Cosa resta a questo punto del ‘modello Riace’


Cosa resta a questo punto del 'modello Riace'



Rabbia e delusione, ma anche voglia di lottare e difendere quello che in tanti considerano un modello, il “modello Riace”. Il giorno dopo la circolare del Ministero dell’Interno, che dispone la chiusura dello Sprar ed il trasferimento dei migranti, nel piccolo centro del Reggino, sotto un cielo che minaccia continuamente pioggia, si riflette sulla situazione.

Già da sabato sera la casa del sindaco Domenico Lucano, sospeso dalla carica dopo gli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a abuso d’ufficio, è stata meta di migranti e cittadini che lo invitano a non mollare, a difendere il suo lavoro ed il suo impegno, ad andare avanti contro quello che considerano una situazione assurda: “Noi non vogliamo lasciare Riace – hanno detto alcuni giovani migranti da tempo in paese – la nostra vita è ricominciata qui e qui vogliamo rimanere, c’è il nostro futuro. Da quando è stato arrestato Mimmo tutto è diventato difficile”.

Anche il vice sindaco, l’avvocato Giuseppe Gervasi, oggi sindaco facente funzioni, registra la rabbia dei cittadini ma non molla la presa: “I nostri legali son già al lavoro da giorni – afferma – per preparare il ricorso al Tar. È un momento molto particolare, spero proprio che alla fine di tutto possa realmente emergere con forza la bontà nel nostro modello, costruito con anni di duro lavoro, che ha riscontrato favori in tutto il mondo”.

Nella circolare del Ministero dell’Interno, datata 9 ottobre, vengono contestate al sistema Riace 34 penalità, e si va dalla presunta alterazione dei numeri dei presenti agli alloggi fatiscenti, dall’erogazione dei “pocket money” al mancato svolgimento dei corsi di italiano e delle attività di formazione per l’inserimento degli ospiti nel mondo del lavoro”. una serie di irregolarità, secondo i tecnici del Ministero, che bastano a giustificare l’emissione della circolare che dispone il trasferimento dei migranti presenti a Riace con il sistema Sprar.

Da parte sua Mimmo Lucano, che martedì sarà a Reggio Calabria davanti al Tribunale del riesame, continua a difendere con forza il suo modello, che tempo fa gli ha consentito di essere inserito nell’elenco delle persone più influenti del pianeta. “È del tutto evidente – afferma – che ci vogliono distruggere. Contro di noi c’è un tiro incrociato che ha l’obiettivo di disintegrare il nostro sistema. Io da 20 anni, per caso dopo un primo sbarco, mi occupo solo e soltanto di aiutare la gente, è questa la mia priorità. Non mi occupo e non intendo occuparmi di rendiconti, mi occupo di umanità”.

Il sindaco sospeso è un fiume in piena, “rifarei tutto quello che ho fatto”, sempre pronto a rispondere e, soprattutto, sempre pronto a difendere le sue ragioni e le sue esperienze sulla poltrona di primo cittadino di Riace. “Era un paese abbandonato – sottolinea – e senza futuro, ne abbiamo fatto un laboratorio, abbiamo ridato nuova vita e nuove speranze e ora siamo sotto attacco. Io nono credo, comunque, che si possano trasferire le persone, dalla sera alla mattina, come se fossero delle merci”. Adesso il Comune di Riace ha due mesi di tempo per replicare, e punta tutto sul ricorso al Tar per continuare a difendere il progetto di integrazione da tanti considerato un un modello, un sistema vincente, un sogno. Che da ieri, però, rischia di svanire. 

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