Cosa c’è in ballo nella guerra tra Macron e l’asse Salvini-Orbàn


Macron oppositore Orban Salvini

Stefano Guidi / AGF 


 Viktor Orbàn e Matteo Salvini




Emmanuel Macron ci sta e rilancia la sfida a Matteo Salvini e Viktor Orbàn. Il premier ungherese aveva definito il presidente francese “il principale oppositore” dei sovranisti europei e l’inquilino del’Eliseo ha prontamente raccolto il guanto e alzato la posta, includendo nel novero dei ‘nemici’ anche il ministro dell’Interno italiano e leader leghista, Matteo Salvini.

“Hanno ragione, sono il loro oppositore principale” ha detto Macron a Orbàn e Salvini, che da Milano avevano annunciato l’intenzione di demolire l’attuale assetto europeo guidato da Parigi. “Non cederò niente ai nazionalisti e a coloro che difendono i discorsi di odio. Se vogliono vedere in me il loro oppositore principale, hanno ragione”.

In gioco ci sono le Europee

In ballo, come sottolinea il Corriere ci sono le elezioni europee di giugno 2019, quando i sovranisti tenteranno di far dilagare l’ondata partita dall’est e approdata in Italia. “Se si considera che in Francia c’é un nemico del nazionalismo, della politica dell’odio, dell’Europa che deve pagare quel che ci fa comodo e non impone alcuna forma di responsabilità e solidarietà, hanno ragione” ha detto Macron. “Nei prossimi giorni e nei prossimi mesi – ha aggiunto – dovremo prendere decisioni approfondite per affrontare il tema della migrazione, questo implica serietà e spirito di responsabilità, restando fedeli ai nostri valori, come il diritto d’asilo, con una vera politica nei confronti dei Paesi d’origine e interna”.

In vista del consiglio europeo sul tema migrazione che divide l’Ue e che si terrà il 20 settembre a Salisburgo, Macron ha constatato che “si sta strutturando un’opposizione forte tra nazionalisti e progressisti” e per questo è andato in Danimarca e Finlandia alla ricerca di alleati per costituire un “arco progressista” contro i governi nazionalisti e populisti.

La replica di Salvini

A stretto giro Matteo Salvini ha replicato dicendo che “il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, è il popolo francese. Anziché dare lezioni agli altri governi spalanchi le proprie frontiere, a partire da quella di Ventimiglia. E la smetta di destabilizzare la Libia per interessi economici”. 

Macron, scrive il Corriere, ha sempre concordato di fatto con l’analisi della sua avversaria Marine Le Pen, e cioè che la contrapposizione classica tra destra e sinistra stesse lasciando il posto a quella tra patrioti e globalizzati o, secondo il lessico di Macron, tra nazionalisti anti-Europa e progressisti filo-europei. 

Lo scontro tra sovranisti ed europeisti

Con questa impostazione Macron ha fatto saltare il tradizionale sistema politico francese, ha vinto le elezioni presidenziali ed è diventato capo di Stato. Adesso, lo stesso schema gli serve per affrontare le elezioni europee — mai così cruciali — della prossima primavera. Privo di un gruppo politico che lo sostenga su scala continentale, Macron accetta di radicalizzare lo scontro con i leader sovranisti, nella speranza di conquistare nuovi alleati e magari provocare una nuova ricomposizione politica stavolta a livello europeo, per esempio facendo esplodere le contraddizioni di un Partito popolare che ha al suo interno sia la Cdu della cancelliera Merkel sia il ‘Fidesz’ dello stesso Orbàn.

Se Macron punta al muro contro muro nei confronti dei populisti, sottolinea La Stampa, è per dare chiarezza al dibattito politico nella Ue, perché è un europeista convinto. E anche per ritornare all’attacco (e occasionalmente recuperare consensi) in una fase che a livello interno lo vede in difficoltà, tra il suo calo di popolarità nei sondaggi, l’economia francese che non riparte così rapidamente come previsto e un ministro molto amato, quello dell’Ecologia, Nicolas Hulot, che ha appena sbattuto la porta, abbandonando il Governo.

 

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Autore dell'articolo: admin