Depressione: solo un malato su due riceve le cure giuste


In Italia sono più di tre milioni le persone colpite da depressione eppure solo in un caso su due la malattia è diagnosticata (e curata) nel modo corretto. I pazienti tardano a rivolgersi al medico (anche un anno e mezzo dalla la comparsa dei primi sintomi) e la diagnosi di conseguenza arriva in ritardo. Il risultato è che passano un paio d’anni prima di iniziare la cura, con conseguenze sulla salute del paziente e costi non indifferenti per il servizio sanitario (5mila euro l’anno) a cui si aggiungono le ore lavorative perse (stimate in una perdita di 4 miliardi di euro annui). A dipingere il quadro della situazione è la Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere ) che il 10 aprile ha presentato alla Camera dei Deputati il Manifesto «Uscire dall’ombra della depressione» allo scopo di promuovere la prevenzione , la cura e la ricerca su questa patologia. Che la depressione rappresenti la prima causa di disabilità nel mondo lo ha riconosciuto anche l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Gli ultimi dati rivelano che nel nostro Paese la malattia coinvolge circa 3,5 milioni di pazienti (e più di 35 milioni in Europa) e colpisce in misura doppia le donne rispetto agli uomini. «Cercare di avvicinare i pazienti a diagnosi e cure appropriate è il nostro obiettivo» ha detto Francesca Merzagora, presidente della Fondazione Onda, presentando il documento che ha il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca, Sinpf, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIP, Società Italiana di Psichiatria e il contributo incondizionato di Janssen. Un progetto che mira a coinvolgere le istituzioni. «Tre milioni e mezzo di pazienti in Italia, di cui due terzi donne, non possono essere trascurati» conferma Rossana Boldi, vice presidente della commissione Affari Sociali alla Camera.«Serve un piano che metta al centro i pazienti e le loro famiglie e sappia cogliere la complessità di questa patologia che compromette la vita lavorativa, sociale e affettiva». Messaggio sostanzialmente condiviso e ribadito dalle esponenti politiche che hanno aderito alla presentazione: le senatrici Raffaela Marin e Vanna Iori e le onorevoli Fabiola Bologna, Elena Carnevale.

Segnali da non trascurare

Non aspettare a rivolgersi al proprio medico o allo specialista se i momenti di tristezza non passano e coinvolgere i familiari nel percorso di cura sono tra i punti più importanti suggeriti dal Manifesto. Raccomandazioni in linea con un analogo documento europeo («A sustainable approach to depression: moving from words to action») presentato al Parlamento Europeo da un gruppo di società scientifiche e associazioni di familiari di pazienti depressi. «Anche se gli italiani non sono i più depressi della UE, la media del nostro Paese è alta: il 5,5% della popolazione soffre di depressione maggiore con una netta prevalenza declinata al femminile», spiega Claudio Mencacci, direttore DSMD – Neuroscienze ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano e Presidente SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia. «Importante è riconoscerla nelle varie fasi della vita dove si nota un crescendo, dall’adolescenza (1,9%) all’età adulta (6,5%), fino al 13,1% negli over 65». Prima si riconoscono i sintomi, prima si può decidere il percorso terapeutico e contenere gli effetti negativi in tutti gli ambiti, personali e lavorativi. «Questa malattia comporta inoltre un netto peggioramento della quantità e della qualità di vita sia per la comorbidità con molte patologie mediche sia per il rischio di suicidio particolarmente elevato nelle classi di età tra i 20 e i 34 anni e dopo i 65 con oltre 3.600 casi di suicidio annui» aggiunge Alberto Siracusano, direttore UOC Psichiatria e Psicologia clinica al Policlinico Tor Vergata di Roma.

Nuovi farmaci

Non tutti i pazienti rispondono ai trattamenti farmacologici tradizionali, e proprio su di loro si concentrano le nuove linee di ricerca. «Tra i 1.600 studi clinici sulla depressione condotti oggi a livello internazionale, oltre 1.300 utilizzano approcci innovativi, quali tecnologie digitali, identificazione di nuovi target terapeutici e nuove vie di somministrazione» ricorda Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. «La perdita di plasticità dei neuroni di specifici neurotrasmettitori è un fattore cruciale nella farmacologia e patologia di questa malattia, portando all’ipotesi neurotrofica della depressione» precisa Giorgio Racagni, presidente eletto della SIF, Società Italiana di Farmacologia.«È su questo target che si basa il meccanismo d’azione dei nuovi farmaci glutammatergici che hanno recentemente dimostrato di portare a una rapida risposta clinica».

10 aprile 2019 (modifica il 10 aprile 2019 | 18:51)

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Autore dell'articolo: admin