“Così sarà la mia scuola smart”. Intervista a Marco Bussetti


"Così sarà la mia scuola smart". Intervista a Marco Bussetti



Sarà una scuola costruita “sui fatti e non sugli annunci”: gli interventi non saranno “calati dall’alto” come quelli della “Buona scuola” del “precedente governo che non ha ascoltato, è stato miope” e ha agito “senza condivisione”. Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione, alla ripresa dell’anno scolastico, disegna in un’intervista rilasciata all’Agi la sua scuola “che deve ritrovare la propria identità” per assicurare “il futuro dei ragazzi, in un clima di collaborazione con le famiglie”, e dove la tecnologia non deve far paura, ma essere una “alleata”. “Velocizzare” e “semplificare” le due parole d’ordine per lavorare su questioni urgenti come la messa in sicurezza degli istituti più a rischio: “Ho trovato un ‘tesoretto’ di oltre 7 miliardi che per vari motivi erano bloccati e non spesi. Mi sono mosso – spiega – per fare in modo che non servano fino a due anni per la firma di un decreto di stanziamento delle risorse”. “Accelerare” anche sul digitale: nel passato solo “promesse” e false partenze. “Dobbiamo passare dai ‘titoli’ ai fatti. Dobbiamo lavorare per scuole con connessioni più veloci e strumentazioni adeguate, ma anche scuole ‘smart’ dal punto di vista della metodologia didattica”. E sui vaccini Bussetti ribadisce che “l’unico obiettivo del ministero è garantire che tutti i bambini possano frequentare la scuola”. 

Nonostante il Piano Nazionale Scuola Digitale, molte scuole non sono dotate di strumenti e attrezzature tecniche per poterlo mettere in pratica. Quali sono i passi che il governo del cambiamento intende fare per rendere le scuole ‘digitali’? Quando vedremo i ragazzi andare a scuola senza zaini carichi di libri?

“Il Piano Scuola Digitale è molto ambizioso. Gli investimenti sono partiti in questi anni. Ma anche qui dobbiamo accelerare. Come per l’edilizia scolastica, dobbiamo passare dai ‘titoli’ ai fatti. A Firenze, dal 18 al 20 ottobre, si svolgerà Fiera Didacta, la fiera sull’innovazione didattica: sarà l’occasione per lanciare la nostra visione su questo fronte. Dobbiamo lavorare per scuole con connessioni più veloci e strumentazioni adeguate, ma anche scuole ‘smart’ dal punto di vista della metodologia didattica. La tecnologia deve essere un’alleata. Credo che ormai tutto ciò sia imprescindibile. E per gli zaini, beh, il mio ideale di scuola prevede armadietti per tutti. Uno spazio a cui affidare le proprie cose e dove lasciare anche i libri. Molti istituti già li hanno. Lavoreremo per diffondere questa pratica che crea anche senso di appartenenza”.

Il precedente governo aveva promesso di portare la fibra ottica in tutte le scuole entro il 2018. Una connessione veloce permetterebbe di usare con più facilità soluzioni cloud per la didattica e contenuti di apprendimento multimediali. Lei quando pensa che questo potrà realisticamente avvenire?

“Mi ricordo quelle promesse e i vari slittamenti. Per natura non faccio mai annunci se prima non ho chiaro il quadro. Stiamo raccogliendo tutti gli elementi. Sarete i primi a sapere come evolveranno le cose”. 

Cellulare in classe sì o no? L’Italia adotterà il modello francese o continuerà con la linea della ex ministra Fedeli che ha rimosso il divieto, imposto dal ministro Fioroni nel 2007, sdoganandone l’uso in aula per la didattica?

“Come ho già detto la tecnologia può essere una valida alleata. E non va vista come un nemico. Molte scuole hanno già regolamenti interni in materia. Se il telefonino serve per scopi didattici e ce l’hanno tutti, perché no. Altrimenti stia spento. Valorizziamo l’autonomia delle scuole e rendiamo i curricoli più attuali”. 

Ministro, in questi cento giorni di governo si è impegnato per cambiare alcune misure che erano presenti nella “Buona scuola”: per esempio, ha eliminato la chiamata diretta e ha promesso di intervenire sull’esame di maturità e sull’Alternanza scuola-lavoro. Continuerà a smantellare la riforma di Renzi? In che cosa ha fallito la legge?

“Modificheremo tutto quello che non funziona e miglioreremo quello che può essere mantenuto. Il precedente governo non ha ascoltato, è stato miope. Ha calato tutto dall’alto, senza condivisione. L’immissione in ruolo di decine di migliaia di docenti è stata concepita e gestita male, provocando l’allontanamento forzato di molte persone da casa. Abbiamo avuto insegnanti mandati a centinaia di chilometri dalla famiglia senza una logica precisa. La chiamata diretta, così come era regolamentata, risultava poco incisiva, per questo l’abbiamo abolita. Ma ci sono anche alcuni elementi che abbiamo intenzione di mantenere, migliorandoli. Ad esempio l’alternanza scuola-lavoro che deve essere una modalità formativa e di orientamento, uno strumento didattico che arricchisce il percorso degli studenti. Diminuiremo il numero delle ore per puntare maggiormente sulla qualità. Daremo alle scuole linee guida adeguate”. 

Le scuole italiane sono insicure: circa la metà è costruita in aree a rischio sismico ed è fatiscente un’aula su tre. Lei ha più volte detto che l’edilizia scolastica è una priorità di questo governo e di recente ha annunciato che sbloccherà al più presto un miliardo di euro. Ci illustra il programma degli interventi più urgenti per mettere in sicurezza studenti e personale?

R. “Siamo al governo dal primo giugno e siamo gia’ intervenuti su piu’ fronti. In particolare lavorando sulla semplificazione burocratica. Ho trovato un ‘tesoretto’ di oltre 7 miliardi che per vari motivi erano bloccati e non spesi. Mi sono mosso per fare in modo che non servano fino a due anni per la firma di un decreto di stanziamento delle risorse. Abbiamo lavorato con la collega responsabile per gli Affari Regionali, Erika Stefani, siglando in Conferenza Unificata un accordo con Regioni, Province ed Enti locali per velocizzare la spesa e aggiornare in tempo reale l’Anagrafe per l’edilizia scolastica: se non hai i dati precisi come fai a intervenire in modo adeguato? La ricognizione dello stato delle scuole potra’ contare anche sulla mappatura satellitare che realizzeremo in collaborazione con l’ASI e il CNR. Nel giro di un mese avremo i primi risultati: dati degli ultimi otto anni, precisi al millimetro, edificio per edificio. Questo ci consentira’ di capire quali sono le scuole a rischio e di far partire le necessarie verifiche. Un aiuto non da poco per gli Enti locali che potranno cosi’ individuare piu’ velocemente le priorita’ e intervenire in maniera mirata. Intanto abbiamo sbloccato oltre un miliardo e 700 milioni per la messa in sicurezza e un miliardo per l’antisismica. Abbiamo anche creato un fondo per le emergenze da circa 30 milioni. Andremo avanti veloci. Con i fatti”. 

Sui vaccini si è consumato un acceso scontro politico tra obbligo, obbligo flessibile e autocertificazione, con i presidi sulle barricate allarmati dall’incertezza normativa. La Scuola riguardo a questo tema ha un ruolo fondamentale. Qual è l’orientamento del suo dicastero? E come garantirà il diritto allo studio anche dei bambini immunodepressi?

“I vaccini sono un tema di salute pubblica. Il nostro obiettivo come ministero dell’Istruzione e’ evitare problemi, incomprensioni e disorganizzazione nell’avvio dell’anno scolastico e garantire che tutti i bambini possano frequentare la scuola. I fatti dicono che stiamo lavorando in questo senso: ho chiarito il quadro settimane fa con i dirigenti scolastici. L’anno è partito e le situazioni problematiche si affronteranno caso per caso. Il tema degli immunodepressi è delicato e affrontato dalla stessa legge Lorenzin che prevede indicazioni specifiche per la formazione delle classi”. 

Il ministro dell’Interno Salvini ha presentato il progetto pilota “Scuole sicure” contro lo spaccio di droghe vicino agli istituti scolastici e ha indicato uno stanziamento di due milioni e mezzo di euro per telecamere e vigili. C’è chi ha detto che sono soldi buttati, che servono solo alla propaganda di Salvini. E’ un intervento che servirà a prevenire e combattere il fenomeno criminale? 

“Quella del ministro Salvini è una proposta che prende le mosse da molte segnalazioni che in questi anni sono arrivate dalle stesse scuole. I genitori e i ragazzi devono sentirsi tutelati. Tanti dirigenti scolastici chiamano e chiedono l’intervento di cani antidroga. Bene anche che si parta con un progetto pilota: come tutte le iniziative si inizia, si vedono i risultati e poi si decide come proseguire”. 

Bullismo e cyberbullismo sono sempre più diffusi tra gli studenti delle scuole italiane, cosi’ come le violenze contro i docenti da parte di genitori e alunni. Ministro, quali sono le azioni che metterà in campo?

“Prima di tutto, dobbiamo far sì che la scuola ritrovi la sua identità e il suo senso di appartenenza. Bisogna restituire rispetto a chi vi lavora all’interno, personale amministrativo e ausiliario, insegnanti, dirigenti scolastici. E ricostruire un clima di collaborazione con le famiglie. Nella scuola ognuno ha un ruolo preciso e tutti lavorano per lo stesso obiettivo: il futuro dei ragazzi. Al contempo, bisogna rimettere al centro dei programmi di studio, in modo trasversale, l’educazione civica: è attraverso questa materia che i giovani imparano le regole del nostro vivere civile”.

Dispersione scolastica, l’Italia è maglia nera in Europa. Degli studenti che oggi entrano a scuola, uno su sei abbandonerà il percorso di studi prima di averlo terminato. La nostra scuola è troppo selettiva?

“No, non penso che la nostra scuola sia troppo selettiva. C’è un problema evidente di orientamento scolastico e capacità di coinvolgimento dei ragazzi. Che è ancora più necessario nelle aree dove c’è maggior disagio sociale. Dobbiamo aiutare i giovani a trovare la loro strada. Aiutarli a costruire il loro percorso. Deve essere il nostro obiettivo principale”. 

Pensa di adottare per l’accesso agli atenei il modello francese che prevede l’ammissione per tutti al primo anno e lo sbarramento ex post sulla base di esami e crediti? 

“Prima di tutto penso che sia necessario fare in modo che gli studenti, attraverso metodi attendibili, possano riconoscere realmente le loro capacità per iscriversi alla giusta facoltà. Poi lavoreremo sul tema dei numeri e dell’accesso programmato. Lo faremo assieme ai rettori: se le università non hanno le strutture e le risorse non possiamo cambiare modello di accesso”. 

L’approvazione dell’emendamento al decreto Milleproroghe sulle prove Invalsi le ha rese non obbligatorie per l’accesso all’esame di maturità. Lei più volte ha detto che la valutazione di uno studente non può avere solo dei riferimenti di tipo oggettivo. Perché allora il test Invalsi è rimasto obbligatorio per l’accesso all’esame di terza media? Non vale lo stesso discorso? 

“Nel caso della secondaria di I grado, le medie, l’Invalsi è stato requisito di accesso nell’esame dello scorso giugno, ma, dopo anni, è uscito dalla valutazione: non fa più media, non incide sul voto finale. Si tratta di un grosso cambiamento, forse non tutti l’hanno colto. Alle superiori quest’anno entra in vigore un nuovo esame su cui stiamo per dare indicazioni precise in merito alle prove. E rispetto al quale abbiamo già annunciato che ci sarà un cambiamento: l’alternanza non sarà requisito di accesso. Non puo’ essere centrale nell’esame finale. Il rinvio sull’Invalsi ci consente di affinare il quadro sulla maturità, di mettere a punto un esame che sia rispettoso della preparazione e del percorso dei ragazzi”.

Che cosa si può fare per invogliare i ricercatori italiani che vivono e lavorano all’estero a rientrare in Italia?

“Consolideremo la spesa e, compatibilmente con le disponibilità, investiremo ulteriori risorse per favorire l’assunzione di docenti provenienti dall’estero, primi fra tutti i nostri connazionali. La ricerca è per sua stessa natura multidisciplinare, interdisciplinare e soprattutto internazionale. È quindi fisiologico che un dottorando o un ricercatore senta l’esigenza di affrontare un periodo di studio e lavoro all’estero. Troverei incomprensibile il contrario. Il problema è il mancato rientro di troppi ricercatori”.

Il 12 ottobre gli studenti saranno nelle piazze di tutta Italia: sostengono che verso la scuola c’è un disinteresse mascherato da una campagna elettorale continua. Che cosa risponde?

“Che non è così. Il mio percorso professionale deve essere per loro e per le loro famiglie una garanzia: ho sempre lavorato nella scuola e per la scuola. E continuerò a farlo”.

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Autore dell'articolo: admin