Da giugno le forze di polizia avranno in dotazione la pistola elettrica 


salvini pistola elettrica 



La pistola elettrica sarà in dotazione alle forze di polizia da giugno. Lo annuncia il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che alla convention della Lega nel Lazio indossa i panni da ministro dell’Interno e leader politico in campagna elettorale, senza smussare i toni con gli alleati M5s, a partire dalla sindaca di Roma.

Ma partiamo dalla pistola elettrica: l’ultimo episodio è di sabato 13 aprile, a Genova: gli agenti hanno estratto il Taser (azionando i soli dispositivi luminosi di puntamento) per bloccare un tunisino che stava cercando di scappare per evitare l’espulsione. Lo straniero è stato fermato e imbarcato sulla nave per il rimpatrio.

Per il Viminale è l’ennesima operazione che conferma l’efficacia dello strumento. A marzo Salvini aveva firmato la proroga della sperimentazione e a giugno l’uso della pistola a impulsi elettrici potrà diventare definitivo. Nei primi sei mesi di sperimentazione (da settembre a febbraio), il Taser è stato protagonista 48 volte e nella maggioranza dei casi era stato sufficiente minacciarne l’utilizzo per risolvere la situazione. La pistola a impulsi elettrici è stata sperimentata a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi e Genova. 

Ma l’iniziativa del ministro dell’Interno va oltre e dunque pene più pesanti per trasformare la lotta alla droga in una guerra contro gli spacciatori e anche ‘meno roba’ in tasca per finire in carcere. Sono queste le proposte del titolare del Viminale che non dimentica il carabiniere ucciso a Foggia augurando al colpevole ‘il carcere fino alla fine dei suoi giorni, non seduto davanti alla Tv, ma al lavoro da mattina a sera.

Intanto non cessa il fuoco di fila sulla gestione della Capitale: per “portare via la monnezza” a Roma non serve uno scienziato così come per evitare i gabbiani “avvoltoi”. Per fare il sindaco “bisogna avere le spalle larghe” e se uno sceglie di fare il primo cittadino, l’assessore, il ministro o il presidente “deve capire che cosa si è in grado di fare”. Sulla Raggi, con chi insiste nelle domande, replica: “ho invitato a votarla, ora quando la gente mi vede dice di fare veloci”.

Il cavallo di battaglia della Lega non resta indietro: sulla flat tax Salvini ricorda di essere rimasto stupito dai dubbi M5s, “è nel contratto di governo” anche perché “ridurre le tasse per tutti non è un capriccio della Lega, ma un’urgenza per l’Italia”. Quanto a Di Maio, dopo aver premesso “Cambiare idea è sintomo di intelligenza”, sottolinea, da leader e da ministro: “leggevo che Di Maio proponeva di dare più potere alle forze dell’ordine, con me sfonda una porta aperta”, ma “non erano loro che volevano metter sul casco dei poliziotti il numeretto?”, quindi governare con la Lega “porta bene e anche saggezza”.

Sul Carroccio ‘il capitano’ ricorda che è un partito “aperto, ma non un treno su cui saltare”, dando una stoccata al centrodestra. Mentre sul Centrosinistra non si discute: con segretari come quello del Pd la Lega “governerebbe 40 anni” e l’unico Zingaretti adorabile è comunque “quello che va in onda su Rai 1”.

Libia e migranti restano un altro tema caldo: domani una nuova direttiva del ministro sarà diramata per sottolineare che cieli e acque italiane sono aperti solo a chi ne ha diritto. Infine un’ultima stoccata ai ‘buonisti‘ delle porte aperte sui migranti: posto che nessuno ha l’esclusiva per parlare a nome dei “cristiani o dei cattolici… nessuno puo’ avere l’arroganza di dire o Cristo o la Lega”. 

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Autore dell'articolo: admin