Di Maio ha controllato se qualche altro parlamentare vuole abbandonare M5s


abbandoni parlamentari m5s

 (Agf)


  Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista




Luigi Di Maio non teme nuovi addii dal Movimento 5 stelle. Secondo quanto viene riferito da fonti qualificate M5s, il capo politico del Movimento avrebbe fatto delle ‘verifiche’ per capire quanto sia concreto il rischio di una presunta ‘campagna acquisti’ da parte di altri partiti, in primis Forza Italia, nei confronti dei suoi parlamentari.

Dopo l’abbandono dal gruppo M5s di Matteo Dall’Osso il 7 dicembre scorso, le voci però continuano a rincorrersi sulla possibilità che altri seguano il suo esempio.

Ma alcuni tra i deputati 5 stelle che ‘contano’, sostengono che “nessuno andrà via, sarebbe un pazzo” e nemmeno quel gruppo di poco meno di 20 deputati che alla Camera si erano opposti al decreto Sicurezza, quelli che vengono definiti “profondamente seguaci fichiani” perché allineati alle idee del presidente della Camera, Roberto Fico, quindi spesso contrarie alle posizioni del leghista Matteo Salvini.

“Ma non possono lasciare Fico solo” osserva un 5 Stelle, “nessuno se ne andrà, su quelli al secondo mandato metto la mano sul fuoco”. E i nuovi? “Sarebbero dei pazzi, poi non li rieleggerebbe nessuno” risponde lo stesso parlamentare. Anche se c’è chi parla di ‘pressioni’ da parte dei vertici M5s sui parlamentari perché seguano le indicazioni ricevute senza iniziative personali e autonome (come la mail che 18 deputati avevano scritto al capogruppo Francesco D’Uva per annunciare la presentazione di alcuni emendamenti contro il decreto Salvini).

E questo un certo malumore lo crea. Ma qualcuno dentro M5s sostiene che il clima si va rasserenando perché i temi più spinosi e divisivi sarebbero già stati affrontati come il decreto Sicurezza, per l’appunto, o l’Anticorruzione; e la manovra che è ancora un ‘file aperto’. Anche se proprio domani il disegno di legge Anticorruzione dovrà affrontare la prova decisiva dell’aula della Camera per il via libera definitivo.

Il provvedimento sta molto a cuore a M5s e al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e martedì è richiesta la presenza in massa di tutti i parlamentari anche per evitare nuovi ‘incidenti di percorso’, complice il voto segreto, come quello avvenuto in prima lettura sulla norma sul peculato.

Grillo ha incoraggiato Di Maio ad andare avanti con la Lega

Norma che poi è stata eliminata al Senato ma che adesso è riproposta alla Camera, e sempre dall’ex deputato M5s Catello Vitiello. E poi c’è Beppe Grillo: il garante M5s è stato a Roma per qualche giorno, per un brindisi natalizio programmato per ieri ma al quale non tutti i 5 stelle sono riusciti ad andare per impegni politici: lo stesso Di Maio ha dovuto disertare perché impegnato a palazzo Chigi per un vertice di governo sulla manovra finito a tarda notte.

Anche se i due si erano visti venerdì sera a Pescara e in quell’occasione – secondo quanto apprende l’Agi da fonti qualificate – Grillo ha incoraggiato Di Maio ad andare avanti con il governo gialloverde, e il vicepremier pentastellato è intenzionato a non mollare, in particolare per portare fino in fondo i provvedimenti ‘bandiera’ di M5s, come il reddito di cittadinanza da far partire massimo ad aprile. Perché – così avrebbe detto Di Maio ai suoi – “il bello viene adesso”.

abbandoni parlamentari m5s

 (Afp)

 Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio

E il rischio che il reddito possa slittare a giugno o addirittura ad agosto viene considerato – sempre secondo quanto riferito da fonti vicine a Di Maio – “impossibile. Non ho l’anello al naso” avrebbe detto netto il ministro per il Lavoro. In questi giorni cruciali per il governo sul fronte manovra, il Movimento attende con fiducia il ritorno di Alessandro Di Battista che arriverà a Roma il 24 dicembre e poco dopo farà una sorta di ‘buen ritiro’ proprio con Di Maio e pochi fedelissimi per fare il punto sulla situazione politica e sul governo con la Lega.

Ma anche sulla campagna per le Europee, appuntamento di fine maggio che sarà un test cruciale: se M5s dovesse scendere fino al 20% e la Lega crescere fino al 30% si creerebbe un problema serio, ammette qualcuno tra i pentastellati. “Ma possono cambiare i governi, non le legislature. Non si andrebbe a elezioni perché c’è un patto con il Quirinale” dice sicuro un parlamentare 5 stelle di lungo corso.

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Autore dell'articolo: admin