Cosa avrebbe aggiunto la ‘manina’ nel decreto fiscale che ha fatto infuriare Di Maio


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Foto: Gabriele Maricchiolo / NurPhoto 


 Luigi Di Maio




Il decreto della discordia è quello recante “disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria e per esigenti differenti”, composto da 26 articoli e datato 16 ottobre. Secondo Di Maio il testo dell’articolo 9, quello che apre la porta al condono fiscale, e si intitola “Disposizioni in materia di dichiarazione integrativa speciale”, sarebbe stato manipolato.

Nel susseguirsi delle bozze – spiega Repubblica – che è andato avanti negli ultimi giorni l’articolo sull'”integrativa speciale” è comparso, solo come titolo, in una bozza della settimana scorsa, scomparso sabato scorso, ricomparso oggi. L’integrativa speciale permette di sanare pagando il 20 per cento delle imposte emerse dal nero e dunque è un condono a tutti gli effetti.

L’integrativa speciale permette di fatto di regolarizzare i redditi non denunciati versando un’imposta sostitutiva del 20% inoltre allarga all’Iva lo spettro delle imposte sanabili e aggiunge l’imposta sui capitali all’estero. Nel caso dell’Iva la sanatoria è possibile pagando un’aliquota media, altrimenti quella ordinaria del 22%.

Salvaguardia penale

L’altro punto controverso dell’articolo c’è quello che prevede l’esclusione della punibilità di un eventuale dichiarazione fraudolenta, dichiarazione infedele, dichiarazione con artifici, omessa dichiarazione e omessa dichiarazione Iva. Si tratta dei reati fiscali di cui agli articoli 2,3,4, 10-bis e 10 ter del testo legislativo n.74 del 2000. E prevede (comma 13 dell’articolo 9) – come spiega il Corriere della Sera – anche un allungamento di tre anni dei termini entro i quali l’Agenzia può fare degli accertamenti, ma solo per chi si avvale della sanatori. 

Inoltre è “esclusa la punibilità” delle condotte previste dagli articoli 648-bis e 648 ter del codice penale commesse in relazione all’evasione fiscale. Si tratta dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio, due illeciti per cui è prevista una pena variabili da 2 a 8 anni. Questi due reati resterebbero perseguibili solo se connessi ad altre fattispecie di reato diverse dall’evasione.

Tagliato fuori chi non riesce a pagare

Altro problema del decreto – sottolinea il Corriere – è il fatto che dalla sanatoria sono rimasti fuori gli evasori per necessità, e non quelli più incalliti. Lo sconto sulle imposte da pagare si applica infatti alla maggior reddito dichiarato, e tenuto fino a quel momento nascosto al fisco. Dunque vale per chi ha omesso la dichiarazione, ma non per chi ha dichiarato tutto e poi ha semplicemente omesso il versamento delle imposte.  

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Autore dell'articolo: admin