Come si stanno organizzando i partiti italiani per le elezioni europee


pd m5s lega 

 (Afp)


  Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista



I partiti scaldano i motori in vista delle europee, convocate esattamente tra due mesi, domenica 26 maggio per l’Italia. Tra ipotesi di alleanze, aperture, trasversalità, recuperi, formazioni di liste, primi nomi di candidati possibili. Ed è un quadro piuttosto in movimento e ancora in formazione, sia a sinistra sia a destra che al centro, tra spinte sovraniste e populiste di cui i giornali danno conto in ordine sparso.

Pd e centrosinistra

Sul versante del centrosinistra, le attenzioni vanno per il momento alle mosse del neosegretario del Pd e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, reduce da un vertice di partito con la riunione di Direzione convocata ieri, “in tempi brevi”, e dove ha ottenuto – come si racconta sul Corriere della Sera – “ciò che voleva: il mandato a trattare con le altre forze politiche, transfughi del Pd inclusi, per una lista unitaria alle Europee.

La sua proposta è passata a stragrande maggioranza. Tutti voti favorevoli, tranne 17 astensioni: quelle della mozione Giachetti-Ascani”. “Il che significa, in parole povere – chiosa l’articolista – che anche i renziani cosiddetti moderati, quelli del duo Lotti-Guerini sono favorevoli ad andare al voto con una lista unitaria con dentro Bersani, Speranza e altri scissionisti”. Del resto il segretario del Pd è stato chiaro su tattica e strategia: “Non si perde neanche un voto”, come titola il quotidiano milanese a pag. 12.

Segretario del Pd che viene incalzato da Ezio Mauro, il quale – in un articolato editoriale su la Repubblica dal titolo “Zingaretti nel mondo ’X’ non basta sopravvivere” –  lo sprona a non fermarsi alla teoria del “primum vivere” perché “se i voti regionali in Abruzzo, in Sardegna e in Basilicata, hanno dimostrato che la sinistra perde, dovunque, come accade da quando la destra si è impadronita dello spirito dei tempi” pur tuttavia “hanno rivelato anche che il Pd non è morto dopo la latitanza dell’ultimo anno”.

Dunque? “Dunque ‘primum vivere’ sicuramente – scrive l’ex direttore del quotidiano di Largo Fochetti a Roma – ma subito dopo nasce la vera domanda: per fare cosa?” L’analisi prosegue così: “Si può naturalmente organizzare una teoria della sopravvivenza, strutturandola intorno a una linea di resistenza. Aspettando che l’ondata sovranista passi, e che la politica tradizionale riprenda la sua forma. Un nobile profilo di minoranza, che occupi la metà sconfitta del campo, le dia voce e la indirizzi in una funzione di opposizione, di testimonianza, di presidio di alcuni principi fondamentali del pensiero liberal-democratico e costituzionale. Ma quella che potrebbe sembrare una rendita minima di posizione, scrutando il cielo in attesa che cambi la meteorologia del Paese, sarebbe in realtà un’occasione perduta”.

E dopo una disamina della situazione internazionale, dei rapporti di forza in campo, a spinte e controspinte sovraniste e populiste in mezzo mondo e in tutta Europa, Mauro consiglia così Zingaretti: “Di fronte a tutto questo, puntare a sopravvivere è un’abdicazione, anzi una colpa. La sfida per una democrazia illiberale è talmente potente, che serve prima di tutto una forte ambizione per combatterla. Tocca alla sinistra, per necessità più che per merito, difendere quei valori liberaldemocratici che non sono certo soltanto suoi, ma che adesso sono in pericolo. Le spetta oggi un compito generale, da forza di sistema, costituzionale, che salvaguardi l’idea di Europa, il concetto di Occidente, la prospettiva di un’altra Italia. Può farlo uscendo dagli slogan che stanno mangiando la politica, dai tweet che la stanno cortocircuitando, dalle foto su instagram che la stanno banalizzando. Ritrovando la vita, senza paura di guardarla in faccia nelle paure dei più deboli, negli egoismi dei garantiti, nelle speranze di chi vuole crescere. Recuperando una radicalità riformista, capace di parlare di diritti, di doveri, soprattutto di lavoro e di dignità. Finora ha chiesto voti: deve proporre rappresentanza. C’è un Paese diverso che aspetta”.

Il fronte centrodestra

Del fronte di centrodestra se ne occupa più approfonditamente il Corriere con un’intervista a Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia, il cui senso è riassunto nel titolo che dice: “Il centrodestra riparte da noi e Lega. Competizione con Forza Italia”, anche perché FdI e partito di Salvini “siamo le sole due forze a crescere”.

Meloni esclude una lista unica con la Lega (“un’eventualità di cui non si è mai parlato”) ma esclude anche si possa riproporre “il vecchio schema del centrodestra: ogni tempo ha la sua storia. Noi vogliamo essere un movimento inclusivo, siamo aperti a tutti, e stiamo avendo risposte straordinarie anche da realtà locali e territoriali che venivano dall’esperienza del Pdl. In questo momento certo tra FdI e FI in vista delle Europee c’è competizione: noi ci candidiamo per cambiare radicalmente questa idea di Europa, FI sostanzialmente la accetta e la condivide. Come è giusto che sia in democrazia, saranno gli elettori a decidere. E a indicarci la strada per gli assetti futuri”.

Il problema è Berlusconi, chiede la giornalista? Salvini si vergogna di lui? “Non so, ma non avrebbe molto senso: se si fanno accordi es i fa una coalizione non ci si vergogna dei propri alleati. Se si prova imbarazzo, non si fanno. È semplice, è la risposta di Giorgia Meloni. Intanto Silvio Berlusconi, come racconta Il Giornale a pag. 8, “si prepara a celebrare sabato a Roma il primo successo in politica”, cioè quello della vittoria di 25 anni fa con la discesa in campo del 1994. “Adesso siamo pronti a un nuovo inizio” giura a se stesso e al proprio elettorato. E Feltri, su Libero,

Vittorio Feltri recensisce il libro dell’ex socialista ed ex azzurro Fabrizio Cicchitto sui 25 anni di Forza Italia in cui “racconta i suoi tentaivi falliti per cercare di raddrizzare il partito suggerendo la giusta rotta al Cavaliere A Berlusconi piace regnare e non governare: se trova uno bravo lo allontana, se invece becca un cretino non lo molla più”.

M5s e il caso Di Battista

E poi ci sono i 5 Stelle, sui quali – sempre Libero quotidiano – apre la prima pagina annunciando a caratteri cubitali che “Di Battista darà il colpo di grazia” perché – svela l’occhiello a caratteri colorati in rosso – “Di Maio sarà sostituito da un boia” (cioè lo stesso Di Battista, il cui ritorno “i grillini invocano come fosse un messi”). Ipotesi che Il Fatto Quotidiano esclude perché, come si può leggere a pag. 4, lo stesso Di Battista in un colloquio con il giornale afferma: “Non devo sciogliere alcuna riserva e non mi candiderò”, aggiungendo anche: “Il silenzio è bellissimo”.

Ipotesi che viene confermataanche da una cronaca del Corriere della Sera a pag. 10 in cui si raccontano “i veleni” che pervadono il Movimento e dal titolo inequivocabile: “Di Battista (deluso) si sfila”. Articolo nel quale si può leggere anche una notizia inedita e che riguarda Sky che “congela i suoi reportage dal Guatemala”. “Se tace d a un mese e mezzoèperché «non vuole far filtrare veleni» in un momento tanto delicato. Chi gli vuole bene però si chiede se davvero pensi di po – ter vivere solo dei suoi reportage. Già, perché se in Guatemala era andato anche per Sky e nel momento di massima popolarità, ora dalla tv satellitare dicono di non sapere nulla del viaggio in India. E rivelano che «la messa in onda dei suoi reportage dall’America Centrale al momento non è prevista” racconta la giornalista.

Ma sulla stessa pagina, il Corriere racconta anche le mosse elettorali dei 5 Stelle in vista delle Europee di maggio con “i 2.600 candidati in corsa per Strasburgo” tra i quali primeggiano “il costumista, l’astronauta, l’ex Iena” (Giarrusso): “E ieri su Rousseau sono stati caricati i 2.600 profili dei candidati per le Europee. “Oltre il 70% dei candidati possiede una laurea, uno su sei il dottorato di ricerca e più di 1.400 candidati vantano una conoscenza avanzata della lingua inglese, si legge sul blog”.

Le liste e il voto europeo

Nella babele delle liste, la Repubblica intervista Emma Bonino che spiega che in Europa ci andrà “insieme a Pizzarotti”, il sindaco di Parma già eletto con i 5Stelle dai quali è stato espulso e se ne è andato. “Zingaretti faccia la sua partita con la sinistra” spiega la leader di +Europa. “Noi abbiamo un elettorato liberaldemocratico e andremo nella famiglia europea dell’Alde. Abbiamo target diversi»”. Meglio correre da soli? Chiede la giornalista. “Faremo liste autonome aperte a personalità e movimenti con cui condividiamo le cose fondamentali sull’Europa e la voglia di sfidare Di Maio e Salvini. Stiamo per decidere l’assetto definitivo”.

Dunque si procede spediti verso il voto, “ma il patto tacito – chiosa il notista Massimo Franco dalle colonne della sua rubrica quotidiana “La Nota” sulle colonne del giornale di via Solferino e che riassume il quadro politico generale – tra Movimento Cinque Stelle e Lega è quello di governare litigando. È legittimo ritenere che durerà fino alle Europee, con fiammate polemiche crescenti. Ma non è escluso che continui anche dopo, perché a nessuno dei due conviene rompere e rischiare elezioni anticipate. Al vicepremier grillino Luigi Di Maio, perché i seggi che ha in Parlamento probabilmente si ridurrebbero di almeno un terzo; al suo omologo leghista, Matteo Salvini, perché dovrebbe ricontrattare tutto con il resto del centrodestra, che considera morto nonostante le vittorie. Dipenderà anche da quanto il Carroccio otterrà nel voto del 26 maggio; da quanto perderà il Movimento rispetto alle Politiche di un anno fa; e da quanto riuscirà a recuperare rispetto a quelle elezioni un Pd che il segretario Nicola Zingaretti sta ricompattando. Il tentativo di includere spezzoni degli scissionisti, di allargare le liste a personaggi di confine della sinistra, conferma la volontà di non disperdere l’elettorato su nessun fronte: a costo di apparire nostalgico del passato”.

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Autore dell'articolo: admin