Di Maio come Berlusconi nel 2010


La critiche quando si è al governo non piacciono a nessuno, men che meno al M5s

attacco alla stampa Di Maio come berlusconi

Il Ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio torna ad attaccare stampa e Ue. Ieri Di Maio aveva citato il “gruppo Espresso”, in crisi e costretto a tagliare. Secondo Di Maio diffonde “fake news perciò muore”. Accuse che ricordano l’avversione del leader di Forza Italia per la stampa “comunista” e “di sinistra”. Correva l’anno 2010, Berlusconi era al governo e spiegava che “la libertà di stampa non è un diritto assoluto” specie di fronte a “giornalisti schierati” che mettono “il bavaglio alla verità”.

Mentana: dal Ministro offesa ingiustificabile

Contro le parole di Di Maio ha tuonato oggi anche il direttore del Tg La7 Enrico Mentana che su Facebook ha scritto: “Le parole di ieri di Di Maio sull’informazione sono un’offesa ribalda e ingiustificabile. Ed è gravissimo che a pronunciarle sia stato il leader della principale forza parlamentare italiana, vicepremier e ministro del lavoro e dello sviluppo economico. So già che qua sotto arriveranno anche i soliti commenti sgangherati di soggetti che sono soliti auspicare la morte delle persone, figuriamoci dei giornali. Ma esiste una cosa che si chiama rispetto per chi lavora, e allarma che a irriderla sia chi il lavoro dovrebbe tutelarlo”.

Molinari: L’Espresso? Doppio errore di Di Maio

Inevitabile la difesa dei Comitati di redazione delle testate finite nella lista nera del Ministro e la presa di posizione della Federazione nazionale stampa italiana (Fnesi): ”Gli insulti del vicepremier Luigi Di Maio sono l’ennesima dimostrazione del disprezzo nutrito nei confronti dell’informazione libera e del ruolo che questa è chiamata a svolgere in ogni democrazia liberale”.

Maurizio Molinari, direttore editoriale di GNN, network che comprende la Repubblica, La Stampa e l’Espresso, commenta: “Spiace vedere che il vice presidente del Consiglio, che è anche ministro del Lavoro, incorre in un doppio errore quando parla del ‘gruppo l’Espresso’. Il primo errore Luigi Di Maio lo commette sbagliando obiettivo: il ‘gruppo l’Espresso’ è confluito ormai da due anni in una nuova e più ampia realtà, che si chiama Gedi ed è il primo gruppo editoriale del Paese. Di Gedi fa parte anche GNN, il network capeggiato da La Stampa e che riunisce altre 14 testate, rappresentando un’offerta editoriale e intellettuale articolata”.

L’altro errore di Di Maio, aggiunge Molinari: “è parlare di giornali che stanno morendo, questa sì una fake news, dal momento che non risponde assolutamente al vero. Anzi i giornali, come produttori di contenuti su ogni piattaforma dalla carta ai video, dai siti web ai social network, registrano un mercato in crescita. A testimonianza della solidità delle radici della libera informazione nel nostro Paese”.

Di Maio: più ci attaccano più ci compattano

Dalla Basilicata, dove si trova per una tappa elettorale, il Ministro e vicepremier però oggi ribadisce, seppur con toni più morbidi, che: “il sistema mediatico e il sistema europeo ormai hanno deciso che questo governo deve cadere il prima possibile. Ma più fanno così, più ci compattano”. Di Maio ha parlato anche del braccio di ferro con l’Ue sui vincoli di bilancio: “Il deficit noi ne facciamo un po’ ma lo possiamo ripagare con la crescita, a differenza del passato in cui si faceva il deficit per poi prendere quei soldi e metterli o in qualche bonus elettorale, nelle banche o nei sistemi di lobby”.




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Autore dell'articolo: admin