Corsa in salita per la coppia Milano-Cortina


Il Comitato internazionale olimpico (Cio) è il massimo ente sportivo a livello mondiale, un organismo in grado di decidere l’ascesa e la caduta di politici e le sorti dei governi, grazie al potere di assegnare a un paese le olimpiadi estive o invernali, oppure manifestazioni sportive di portata planetaria. Per capire l’importanza politica di questo organismo, ricordiamo che il suo presidente siede di diritto all’Onu. L’Italia, attraverso l’asse Milano-Cortina, al quale si è giunti dopo l’esclusione di Torino, la Appendino non è stata sostenuta dalla sua maggioranza pentastellata, si è candidata per ospitare l’edizione delle olimpiadi invernali del 2026. Qualche giorno fa, una delegazione del Cio ha visitato Milano e valutato la viabilità e i trasporti, a giugno il Cio deciderà se assegnare la sede a Milano oppure a Stoccolma rimaste in lizza dopo la defezione di Calgary.

Il primo scontro all’interno del governo Lega-M5S si è consumato proprio sulle olimpiadi invernali del 2026, visto che dopo l’esclusione di Torino da parte del Coni, i 5S hanno ritirato l’appoggio del governo e il sostegno economico all’evento olimpico. La Lombardia e il Veneto, a trazione leghista, con il sostegno velato di Salvini, hanno scelto il berlusconiano «ghe pensi mi» al quale si è accodata Milano, guidata dal Sala di Expo 2015. In più occasioni il sindaco di Milano ha ribadito che la linea guida da seguire è il modello Expo, che non sembra aver lasciato molto, visto che a circa quattro anni di distanza tutta l’area di Rho-Pero giace ancora inutilizzata.

IL CAPOLUOGO LOMBARDO, come indica il dossier presentato dai sindaci di Milano e Cortina ai vertici del Cio, oltre a essere sede di alcune gare come il pattinaggio di figura, lo short track e l’hockey maschile, sarà il luogo di tutte le premiazioni. Le altre gare sarebbero ripartite tra la Valtellina, Bormio e Livigno, e Cortina. I presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, favoleggiano di tre milioni di visitatori, circa 600 mila solo a Milano, tracciano itinerari «secondari» nelle due regioni fino a spingersi in Alto Adige dove si svolgerà qualche gara.

IL PRESIDENTE DELLA LOMBARDIA Attilio Fontana, quello del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Milano Giuseppe Sala, giocano a fare i piccoli fiammiferai. Il Cio valuterà il sostegno politico del governo, che in Italia manca, e anche la sua stabilità politica, visto che l’evento olimpico si svolgerà fra sette anni. La storia delle olimpiadi ci insegna che il lavoro di “tessitura” fino alla vigilia è fondamentale, per garantirsi i voti dei rappresentanti dei singoli paesi che siedono al Cio, ma il governo giallo-verde non sembra preoccuparsi, tanto da spingere il Coni di Malagò a mandare messaggi disperati e trasversali. Le recenti tensioni con la Francia di Macron a proposito dell’incontro Di Maio-gilet gialli, e prima ancora con la Germania e l’Olanda riguardo alle ong che operano nel Mediterraneo per salvare i migranti in pericolo di vita, non aiuteranno nella conta finale. A questo si aggiunge il fatto che nello scacchiere politico le regioni sostituiscono il governo italiano non solo sotto l’aspetto finanziario (solo per realizzare strutture sportive a Milano i privati verserebbero 79 milioni per costruire il PalaItalia, 113 milioni per il Villaggio olimpico e circa 10 milioni per riportare a nuovo il Palasharp, a fronte di quale ritorno?), ma anche politico sul piano internazionale, una pecca imperdonabile agli occhi del Cio, organismo che dopo le traversie delle edizioni olimpiche invernali di Sochi 2014, vetrina di Putin e luogo di scandalo per il doping di stato dei russi, e quelle di PyeongChang del 2018, ridotte a palcoscenico internazionale tra Trump e Kim Jong-un, ha bisogno di credibilità.

Al di là dei giochi politici, si pongono problemi di ordine organizzativo. Tra Cortina d’Ampezzo e Milano vi è una distanza di oltre 400 km, Milano, Cortina e Livigno avranno ognuno un villaggio olimpico, ne occorrerà un quarto intermedio? In barba a quanto prevede la Carta Olimpica che vuole tutti gli atleti in un’unica sede in nome della “fratellanza”dei popoli.

IL BARACCONE LEGHISTA veneto-lombardo e il Coni, che dopo la riforma ha perso ogni potere, si sfalderanno innanzi al Cio, che ora ha tutto l’interesse a far sì che siano due le città simbolo a contendersi le olimpiadi del 2026.

Stoccolma, non ha mai ospitato una olimpiade invernale e sul piano politico-istituzionale, logistico e delle strutture la Svezia è più affidabile. Il 26 giugno, che Zaia,Fontana, Sala e Malagò sognano in discesa libera, sembra essere tutto in salita.


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