Cosa ne farà Amazon di un’azienda che produce router 


Cosa ne farà Amazon di un'azienda che produce router 

 Afp


 Jeff Bezos (Ceo Amazon)



Con l’acquisto di un’azienda che produce router, Amazon punta a creare un ecosistema perfettamente integrato con i suoi dispositivi dell’Internet of Things (IoT, Internet delle cose). L’annuncio è arrivato il 18 febbraio, quando l’azienda ha fatto sapere di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di Eero, società specializzata nella creazione di router particolarmente efficaci nel raggiungere qualsiasi angolo della casa, grazie a un sistema di ripetitori di segnale (forniti con il dispositivo centrale).

Gli ultimi cento metri di intimità

Dall’assistente vocale Alexa fino alle lampadine (passando per forni a microonde, frigoriferi, impianti di videosorveglianza e altri gadget), la società di Jeff Bezos potrà creare un sistema di connessione privilegiato per i suoi dispositivi, come già avviene con le cuffie senza fili della Apple, che riconoscono l’iPhone senza ricorrere al bluetooth. Tuttavia, la mossa di Bezos preoccupa gli esperti di privacy e gli attivisti dei diritti digitali, in quanto consentirà all’azienda di controllare anche gli ultimi cento metri della vita digitale delle persone: quelli tra il dispositivo e il router.

Cos’è un router? Semplicemente: tutto

Ecco cosa sa un router della nostra vita digitale: tutto. Tipo di dispositivo, app preferite, orari nei quali ci connettiamo, siti ai quali accediamo e – quando non protetti da connessioni sicure https – anche cosa ci facciamo dentro. L’unico limite alla profilazione totale di queste informazioni è la granularità della rete, dove il trasferimento dei dati non è automatico tra diversi dispositivi e aziende. Questo non vuol dire che le società non abbiano già sufficienti informazioni sul nostro conto da poter predire cosa siamo disposti ad acquistare, che musica vorremmo ascoltare o quale prezzo siamo disposti a pagare per comprare un biglietto aereo. Già nel 2012 si parlava di come le aziende di marketing fossero in grado di preannunciare una gravidanza dal tipo di lozioni e cibi che si acquistano al supermercato, ricavati dai dati delle carte di credito.

Ascolta anche se è spento

Ma il fatto che una corporation possa accedere anche a quegli ultimi cento metri di connessione “si traduce in più possibilità di correlare le attività fisiche con quelle digitali che Amazon già osserva, che va ricordato sono già moltissime – ha spiegato all’Agi Claudio Agosti, esperto di autodifesa digitale e direttore di Facebook Tracking Exposed -. Anche se registra solo quando attivata, Alexa può già ascoltare quello che avviene in casa e se la compagnia inizia a produrre anche router, tutti i metadati generati durante la navigazione potranno entrare a far parte delle loro risorse”.

Qualcuno ti guarda

Ad aprire una finestra su quali siano questi metadati è la stessa Eero (ancora non disponibile in Europa), che nel 2017 ha pubblicato un report – individuato da BuzzFeed – con dati anonimi raccolti da “centinaia di migliaia” di router, come scrivono loro stessi. Tabelle mostrano gli orari preferiti degli utenti (più attivi la domenica tra le 9 e le 10 del mattino) e una lista dei 40 dispositivi più ricorrenti nelle case dei clienti (in cima iPhone, iPad e speaker Sonos). Ma la quantità di ripetitori Eero collegati al router centrale rivela anche la dimensione della casa: informazione che può essere integrata con la zona nella quale si risiede per dedurre quantomeno la fascia di reddito dell’utente.

Movimenti controllati

Tuttavia, non preoccupano solo i dati, ma anche i profili fisici che questi dispositivi sono in grado di fornire. “Il wifi nasce come tecnologia di distribuzione delle connessioni Internet, ma può essere usato anche come meccanismo di tracciamento di precisione dei movimenti – precisa Agosti -. Facendo un’analogia storica, questo già successe con la rete Gsm, la cui diffusione consente un tracciamento estremamente preciso dei dispositivi da parte degli operatori telefonici. Con il wifi sta succedendo la stessa cosa, e lo si può notare anche dal fatto che il wifi abilitato rende la geolocalizzazione più precisa di quella fornita dal Gps. Più antenne, più misurazioni, più dati”.

Amazon è Internet

“Il nostro obiettivo è di creare hardware e software di alta qualità. Non siamo nel settore della vendita di annunci o dati dei clienti e non monitoriamo il traffico internet”, scriveva Eero sul suo blog nel 2017. Ma l’acquisto di Amazon – che sì, raccoglie dati e sì, vende annunci pubblicitari -, potrebbe cambiare le cose. L’acquisizione per ora non è stata completata e il colosso dell’e-commerce ha solo annunciato il raggiungimento di un accordo. Per i dettagli – ammesso che verranno rivelati – si dovrà aspettare la conclusione dell’affare. Ma secondo i dati disponibili sul sito ufficiale, nell’ultimo quarto del 2018 Amazon  ha guadagnato dalla vendita di pubblicità 3,4 miliardi di dollari (circa 3 miliardi di euro), con una crescita del 95% anno-su-anno. E se questo è il segmento in più forte crescita dell’azienda, seguono i servizi della divisione cloud del colosso, che nello stesso periodo hanno segnato un +47% per un valore di 2,18 miliardi di dollari (quasi due miliardi di euro).

Netflix, Pinterest, AirBnB, Reddit, Expedia, Adobe, Scribd,    LinkedIn, Spotify, SoundCloud, Foursquare, Newsweek: anche se può sembrare lunga, questa lista è assolutamente insufficiente a descrivere la quantità di servizi che si basano sui server Aws. Secondo un’indagine pubblicata da Gartner nel 2016, all’epoca Amazon avrebbe controllato circa il 31% del mercato, seguita da Microsoft, Ibm e Google. Il che vuol dire che “Amazon non raccoglie informazioni solo sul suo sito, ma anche da quello che facciamo quando navighiamo su altri servizi che risiedono nella gigantesca infrastruttura di Amazon Cloud”, precisa Agosti. 

Catturati in un ecosistema

L’acquisizione di Eero da parte di Amazon diventa quindi un tema di cruciale importanza per la privacy degli utenti, costantemente ostacolata dalla quantità di informazioni che – più o meno consapevolmente – forniamo alle grandi aziende tecnologiche. A riguardo è già intervenuta la promulgazione del Gdpr (Regolamento generale sulla protezione dei dati), che impone ai titolari del trattamento di richiedere, per i cittadini europei, un esplicito consenso spiegando in modo chiaro in che modo saranno trattate le informazioni raccolte. Ma per molti osservatori la granularità della rete è uno degli elementi che maggiormente protegge le informazioni degli utenti, che essendo possedute da più attori (occasionalmente in concorrenza), rende meno automatica la fusione dei dati per creare un unico, iper preciso, profilo. Lontano dall’osteggiare il libero mercato, il direttore esecutivo di The Verge ha commentato: “Sono contento che Eero otterrà maggiori risorse, ma mi piaceva l’idea che almeno uno dei più importanti gadget della mia vita non fosse creato da Apple/Google/Amazon/Microsoft, o catturato nel loro ecosistema”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.

Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.




Link ufficiale: https://www.agi.it/innovazione/rss

Autore dell'articolo: admin