Decifrare l’arcano, il gioco stregante di Tabucchi



«Quando Garibaldo, quel giorno da chiodi, si beccò la pallottola in fronte (un forellino capocchioso, nemmeno un foruncolo), mentre stramazzava nel bacinìo della piazza, proprio davanti allo Splendor, volle avere l’ultima parola. Ma invece la lingua liberò un gorgoglio squaccheroso»: da quest’incipit nessuno dei lettori di Piazza d’Italia avrebbe forse potuto pronosticare che tipo di scrittore sarebbe poi stato Antonio Tabucchi. Siamo nel 1975, lo scrittore trentaduenne è all’esordio, porta addosso un clima linguistico dentro il quale sta cercando la … Continua


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