Cosa significa il ritorno in video di Al Baghdadi


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L’emiro Abu Bakr al Baghdadi, il capo dell’Isis, è ricomparso cinque anni dopo il sermone nella Grande Moschea di Mosul. Il leader dello Stato islamico appare in un video di 18 minuti diffuso dall’organo di propaganda dell’Isis: “Attaccate la Francia e i suoi alleati in Africa” incita. Un messaggio rivolto all’Isis a pochi giorni dall’attacco armato e dalla strage in Sri Lanka E oggi la sua foto campeggia su tutte le prime pagine dei giornali. Seduto per terra, le gambe incrociate, la barba un po’ rossiccia, appesantito nel fisico, vestito da guerrigliero, il kalashnikov accanto.

Un ritorno inquietante, che pone soprattutto una domanda: c’è da temere un ritorno dell’Isis? Fatto di attacchi nelle principali capitali europee dopo l’incitamento a colpire la Francia?

Un segnale preciso

“Il video è un segnale preciso, dal valore operativo e propagandistico” osserva Guido Olimpo sul Corriere della Sera. “Nel video – aggiunge il giornalista specialista della materia – discute con gli ‘emiri’ — i comandanti —, si rivolge alle fazioni che gli hanno giurato fedeltà, riorganizza i ‘wilayat’, le province del Califfato. È davvero la guida, per nulla scalfito dalla lunga vita in clandestinità”. E “celebrando il sacrificio dei combattenti di Baghouz, in Siria orientale, trasmette un messaggio importante ai seguaci. Esaltando gli uomini-bomba di Colombo rafforza l’immagine del suo schieramento, dimostra che alle parole corrispondono fatti, con centinaia di vittime: (…) Il leader dello Stato islamico annuncia una guerra d’attrito, un confronto che deve logorare gli avversari (…) con i ‘crociati’ e i cristiani come bersagli principali, a seguire gli altri. (…) Useranno gruppi locali (affiliati) per dimostrare di essere capaci di colpire ovunque. L’eccidio di Pasqua è il modello, lo rivedremo” si dice sicuro Olimpo.

Secondo La Stampa “le immagini diffuse ieri sono considerate autentiche dagli analisti specializzati. Di certo arrivano in un momento cruciale. Anche se il califfato fisico è distrutto, l’Isis ha mostrato di essersi riorganizzato in modalità Al-Qaeda, un gruppo del terrore mondiale capace di portare attacchi devastanti in ogni angolo del pianeta”. Anche perché Al-Baghdadi cita “92 operazioni” già condotte in “otto Paesi” come rappresaglia “per i nostri fratelli”, esorta i suoi a intensificare gli attacchi “in Mali e Burkina Faso” contro “la Francia crociata e i suoi alleati”. “Il califfo – si legge ancora sul quotidiano torinese – plaude al ‘giuramento di fedeltà’, la cosiddetta bayah, di suoi seguaci nell’Africa occidentale e Sahel ed elogia il comandante locale dell’Isis, Abu al-Walid al-Sahrawi. Poi annuncia ‘vendetta’ per i jihadisti uccisi e fatti prigionieri”.

L’obiettivo di un rilancio dopo la sconfitta sul campo

Ma il riferimento più importante è agli attacchi nello Sri Lanka, aggiunge il quotidiano torinese, perché “gli attentati della domenica di Pasqua sono i più sanguinosi nella storia del terrorismo jihadista dopo quelli dell’11 settembre. La rete creata nell’isola è impressionante, con centinaia di militanti pronti a immolarsi per il loro leader, un arsenale di livello militare, esplosivi ad alto potenziale, una organizzazione in grado di colpire in una decina di punti diversi nello stesso momento. Anche la strategia usata, quella di cooptare un piccolo gruppo locale nella propria rete globale, assomiglia a quella adottata da Al-Qaeda dopo la disfatta in Afghanistan. Nel suo nuovo ruolo di redivivo Bin Laden, Al-Baghdadi vuole adesso superare il ‘maestro’, almeno fino a quando riuscirà a sfuggire alla caccia e alla taglia da 25 milioni posta sulla sua testa”.

Secondo la Repubblica, però, “la decisione di comparire direttamente, sul canale Telegram di Al Furqan, organismo di comunicazione dell’Isis, sembra confermare il momento di difficoltà del gruppo terroristico, e la necessità di una spinta forte per il rilancio della sua azione. (…) Oggi torna a farsi vivo, e anche il suo aspetto lancia messaggi significativi. Sulla veste nera già usata in Iraq ha aggiunto un gilet multitasche e accanto a lui, sul tappeto che copre il pavimento, è poggiato un kalashnikov del tutto simile a quello in passato mostrato da Osama bin Laden. (…) Tutto deve dare l’idea che ci sia continuità, che la lotta non sia finita, e che l’Isis per realizzare la sua visione millenaristica non ha fretta. (…) Il progetto del Califfato deve passare per la vendetta per i militanti uccisi o arrestati: la rappresaglia è già partita, con 92 operazioni in otto diversi Paesi, fra cui lo Sri Lanka” che ha fruttato, secondo la logica jihadista, 230 vittime tra cristiani cingalesi e turisti.

Comincia una ‘guerra di logoramento’

“Ma vien da chiedersi  – scrive Libero – quale sia ormai il credito di un ex Califfo rintanato in qualche remoto angolo di deserto siriano o iracheno, circondato da una ristretta schiera di fedelissimi e costretto, per non esser individuato, a comunicare attraverso il passa parola o messaggi video come questo recapitati a mano dopo complessi ed elaborati passaggi. E il tutto solo per far capire di esser ancora vivo”.

Per Rita Katz, del Site, interpellata da Il Messaggero, “il video rappresenta un pericolo perché è la prova che, nonostante i progressi sul campo di battaglia contro l’Isis, il capo del sedicente Stato islamico ha ancora il potere di riemergere dalle tenebre quando vuole e rivolgersi ai suoi sostenitori per riaffermare la filosofia del gruppo del ‘noi contro il resto del mondo’”. 

“Nel video elogia i guerrieri che sono caduti combattendo, e dice che adesso comincia una ‘guerra di logoramento’ (niqaya) contro i ‘crociati’. Niqaya è una parola da tenere d’occhio” analizza Il Foglio: “Sarà uno degli elementi chiave della guerriglia nei prossimi anni, come lo fu nel periodo 2006-2010 quando lo Stato islamico faceva attentati contro i soldati occidentali in Iraq. Baghdadi ha bisogno di tornare a mostrarsi in pubblico: dopo la perdita dell’intero territorio del Califfato, la sua leadership è stata messa in discussione e nello Stato islamico si sono verificati numerosi atti di dissenso. Baghdadi è stato costretto a uscire dalla sua bolla di sicurezza e a mostrarsi in pubblico dopo cinque anni per ribadire il suo ruolo” conclude il giornale.

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Autore dell'articolo: admin