Depressione, ne soffrono di più le donne che lavorano di notte


Nelle corsie degli ospedali, sulle volanti della polizia e nelle caserme dei vigili del fuoco. L’elenco dei mestieri che prevedono turni di notte lungo, e non privo di effetti collaterali per i lavoratori. Un numero insufficiente di ore di riposo, l’inversione del ciclo sonno-veglia e il fatto che si tratti quasi sempre di mansioni ad alto tasso di responsabilit genera stress, come noto (e studiato) da tempo. Ora a queste considerazioni se ne aggiunge una nuova che riguarda in particolare le donne. Secondo uno studio condotto su oltre 23 mila lavoratori del Regno Unito (11.215 maschi e 12.188 femmine) appena pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, le lavoratrici che fanno turni prolungati di lavoro e spesso non rispettano neppure le pause festive, sono esposte a un aumentato rischio di depressione del 2 per cento. Il rischio di andare incontro a episodi di depressione si associa a ogni tipo di lavoro che prevede la turnazione, ma soprattutto il genere femminile ad andare incontro a un rischio maggiore soprattutto se lavorano 55 ore settimanali o pi invece delle classiche 35-40 previste sia nel Regno Unito sia in Italia, o se saltano i saltano i riposi infrasettimanali e lavorano anche nel weekend.

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Reperibilit stressante

L’impegno non sempre limitato alle ore passate sul posto di lavoro. La diffusione degli smartphone permette di restare in contatto con colleghi e superiori anche oltre l’orario, riducendo il tempo libero e trasformando la vita in un continuum lavorativo senza interruzioni. Per alcune categorie, come il personale sanitario, sono previsti dei turni in cui possibile restare a casa ma pronti a recarsi in ospedale su richiesta e una normativa (direttive europee della normativa 2003/88 Ce) indica addirittura i tempi che devono passare tra la chiamata e il rientro. Una situazione che evidentemente non concede il giusto relax al lavoratore che resta in continua allerta. Lo studio inglese, comunque, ha notato che lavorare anche nel weekend dannoso per i maschi, che al contrario delle donne non traggono benefici dal lavorarne solo alcuni: fa paradossalmente meno danni lavorare tutte le domeniche, mentre ci non accade alle donne.

Impegno e resilienza

Non va a vantaggio del benessere femminile anche il doppio impegno lavorativo, e il doversi dividere tra famiglia e ufficio, una condizione che accomuna farmaciste e dottoresse ospedaliere che forse sta condizionando anche le scelte delle studentesse. In queste due professioni il genere femminile sempre stato preponderante anche se, in Italia, le cose stanno cambiando: dal 2015 il numero delle aspiranti seguaci di Ippocrate progressivamente diminuito. Le quota di iscritte a medicina (pur restando maggioritaria) scesa dal 60% del 2009, quando il 40% delle matricole erano maschi, al 57% del 2013, quando i maschi sono saliti al 43%. Un calo che sar evidente tra i medici che prenderanno servizio nei prossimi anni, a oggi in Europa le donne under 35 anni sono pi della met dei medici in attivit. Come ha fatto notare la Fnomceo (la Federazione degli ordini dei medici) e in Italia le dottoresse under 40 (soprattutto nella fascia d’et fra 35 e 39 anni) rappresentano oltre il 60% dei medici. Tutte dovranno proteggersi sviluppando una sufficiente resilienza allo stress, soprattutto se prender corpo la proposta dell’apertura notturna degli ospedali al fine di ridurre le liste d’attesa. Sembrano avvantaggiate in questo senso le donne con personalit estroversa e flessibile: secondo uno studio dell’Universit del Galles sui meccanismi psicologici di difesa delle forze dell’ordine pubblicato nel 2006 sul Canadian Journal of Police and Security Services sono quelle che meglio resistono alla depressione da stress lavorativo.

2 maggio 2019 (modifica il 2 maggio 2019 | 10:07)

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