“Contro di noi quintali di fango”. Come Renzi ha chiuso la Leopolda


"Contro di noi quintali di fango". Come Renzi ha chiuso la Leopolda



Lealtà a chi vincerà il congresso, promette Matteo Renzi nell’intervento che conclude la nona edizione della Leopolda. L’ex segretario dem non si candida, lo ha ripetuto fino allo sfinimento, attende la convocazione ufficiale del congresso – sperando di vedere in campo anche Marco Minniti – per scegliere il candidato da sostenere, ma assicura che da parte sua “non arriverà il fuoco amico” che è stato prodotto “quando abbiamo vinto, per due volte e con il 70 per cento, il congresso” negli ultimi cinque anni. Una punzecchiatura al resto del partito, quello non renziano. Non l’unica.

Davanti al suo popolo, già surriscaldato da una Teresa Bellanova in ‘tenuta da battaglia’, attacca a testa bassa: “La campagna d’odio di questi mesi è stata più dura delle altre, l’odio fa male, quintali di fango che ci hanno buttato addosso non ci hanno sporcato l’anima ma ci hanno fatto male. Però non si risponde all’odio con l’odio, anzi l’odio si ritorce contro i giacobini che vanno sul patibolo, come sempre accaduto”. Parole dure contro gli avversari politici del Pd, ma alle quali – poco dopo – Renzi ne fa seguire altre rivolte all’interno del suo stesso partito e, in particolare, verso coloro che da ministri non avevano da ridire sul “brutto carattere” di Renzi e che oggi addebitano la sconfitta proprio a quei limiti caratteriali. Nomi non ne fa, ma il riferimento sembra essere a quanti hanno ricoperto incarichi di governo, da Maurizio Martina a Dario Franceschini, e che oggi si organizzano attorno a Nicola Zingaretti.

Matteo rivendica il no ai Cinque stelle

Ed è anche a quel gruppo dirigente, unitamente a personaggi di peso “della politica e dell’economia” che Renzi torna ad attribuire il tentativo di legarsi ai Cinque Stelle. “Il disegno di quelli che dicevano ‘romanizzate i barbari’, personalità di indubbio peso politico, era trasformarci in piccoli alleati saggi dei Cinque Stelle e contrapporre al populismo di destra un populismo di sinistra”. La scelta di dire ‘no’ a quella ipotesi e di farlo in uno studio televisivo è rivendicata da Renzi come scelta fatta “in nome di un popolo: non c’è leader senza popolo e non c’è popolo senza leader. L’accordo sarebbe stato molto vantaggioso in termini di poltrone”, aggiunge Renzi, “in termini di interesse. Ma dobbiamo avere la forza di dire che la politica non si riduce alle nomine, la politica non è solo potere. Ci siamo trovati al bivio tra il potere e riaffermare l’idea che facendo politica, prima o poi, torneremo noi e tornerà la politica. Quel giorno da Fabio Fazio abbiamo fatto questo, non altro”.

Attacco a Foa: “Una fake news che cammina”

Dopo aver affrontato il capitolo dedicato al Partito Democratico, Renzi affronta quello che riguarda il governo e il ruolo di senatore dell’opposizione. L’ex segretario può contare in Parlamento su una vasta schiera a lui fedele, al punto da potere indirizzare le scelte dei gruppi parlamentari. Può, quindi, rivendicare il buon lavoro che sta portando avanti il suo partito nelle Aule e rispondere al presidente della Rai, Marcello Foa: “Ha dichiarato a un giornale israeliano che l’intero gruppo parlamentare del Pd è finanziato da George Soros. Il presidente della Rai è una fake news che cammina. Domani mattina va denunciato per calunnia e diffamazione”. Segue l’invito ai presidenti delle Camere perché “facciano aprire le schede” dell’elezione di Foa sulla quale il Partito Democratico nutre sospetti di irregolarità: “È una vergogna, nemmeno Berlusconi arrivò a tanto”, grida Renzi cercando di sovrastare il boato della platea.

“Non ho dato consigli a Salvini”

Altra “falsità” su cui si sofferma il padrone di casa della Leopolda è quella sui contatti che ci sarebbero stati tra lui e Salvini, con tanto di “consigli” dispensati dal primo al secondo: “È una falsità, non lo vedo da mesi, ma avrei consigli da dare a Salvini se solo mi ascoltasse e a Di Maio, se solo mi capisse…Anche perché domani i mercati balleranno”. Quella dei mercati e della legge di bilancio sono stati, insieme alla battaglia alle fake news e ai comitati civici, i motivi ispiratore di questa edizione della Leopolda. “I mercati non sono degli gnomi brutti che hanno la testa a tre punte, ma ti danno o non ti danno le risorse per potere vivere. Fermatevi finché siete in tempo, fermate questa manovra, recuperate serietà”.

Il finale, come sempre è all’appuntamento con l’edizione del prossimo anno, di cui Renzi ha già la data: 25 ottobre. E qui torna a parlare l’ex primo cittadino dato che la scelta della data è quanto di più Firenze-centrico si possa immaginare: il decimo anniversario della pedonalizzazione di piazza del Duomo, “un sogno che sembrava irrealizzabile”, spiega Renzi. Prima di salutare c’è il tempo di un appello a chi si appresta a tornare a casa: nel farlo, dice Renzi, organizzate ciascuno di voi un comitato civico, “parlate alla gente e se trovate qualcuno a cui sta antipatico Renzi, tanto meglio, vale doppio”. Non si tratta di costruire una corrente, “che di quello non c’è nessuno bisogno”, quanto di “qualcosa di più ambizioso: non arrendersi a un futuro di mediocrità basato sui like di Facebook”. Difficile? Certo, ammette Renzi, ma “dalla Leopolda sono state aperte strade che prima nessuno aveva mai battuto. E dove andremo noi, non ci sarà bisogno nemmeno di strade”, conclude citando il ‘Doc’ di Ritorno al Futuro e salutando la Delorean che fa bella mostra di se alle sue spalle. 

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Autore dell'articolo: admin