Di cosa esattamente è accusato Attilio Fontana dalla procura di Milano


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Foto: Nicola Marfisi / AGF



Attilio Fontana è accusato dalla Procura di Milano di abuso d’ufficio per una ‘raccomandazione’ spinta nel campo dell’illecito a favore di Luca Marsico, l’avvocato col quale condivide nello stesso studio la professione forense dal 1992.

Al presidente della Regione Lombardia viene contestato di avere violato il principio di imparzialità,  previsto dall’articolo 97 della Costituzione, perché avrebbe proposto di assegnare a Marsico un incarico in Regione Lombardia come se fosse una nomina fiduciaria quando invece era stato lanciato un avviso pubblico, tre mesi prima, a cui avevano risposto una sessantina di candidati.

L’episodio non rientra nell’ordinanza di custodia cautelare con al centro una presunta rete di corruzione ramificata tra Lombardia e Piemonte di cui avrebbero fatto parte anche gli esponenti di Forza Italia Fabio Altitonante (sottosegretario regionale), Pietro Tatarella (consigliere comunale di Milano e candidato alle europee) e Diego Sozzani (parlamentare).

La “soluzione alternativa”

È però strettamente collegato a questa indagine da cui è emerso che Fontana ha rifiutato la tentata corruzione dell’ex coordinatore provinciale azzurro di Varese Gioacchino Caianiello, il “grande burattinaio” finito in carcere.

Sofisticato – secondo chi indaga – lo schema corruttivo adottato da Caianiello per compensare la mancata rielezione in consiglio regionale di Marsico, dovuta anche al suo ostracismo: “lo scambio tra la nomina dell’attuale direttore di Afol Metropolitana di Milano (azienda partecipata che si occupa di lavoro e formazione, ndr), Giuseppe Zingale, alla direzione Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione” con “l’affidamento di incarichi onerosi” da parte di Afol a Marsico. Fontana non accoglie l”invito’ e nemmeno lo denuncia perché, a suo dire, non ne percepisce l’intento corruttivo.

Spiega al potente politico varesino di avere trovato “una soluzione alternativa”, quella che poi si rivelerà essere l’assegnazione a Marsico di un incarico come membro esterno di un ente regionale, il Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, in quanto “esperto in ambito giuridico”. 

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 Palazzo Lombardia regione (imago)

La difesa di Fontana

Cainiello ne dà conto in un’intercettazione recente, captata dopo la richiesta di arresti mandata dai pm al gip e, per questo, non inserita nell’ordinanza cautelare.

Il procuratore aggiunto Alessandra Dolci e i pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri si mettono in caccia dei documenti relativi a questo incarico e trovano, solo sabato scorso, la delibera di giunta del 24 ottobre 2018 e il decreto dirigenziale da cui risulta l’incarico che frutta 11500 euro all’anno e 185 a seduta.

Lunedì, il giorno prima degli arresti, iscrivono Fontana nel registro degli indagati e ieri gli spediscono un avviso di garanzia con l’invito a presentarsi in Procura la prossima settimana.

Fontana e la sua difesa sono certi di poter chiarire tutto a partire dalla considerazione che l’avviso pubblico non comporta concorsi pubblici o procedure selettive con graduatoria. Anche Marsico si difende: “Non ho mai chiesto nulla a Fontana e la procedura si è svolta in modo assolutamente regolare. Ho scaricato il bando, avevo tutti i requisiti e sono stato preso per la mia competenza maturata in tanti anni da avvocato”.

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