° posto dopo Hong Kong, Singapore e Spagna – eppure la sanità in Italia è descritta male e percepita ancora peggio dai cittadini. Bisogna dire ai cittadini la verità, e cioè che abbiamo tutti dei diritti ma anche dei doveri.
2 – A 40 anni di età il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di «manutenzione» Oggi ci sono problemi diversi da quelli del 1978, quando l’Ssn è nato, ed è quindi necessaria un’opera che preveda di ridisegnare competenze, incarichi e che affronti problematiche 40 anni fa non prevedibili. O comunque non in questa misura, tipo la cronicità.
3 – Il numero dei professionisti è sottodimensionato Abbiamo oggi carenza di professionisti – medici e non – perché li paghiamo troppo poco, sia a livello territoriale con zone del paese che vedono una carenza organica di medici, sia a livello ospedaliero. E molti preferiscono prendere altre strade.
4 – Modificare e aggiornare le competenze dei professionisti della salute Ci sono Regioni che stanno partendo con un percorso di affidamento alle ostetriche delle gravidanze a basso rischio (che rappresentano più o meno il 90 per cento delle gravidanze) e si stanno organizzando sul territorio. Ecco quindi anche il problema di modificare i compiti delle diverse professioni sanitarie, valorizzando il personale tramite maggiori remunerazioni e nuove competenze.
5 – Affrontare l’emergenza cronicità è la vera emergenza cui dobbiamo far fronte immediatamente, in previsione del fatto che si trasformerà in un problema prioritario negli anni futuri, in una società che invecchia sempre più. Se una persona con patologia cronica è per definizione una persona affetta da una malattia di lunga durata, tendenzialmente lunga quanto la vita del soggetto, è chiaro che la cronicità è destinata ad assorbire progressivamente sempre maggiori risorse economiche, ma è anche l’oggetto di sempre maggiori ricerche che inevitabilmente svilupperanno, in una positiva ottimistica visione razionale, soluzioni tecnologiche sempre più avanzate ed efficaci. Bisogna quindi studiare subito, accanto a nuove forme di assistenza, percorsi che differenzino in maniera chiara urgenza e cronicità.
6 – Risolvere il problema delle liste di attesa. È un problema molto sentito, ma è stato dimostrato in alcune regioni che è possibile risolverlo.
7 – Necessarie modifiche a livello legislativo. È indispensabile prevedere quanto prima un decreto legislativo nazionale di modifica dell’attuale 502 – 517.
8 – Prevedere l’avvio della cosiddetta «autonomia differenziata». Questo significa che le Regioni a statuto speciale, debbono passare attraverso un continuo confronto con lo Stato.
10 – Intervenire sui fondi integrativi In questo momento di «fragilità economica» non è detto che i fondi integrativi debbano permanere così come sono oggi: in questo momento stanno (in gran parte) producendo una sorta di «consumismo sanitario» e vanno regolamentati.

24 settembre 2018 (modifica il 24 settembre 2018 | 16:29)

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Autore dell'articolo: admin