Cosa si sono detti Conte, Salvini e Di Maio


vertice conte salvini di maio

 (Afp)


 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini 




Non si possono trascinare i dossier: è una esigenza comune, non conviene a nessuno portare i temi all’infinito. È questo il senso del discorso fatto da Giuseppe Conte ai suoi due vice premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, convocati ieri sera a cena a Palazzo Chigi. Il senso del messaggio è stato condiviso dai leader di Lega ed M5s, durante la franca chiacchierata, conclusa con le frappe ‘documentate’ su Instagram. Durante la serata, i tre hanno sfiorato argomenti di ampio raggio, dai provvedimenti in agenda nei prossimi giorni ai nodi più spinosi di Tav e autonomia regionale, fino alla Rai e alle nomine in scadenza la prossima settimana. 

L’accelerazione sullo sblocca-cantieri

Il governo, ha spiegato ‘in chiaro’ Conte oggi, accelera sullo sblocca-cantieri. “La prossima settimana penso che potremo tirare fuori il decreto legge che ci consentirà di riaprire i cantieri sbloccati, di semplificare i passaggi ostativi per la realizzazione dei progetti”, ha affermato il presidente del Consiglio, “stasera in Consiglio dei ministri c’è la legge delega, che articoleremo meglio. Avremo poi tanti progetti, decreti legislativi delegati per semplificare tutto il quadro normativo italiano. È un progetto molto corposo, bello e importante”. Il Cdm di stasera dovrebbe esaminare il disegno di legge delega sulla semplificazione, in cui il governo fissa a due anni la scadenza per riformare il codice degli appalti. Proprio perché i tempi sono lunghi, Conte sta lavorando al decreto legge che anticipa alcune norme sugli appalti per sbloccare i cantieri. 

Se si tenta di chiudere con un’accelerazione sui cantieri, ancora non vi sono accordi in vista sul cantiere che più fa discutere la maggioranza, ovvero quello dell’Alta velocità Torino-Lione. “Entro la prossima settimana ci sarà una decisione sulla Tav: questo è certo. Nei prossimi giorni incontrerò il presidente Conte e i vice premier. Nonostante i punti di partenza chiariremo tutto e troveremo una soluzione”, ha garantito il ministro Danilo Toninelli.

Tav e autonomie, i due nodi più difficili

Nell’incontro di ieri sera, Conte, Salvini e Di Maio non avrebbero parlato diffusamente di Tav, consapevoli che al momento – si spiega da fonti leghiste – non c’è sul tavolo alcuna proposta di soluzione che possa far superare le differenze di posizioni tra Lega, favorevole alla realizzazione, ed M5s, contrario. Sulla Tav “io stesso sto studiando bene il dossier, quindi ci riuniremo per discuterne”, ha ribadito oggi Conte.

Anche sul fronte autonomia differenziata restano profonde le distanze. Il tema divisivo rimane il coinvolgimento del Parlamento: per il M5s è centrale, mentre la Lega sostiene l’inemendabilità delle intese che saranno siglate tra le Regioni e il presidente del Consiglio. “Ieri sera ho detto a Conte e all’amico Di Maio che entro il fine settimana ho il dossier pronto, e poi ci confronteremo”, ha affermato Salvini. Mentre sulle nomine Salvini ha detto apertamente che è a favore della riconferma dei vertici di Fincantieri e su Inps si lavora ancora sul ticket Pasquale Tridico-Mauro Nori, come commissario e sub commissario, cercando di superare le resistenze del ministero dell’Economia. Infine, il capitolo Rai, con la Lega che ha perplessità sul piano industriale presentato dall’ad Fabrizio Salini.

“Entro la fine di questa settimana mi aspetto le loro annotazioni finali sull’autonomia – ha ribadito il leader della Lega -. Tutti i ministri hanno dato il loro contributo. Sono fiducioso. C’è semmai qualche struttura burocratica che resiste perché cedere anche una piccola parte di competenza per qualcuno è uno sforzo, però sono fiducioso”. È possibile che ci sia “la richiesta che il Parlamento possa esprimersi con la Commissione prima o dopo”, ha aggiunto Salvini. E “per carità, si tratta di una riforma storica è giusto che il Parlamento dia il suo contributo, però il più velocemente possibile. Ci sono tre o quattro nodi politici – ha concluso – in particolare sulle sovrintendenze, sulle autorizzazioni ambientali e sulle autostrade. Ma si risolvono”.

“Sull’autonomia c’è armonia nel governo”, ha sostenuto, dal canto suo, Conte. “Stiamo solo valutando bene come dialogare con il Parlamento. È giusto che l’interlocuzione sia rispettosa nei confronti del Parlamento”. “Percorreremo questa strada nel più breve tempo possibile” ma “l’importante è farlo bene”, ha poi risposto il premier a chi gli chiedeva se ritiene che il dossier si possa chiudere prima delle Europee. “Abbiamo le idee chiare. Stiamo soltanto valutando bene come interloquire con il Parlamento che deve cedere delle proprie competenze alle Regioni”.

In casa Lega nessuno si illude che il percorso, che prevede l’approvazione con maggioranza assoluta dei componenti di entrambe le Camere della legge rafforzata che accoglierà le intese, possa concludersi prima del 26 maggio. Ma si auspica che il passaggio in Consiglio dei ministri dell’accordo possa avvenire prima di quella data, anche per rispondere alle richieste pressanti dei territori del Nord. 

“Noi sosteniamo l’autonomia ma non lo spacca-Italia – ha ammonito Di Maio – All’ottimo ministro Stefani lo abbiamo detto chiaramente: permetteremo alle Regioni che lo chiedono di poter gestire alcuni servizi. Ma il percorso non sarà breve. Ci sarà una pre-intesa approvata in Cdm dopo un vaglio politico mio, di Salvini e di Conte. Poi il presidente iniziera’ una trattativa con i governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Infine si andrà in Parlamento e lì i presidenti delle Camere decideranno se sarà emendabile o no il testo delle intese”. “E’ importante chiudere bene, se per convincere qualcuno della bontà del percorso serve un giorno in più che si affronti il giorno in più”, ha detto, dal canto suo, il ministro leghista per gli Affari regionali, Erika Stefani. L’autonomia “non deve essere un argomento strumentalizzato né a livello elettorale né come dialettica di Nord-Sud”. “Per me il processo autonomia è ben strutturato e potrebbe essere già pronto per il lavoro enorme fatto dal Ministero. Ovviamente c’è uno spazio per lasciare il confronto con Parlamento. Il governo non può dire al Parlamento come trattare il progetto di legge”. 

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Autore dell'articolo: admin