Da un anno la mafia è alla ricerca dell’erede di Riina


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Un anno fa moriva Totò Riina, a 87 anni, portando via con sè i segreti di Cosa nostra. Il “boss dei boss” stava scontando 26 ergastoli e dal 1993 era recluso al regime del 41 bis. Nato a Corleone, da fedelissimo di Luciano Liggio prese parte alla sanguinosa faida contro gli uomini di Michele Navarra. Nel 1969 avviò una lunga latitanza e la sua ascesa, sancita ancora nel sangue il 10 dicembre di quell’anno con la “strage di Viale Lazio”.

La seconda guerra di mafia e la vittoria dei corleonesi

Divenuto sempre più influente, Riina sostituì spesso Liggio nel triumvirato di cui faceva parte assieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Risale a quegli anni l’asse con il loro ‘compaesano’ Vito Ciancimino, il sindaco mafioso di Palermo. Dal 1974 reggente della cosca di Corleone, sempre più strategica negli assetti di Cosa nostra, scatenò la seconda guerra di mafia che vide dal maggio 1981 l’uccisione di oltre 200 mafiosi della fazione Bontate-Inzerillo-Badalamenti, mentre molti altri rimasero vittime della lupara bianca. Un vero massacro fino a quando si insedio’ nel 1982 una nuova “Commissione” di stretta osservanza corleonese, composta da capimandamento fedeli a Riina. Principale referente politico di Riina inizialmente fu Vito Ciancimino, il quale nel 1976 instaurò un rapporto solido con Salvo Lima.

La lotta alla politica pulita, l’attacco al cuore dello Stato

Seguì una serie di omicidi politici: il 9 marzo 1979 Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia cristiana; il 6 gennaio 1980 fu ucciso il presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella; il 30 aprile 1982 il leader del Pci siciliano, Pio La Torre.

Un duro colpo il potere di Riina lo subì il 30 gennaio 1992 quando la Cassazione – nonostante i tentativi di cambiarne le sorti – confermò gli ergastoli del maxiprocesso e sancì l’attendibilità delle dichiarazioni di Tommaso Buscetta: uno schiaffo al mito dell’impunità di Cosa nostra. Il 12 marzo 1992 poi venne ucciso Lima: si era alla vigilia delle elezioni politiche e, alcuni mesi dopo, la stessa sorte toccò’ a Ignazio Salvo.

A maggio l’attacco frontale allo Stato. La strage di Capaci e, 57 giorni dopo, quella di via D’Amelio. Vengono eliminato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1993 le stragi del Continente: una “catena del tritolo” su cui si e’ fatta maggiore chiarezza dopo depistaggi e silenzi. In questo periodo sarebbe iniziata la trattativa tra Stato e mafia: oggetto di procedimenti, processi, qualche condanna e qualche assoluzione. Come quella di Nicola Mancino: l’uomo che, da ministro dell’interno, proprio all’arresto di Riina aveva sovrinteso.

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Strage Capaci 23 maggio 1992 

Alla fine, l’arresto

Riina infatti venne arrestato il 15 gennaio del 1993. Restava libero Provenzano, il ‘ragioniere’, preso l’11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza. Anche dal 41 bis Riina ha continuato a essere riferimento di una mafia ridimensionata dagli arresti e alla ricerca di un capo. Morto un anno fa, sedici mesi dopo il decesso di Provenzano, Riina è stato seppellito nel cimitero di Corleone. Da quel giorno, la mafia è ancora alla ricerca del suo erede. 

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