Di cosa è accusato il leghista Armando Siri


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Pierpaolo Scavuzzo / AGF


Armando Siri




Trentamila euro dal professore Paolo Arata al sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, per introdurre un emendamento al Documento di programmazione economica e finanziaria. E’ quanto emerge nell’inchiesta che si snoda tra Palermo, Trapani e Roma che vede i due tra gli indagati per corruzione.

L’emendamento – che tuttavia non è mai passato – avrebbe dovuto fare “retroagire” l’attivazione dei finanziamenti stanziati per alcuni progetti legati alle energie rinnovabili, alla data di costituzione di una delle società di Vito Nicastri, di Alcamo (Trapani), da un anno agli arresti domiciliari, ma che anche da casa – e nonostante sia stato raggiunto da una maxi confisca da un miliardo di euro – avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari.

La parte palermitana e trapanese dell’indagine ipotizza anche l’aggravante dell’agevolazione di Cosa nostra, non formulata nei confronti del sottosegretario. Nicastri, per effetto della nuova indagine, si è visto aggravare la misura cautelare che lo teneva ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, ed è stato riportato in carcere.

Perquisizioni sono scattate simultaneamente a Palermo, negli uffici dell’assessorato regionale all’Energia, e a Roma, oltre che nell’abitazione e nelle pertinenze dello stesso Nicastri, indicato anni fa dal Financial Times come il “signore del vento” e ritenuto un prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe suo socio occulto.

A consegnare il denaro a Siri sarebbe stato Arata, in affari, per i pm, con Nicastri. Siri, che non sapeva dei rapporti tra Arata e Nicastri, avrebbe ricevuto il denaro nella casa romana del professore che sarebbe stato un suo grande sponsor nella politica.

Il sottosegretario è indagato per corruzione dalla procura di Roma che ha ricevuto il fascicolo dalla procura del capoluogo siciliano. L’indagine palermitana ha preso il via un anno e mezzo fa ed è coordinata dall’aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo.

Arata, genovese come Siri, 68 anni, ex deputato di Forza Italia e, nel 1994, presidente del Comitato interparlamentare per lo sviluppo sostenibile, negli anni scorsi e stato uno dei sette professori cui Matteo Salvini ha affidato la stesura del programma di governo della Lega.

Anche Siri fu uno dei professori che, per “Noi con Salvini”, si occupò di economia, riforma fiscale e flat tax. Secondo l’ipotesi investigativa, Arata sarebbe stato uno dei personaggi che avrebbero avuto contatti e fatto da tramite con Siri. Nell’ambito del filone palermitano gli indagati sono Arata, 69 anni; il figlio Francesco Paolo, 39 anni; Giacomo Causarano, 70 anni; Francesco Isca, 59 anni; Angelo Giuseppe Mistretta, 62 anni; Manlio Nicastri, 32 anni; Vito Nicastri, 55 anni; Alberto Tinnirello, 61 anni. Una indagine partita monitorando Francesco Isca, un piccolo imprenditore di Calatafimi (Trapani), indagato per associazione mafiosa, e che si è avvalsa anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Il sistema riguardava le procedure e le autorizzazioni per gli impianti di biogas, mini eolico e fotovoltaico. A settembre – quando emerge un presunto episodio di corruzione che vede coinvolto Paolo Arata e il sottosegretario Siri – l’indagine si sdoppia e i magistrati palermitani inviano il fascicolo ai colleghi della procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone; questo filone di indagine è coordinato dall’aggiunto romano Paolo Ielo.

Alberto Tinnirello è invece il dirigente dell’assessorato Energia della Regione siciliana e responsabile del servizio autorizzazioni cui Paolo Arata avrebbe promesso e versato somme di denaro non quantificate “per il compimento di singoli atti e comportamenti riconducibili al suo ufficio (tra gli altri, informazioni sullo stato delle pratiche amministrative inerenti la richiesta di autorizzazione integrata ambientale – si legge nel decreto di perquisizione – per la costruzione e l’esercizio degli impianti di bio-metano di Franconfonte e Calatafimi-Segesta della Solgesta srl) e in generale per l’asservimento della funzione agli interessi della Solgesta e della altre società del gruppo Arata/Nicastri, in violazione dei propri doveri di imparzialità e correttezza”.

Il riferimento alle somme per Siri, dicono i pm, è in “alcune conversazioni tra l’indagato Paolo Franco Arata ed il figlio Francesco (alla presenza anche di terzi) nelle quali si fa esplicitamente riferimento alla sua attività di sollecitazione dell’approvazione di norme”. Questo ha spinto i magistrati della procura di Roma a contestare l’ipotesi di corruzione. Nel decreto di perquisizione firmato dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi si scrive della “incessante attività promossa da Siri per l’approvazione delle norme” legate al settore eolico che interessavano ad Arata. 

Siri avrebbe agito come pubblico ufficiale nella duplice veste di senatore e di sottosegretario asservendo “l’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri ad interessi privati” (quelli dell’imprenditore Paolo Franco Arata, ndr) in cambio della promessa e/o dazione di 30mila euro.

In particolare, gli inquirenti ritengono che Siri abbia “proposto e concordato con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ministero dello Sviluppo economico, Ministero dell’Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (Decreto interministeriale in materia di incentivazione dell’energia elettrica da fonte rinnovabile) e di iniziativa governativa di rango legislativo (Legge Mille proroghe, Legge di Stabilità, Legge di Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto ‘mini-eolico'”. 

Nel provvedimento si evidenziano non solo “i numerosi incontri tra gli indagati (ed altre persone coinvolte nell’operazione)”, così come accertato dalla polizia giudiziaria attraverso una serie di servizi di osservazione, ma anche “le numerose conversazioni che Arata ha intrattenuto tanto con i suoi familiari e sodali nell’impresa, quanto con collaboratori di Siri e con altre persone coinvolte (con ruoli istituzionali e non) nella redazione” delle norme sul settore eolico finite al centro dell’inchiesta. Da qui il cosiddetto ‘fumus‘ che ha giustificato le decine di perquisizioni svolte oggi su ordine dei magistrati capitolini a carico di Arata senior.

Nel mirino di chi indaga sono finiti gli appartamenti a Roma, Genova e Castellammare del Golfo, vicino a Trapani, poi alcune autovetture, una cassetta di sicurezza intestata all’imprenditore e alla moglie e la sede legale di quattro società.

 

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Autore dell'articolo: admin