Conte dice no al deficit al 2% e la trattativa con l’Ue torna a complicarsi


Conte dice no al deficit al 2% e la trattativa con l’Ue torna a complicarsi

Alberto PIZZOLI / AFP
 


 Giovanni Tria e Pierre Moscovici




Prosegue serrata la trattativa tra Italia e Ue sulla manovra. Ma da Bruxelles arriva l’altolà al governo: servono correzioni. L’Europa chiede un aggiustamento credibile, ovvero portare l’obiettivo di deficit per il 2019 sotto il 2% del Pil a fronte del 2,4% fissato dal governo nel quadro programmatico dei conti. 

Un’ipotesi, questa, su cui del resto non c’è accordo all’interno dell’esecutivo. “Non sto lavorando a questo obiettivo”, ha chiarito il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pur sottolineando che il dialogo con l’Europa per evitare la procedura d’infrazione va avanti. “Siamo in pieno periodo di approvazione della legge di bilancio, stiamo valutando tutti gli emendamenti – ha spiegato il premier – sto lavorando a tempo pieno nell’interlocuzione con le istituzioni europee, da stamattina continuo a lavorarci. Lavorerò stasera, lavorerò domani e nel volgere di qualche giorno avremo un ulteriore passaggio con le istituzioni Ue e confido di poter pervenire al mio massimo auspicio e il mio grande obiettivo e cioè per venire a una soluzione condivisa per evitare l’infrazione”.

Ma la Confindustria è preoccupata

Un appello a evitare passi falsi è arrivato ieri anche dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Questa manovra vale 41 miliardi, di cui 18 per pensioni e reddito di cittadinanza, per 4 miliardi appena evitiamo la procedura di infrazione. Fossi in Conte chiamerei i due vicepremier e direi loro di togliere 2 miliardi l’uno e 2 l’altro, se nessuno dei due non vuole arretrare mi dimetterei e denuncerei all’opinione pubblica chi non vuole arretrare”.

Salvini non si sbilancia

Il confronto prosegue infatti anche sul piano interno tra i soci di maggioranza. Sulla prospettiva di evitare la procedura d’infrazione, il vicepremier Matteo Salvini non si è sbilanciato: “Non sono sicuro di niente, sono sicuro che stiamo facendo di tutto per aiutare gli italiani a stare meglio, spero che l’Europa assecondi questa nostra volontà – ha affermato – stiamo lavorando anche in queste ore per migliorare la manovra, già alla Camera”.

Prendere tempo

Comunque appare ormai chiaro che il passaggio della legge di bilancio a Montecitorio non sarà quello decisivo per sciogliere i nodi. E che il governo punta a prendere tempo e a rinviare gli interventi sulle misure cardine, reddito di cittadinanza e pensioni, al Senato. Per abbassare l’asticella del deficit è necessario individuare risorse aggiuntive che dovrebbero arrivare dalla rimodulazione delle coperture preventivate per le due riforme: circa 7 miliardi per il superamento della Fornero e 9 per il reddito di cittadinanza, nel complesso 16 miliardi.

Tra le proposte di modifica presentate da governo e relatori non c’è traccia di queste misure. Intanto, in commissione Bilancio della Camera prosegue a oltranza l’esame sugli emendamenti in vista dell’approdo della manovra in Aula che, dopo vari slittamenti, è ora previsto per mercoledì.

Il desiderio di Bruxelles

La Commissione europea, fino a poche ore prima, era sembrata pronta ad aprire per la prima volta alla possibilità di un compromesso con il governo italiano per evitare l’avvio di una procedura per deficit eccessivo legata al debito, ma restano ancora alcune distanze da colmare prima di arrivare a un’intesa, a cominciare da gesti concreti da parte dell’Italia per modificare la manovra di bilancio per il 2019.

Alla Commissione basterebbe “un piccolo sforzo strutturale positivo, invece del deterioramento strutturale sostanziale come è ora”, ha detto il vicepresidente responsabile per l’Euro, Valdis Dombrovskis, che oggi ha incontrato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine della riunione dell’Eurogruppo. “C’è la comune volontà di trovare al più presto una soluzione al contenzioso sulla manovra tra Roma e Bruxelles”, ha prontamente rassicurato Tria.

I segnali di ottimismo si sono quindi moltiplicati, dopo le trattative condotte al G20 di Buenos Aires dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con quello della Commissione, Jean-Claude Juncker. Il governo italiano ha messo “sul tavolo idee e proposte nuove, che segnano dei progressi. Questo va nella buona direzione”, ha detto il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Anche i Paesi che nelle ultime settimane erano stati più duri con l’Italia, a questo punto, sembrano pronti a un compromesso.

Da parte del governo italiano c’è “un forte desiderio per un accordo e questo penso sia la posizione giusta”, ha riconosciuto a questo punto  il ministro delle Finanze, Olaf Scholz. C’è “spazio per un po’ di speranza”, gli ha fatto eco il belga Johan Van Overtveldt. L’austriaco Hartwig Loeger ha salutato positivamente la “volontà” dell’Italia “di dialogare per trovare un’altra via”.

Modifiche sostanziali

Nessuno azzarda a dare le cifre di un potenziale accordo. Anzi, la Commissione ribadisce che per evitare una procedura serve una modifica “sostanziale” della manovra per il 2019. “Resta ancora uno scarto significativo tra la valutazione dell’Italia e le richieste del Patto di Stabilità e crescita”, ha ripetuto Moscovici, spiegando che l’esecutivo comunitario continua “a preparare le decisioni” sulla procedura per deficit eccessivo.

A Bruxelles nessuno vuole allentare la pressione sull’Italia. Ma Dombrovskis ha aperto le porte a un forte sconto rispetto all’aggiustamento che il governo è chiamato a realizzare il prossimo anno: una riduzione del deficit strutturale dello 0,1% invece dello 0,6% previsto dal Patto di Stabilità e Crescita. In termini di deficit nominale significherebbe passare dal 2,4% previsto dal governo all’1,6%.

Conte dice no al deficit al 2% e la trattativa con l’Ue torna a complicarsi

JOHN THYS / AFP 

Il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz parla con il commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici 

Una volta e poi basta

Ma un altro sconto sarebbe possibile utilizzando le cosiddette misure “una tantum”, in particolare gli investimenti per la ricostruzione del ponte di Genova e per mettere in sicurezza infrastrutture e territorio. In questo scenario il deficit nominale potrebbe salire anche al 2%, la cifra che la Commissione era pronta ad accettare già a settembre, prima dell’approvazione della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. “Questa è la direzione” di una possibile intesa, anche se il divario tra Roma e Bruxelles per ora rimane “grande”, spiega una fonte comunitaria. La Commissione si aspetta soprattutto un ridimensionamento di quota 100 sulle pensioni, considerata una misura che mette a rischio la sostenibilità del debito. “La palla è nel campo dell’Italia”, ha detto Dombrovskis, dopo l’incontro con Tria, “ora aspettiamo i passi concreti”.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it




Link ufficiale: http://formiche.net/feed/

Autore dell'articolo: admin