Così il materasso futon è arrivato in Italia e ha conquistato il mercato


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Materasso Futon




Il futon è un materasso tradizionale giapponese di cotone che si utilizza poggiato sul “tatami”. Sono sempre di più le persone che lo hanno adottato anche nel nostro mondo occidentale, ma pochi sanno che a portarlo in Italia fu, 30 anni fa, una allora giovanissima artigiana milanese, Cristiana Maiocchi. Fu lei a cucire a mano i primi modelli, nel garage di casa, importando la tecnica dagli Stati Uniti e dalla Spagna dove già si utilizzavano, e a fondare, nell’aprile del 1989, il negozio On Futon, nella zona di Porta Romana. Da allora, quando era la sola a produrli e venderli, il mercato italiano è esploso e ora esistono diversi altri venditori e qualche produttore. Ma On Futon è ancora in via Crema, vende anche mobili e complementi di arredo tutti rigorosamente bio ed ecologici, e fra pochi giorni, il 4 aprile, celebrerà il suo trentesimo compleanno con una festa colorata.  L’Agi ha intervistato la fondatrice.

Come è nata l’idea di produrre futon in Italia e come sono stati gli inizi?

!Ho saputo per caso che un imprenditore italo-americano voleva aprire un negozio di futon a Milano. Sono diplomata in lingue e in quel momento facevo un lavoro di ufficio, noiosissimo. L’idea di cucire e di vedere uscire un prodotto dalle mie mani mi piaceva molto di più. Ero solo preoccupata del fatto che si trattasse di un oggetto così importante per la qualità della vita: dal materasso dipende quanto bene si dorme, e questo è fondamentale per le persone. Ero davvero molto giovane per una responsabilità così grande. Ma poi mi sono convinta, e superate le difficoltà iniziali, soprattutto di comunicazione internazionale, grazie alle lingue e al telefax, ma anche di affidabilità di una giovane artigiana nei confronti dei fornitori di cotone, mi sono fatta finanziare le spese iniziali dal fidanzato dell’epoca e da mio padre (25 milioni di lire in tutto, ndr) e le cose sono andate così bene che li ho rimborsati nel giro di pochissimi mesi dopo avere aperto il negozio”.

Quando si è capito che la “start up” avrebbe avuto successo?

“Da pochissimo cucivo materassi in cantina, quando ho pagato un piccolo annuncio sui giornali Seconda Mano e Nuova Ecologia. Inaspettatamente sono arrivati i primi clienti, e soprattutto gli organizzatori della fiera Officinalia, dedicata ai prodotti naturali, a Belgioioso. Mi hanno invitata a partecipare con i miei tatami, cuscini e futon. A partire da quel momento, gli ordini sono cominciati a fioccare e io a non avere più il tempo di fare nient’altro se non cucire! La tecnica mi era stata insegnata in Spagna, ma è quella originale giapponese con qualche aggiunta “occidentale” per rendere più alto e soprattutto elastico il materasso: uno strato di lattice, o di altri materiali simili. A quel punto ho fondato una società al 50% con la mia prima socia (che dopo poco ha lasciato il posto ad altri due fra cui mio fratello Guido che è ancora con me) e abbiamo trovato il negozio. Allora questa via non era “commerciale”, non ci passava nessuno e non c’era ancora la metropolitana, che sarebbe arrivata un anno e mezzo dopo. Nessuno entrava nel negozio, fino a che non ho comprato una pagina di pubblicità sul venerdì di Repubblica: da quel momento il negozio si è riempito e da allora, a parte qualche periodo di crisi quando la concorrenza è aumentata, le cose sono sempre andate bene”. 

Quante persone lavorano per On Futon?

“Cinque anni dopo l’apertura del negozio abbiamo spostato il laboratorio fuori Milano, a Paullo. Fino a quel momento, i camion articolati con le balle di cotone arrivavano in via Crema bloccando il traffico! Nel periodo d’oro,  cioè negli anni a cavallo del 2000, eravamo in 10: 4 nel negozio e 6 nel laboratorio. Nel frattempo però hanno aperto altri 7-8 negozi di futon. Ora siamo rimasti in 8, e alcuni di noi lavorano part time. Negli anni mi hanno proposto di fare il salto e far diventare il marchio On futon un’industria, aprendo altri negozi in Italia, ma ho sempre preferito mantenere un profilo artigianale. Fin da subito abbiamo venduto anche i tatami, importandoli dall’oriente, e dopo qualche anno abbiamo cominciato anche a vendere letti e divani e a farne produrre su nostro disegno da artigiani certificati biologici e italiani. Siamopieni di certificazioni ecologiche e siam stati antesignani dell’economia circolare!” 

In questi anni vi saranno capitati clienti particolari o conosciuti, quali?

“Una delle prime è stata Amanda Sandrelli, che si è fatta consegnare tutto a Roma e non l’avevo nemmeno riconosciuta. Poi c’è stata Romina Power, lo stilista Romeo Gigli e le sorelle Sozzani, Gabriele Salvatores e Vittorio Mezzogiorno, Silvio Orlando, Guido Barilla, Gianna Nannini, Daria Bignardi e Malika Ayane. Dario Fo abitava nel quartiere e anche se non era un cliente gli piaceva venirci a trovare: in un certo periodo eravamo tutte giovani ragazze e lui ci faceva molto divertire. In negozio è anche nato un amore, Alessandro e Cristina si sono sposati, lavorano ancora qui e dalla loro unione è nato anche quello che chiamiamo un “futoncino”, il piccolo Tommaso”. 

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Autore dell'articolo: admin