Come sono stati questi due anni e mezzo di Virginia Raggi sindaco


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Alessandro Serranò / AGF 


 Virginia Raggi




La sentenza nel processo che ha visto imputata Virginia Raggi con l’accusa di falso per la nomina di Renato Marra alla guida della Direzione Turismo costituisce lo spartiacque dell’esperienza del M5s alla guida del Campidoglio.

Perché il futuro della sindaca di Roma, eletta nel giugno 2016 con un rotondo 67% dei voti sull’onda dello sdegno sollevato in città dall’inchiesta Mafia Capitale dopo una campagna al grido di “onestà”, ora dipende proprio da una vicenda giudiziaria che la vede coinvolta.

Un ribaltamento dei piani rispetto alle attese iniziali del Movimento, che ha scosso i 5 Stelle su uno dei suoi punti fondanti, quello del rispetto della legalità.

Cosa dice il codice etico

Il codice etico M5s prevede la non compatibilità con il ruolo di portavoce in caso di condanna, anche in primo grado. All’inizio del 2017 i 5 Stelle hanno già modificato il loro codice di condotta, eliminando l’iscrizione nel registro degli indagati come fattispecie che rendeva necessarie le dimissioni. Un cambiamento di cui ha beneficiato la stessa sindaca.

Due anni, otto assessori, tre inchieste

Finora i 29 mesi della sindaca, prima donna alla guida del Campidoglio, sono stati scanditi da incertezze e ripensamenti sulle nomine, dalle porte girevoli in giunta con otto assessori che sono cambiati in appena due anni fino ai molteplici cambi di governance delle aziende partecipate più importanti, Atac e Ama. E da tre inchieste che hanno fatto vacillare la giunta: quella che ha portato a dicembre 2016 all’arresto dell’ex dirigente del Personale e braccio destro della sindaca, Raffaele Marra, nell’ambito di un procedimento con l’accusa di corruzione; quella sulla presunta corruzione attorno al progetto dello stadio della Roma – rivisto e approvato dalla giunta Raggi con la riduzione delle cubature – che ha coinvolto l’avvocato Luca Lanzalone, nominato dalla Raggi alla presidenza di Acea, la ricca multiutiity di energia e ambiente; e quella a carico della sindaca.

Una giunta sull’orlo di una crisi di nervi

Di fatto la giunta in due anni e mezzo ha vissuto rari momenti di tranquillità. È partita, sull’onda del successo elettorale, con il ritiro della candidatura alle Olimpiadi del 2024. Poco dopo però sono partiti i primi scossoni, prima con l’arresto di Raffaella Marra e poi l’indagine a carico della sindaca per la nomina (successivamente revocata) del fratello Renato alla guida della Direzione Turismo con relativo incremento di stipendio.

Un rilancio era arrivato a febbraio 2017 con l’accordo per la revisione del progetto dello stadio dell’As Roma, ma le indagini della Procura su quel dossier hanno congelato l’unico grande investimento urbanistico privato in programma nella Capitale per i prossimi anni.

I risultati positivi

Tra i risultati che la sindaca può rivendicare c’è la pulizia dei conti cittadini, con il dimezzamento dei debiti fuori bilancio, la risoluzione della vertenza di lungo corso sul salario accessorio dei dipendenti capitolini e il lancio di un nuovo modello di raccolta differenziata che a fine anno coprirà circa 500 mila romani. E poi alcune battaglie in cui la Raggi ha messo la faccia per la presenza dello Stato sui territori maggiormente interessati dalle infiltrazioni della criminalità organizzata, da Ostia alla Romanina, feudi dei clan Spada e Casamonica.

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La manifestazione del 27 ottobre contro il degrado a Roma 

Verde, immondizia e Atac

Restano però i bandi per lo sfalcio del verde, stoppati dopo Mafia Capitale, ancora in buona parte fermi. E poi la spazzatura che a ondate fuoriesce dai cassonetti, a ricordare che il ciclo di raccolta e smaltimento resta fragile ed insufficiente con appena quattro impianti e la necessità di costanti trasporti fuori Regione. Senza dimenticare la vertenza Atac. Per l’azienda del trasporto pubblico, sommersa da 1,4 miliardi di euro di debiti, la giunta M5s ha scelto la strada del concordato preventivo in continuità, che ha ricevuto il via libera della Procura e del Tribunale fallimentare perché giudicata preferibile alla prospettiva dell’amministrazione controllata. Il 19 dicembre l’assemblea dei debitori voterà sul piano pluriennale di rientro dal debito, che se approvato partirà nel 2019 con a liquidazione dei 150 milioni di euro di crediti prioritari.

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