Così Facebook ha cercato di ingannare chi la metteva sotto accusa


Facebook inchiesta Nyt privacy

 (Afp)


 Mark Zuckerberg ,amministratore delegato, e Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook




Facebook sapeva. Sapeva tutto. E non ha fatto niente. Sapeva della canpagna di disinformazione russa condotta durante la campagna elettorale per le presidenziali 2016; sapeva degli errori commessi nella gestione della privacy dei dati degli utenti e sapeva che sul social network proliferavano i contenuti offensivi senza che nessuno facesse alcunchè per arginarli. Sapeva tutto e non ha fatto niente.

Un’indagine del New York Times ha rivelato come Facebook abbia combattuto chi cercava di chiamarla a rispondere delle sue colpe: indugiando, negando e sviando. Una strategia fallimentare, la definisce il quotidiano, per gestire gli allarmi sulla crisi della privacy della piattaforma social che gestisce i dati di oltre 2,2 miliardi di persone.

Solo nel settembre 2017, un anno dopo i primi segnali degli interventi russi nelle elezioni Usa attraverso il social network, l’amministratore delegato (e fondatore) di Facebook, Mark Zuckerberg, e il direttore operativo, Sheryl Sandberg, hanno preso in mano il problema. Entrambi troppo presi dai progetti personali e dal promettente futuro dell’azienda.

E quando nella scorsa primavera è scoppiato lo scandalo di Cambridge Analytica l’azienda ha cercato di deviare le colpe e mascherare il problema, per passare poi in seconda fase all’attacco. Mentre Zuckerberg era impegnato in un tour globale di scuse pubbliche, Sandberg ha supervisionato una campagna di lobbying aggressiva per combattere i critici di Facebook, spostare la rabbia dell’opinione pubblica verso le compagnie rivali e scongiurare una regolamentazione dannosa. “Facebook ha impiegato una societaà di analisti per screditare i manifestanti attivisti, in parte collegandoli al finanziere George Soros. Oltre a un lavoro fitto di lobbying sui membri del Congresso.

L’inchiesta pubblicata dal New York Times si basa sulle interviste fatte a 50 persone, tra cui alcuni dirigenti e dipendenti, ex ed attuali, dell’azienda; legislatori e funzionari governativi; lobbisti e membri del personale del Congresso. Zuckerberg e Sandberg hanno rifiutato di commentare i risultati ma in una dichiarazione dell’azienda viene riconosciuta la lentezza nell’affrontare i problemi emersi, facendo comunque notare i progressi fatti da allora. “E’ stato un momento difficile per Facebook e l’intero team di gestione si è concentrato sull’affrontare i problemi che affrontiamo”, si legge nella dichiarazione. “Stiamo lavorando duramente per garantire che le persone trovino i nostri prodotti utili e per proteggere la nostra comunità da cattivi elementi”. 

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Autore dell'articolo: admin