Come il governo è uscito dall’impasse sulla Tav


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 (Afp)


  Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini 




Slittano i bandi sulla Tav. La politica si affida alle tecnicalità, il quadro non è di immediata e facile comprensibilità.  

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha scritto una lettera a Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare e gestire la linea ferroviaria dell’Alta velocità, invitandola ad “astenersi, con effetti immediati, da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara”.

La risposta di Telt

Telt ha replicato che non farà partire le gare senza l’ok dei due esecutivi: “la successiva fase di trasmissione dei capitolati per la presentazione delle offerte” sarà sottoposta “al preventivo avallo dei due governi”.

Ma il Cda che si riunirà lunedì prossimo autorizzerà gli inviti per i lotti francesi del tunnel. L’iter dunque sarà avviato in modo da “rispettare il termine del 31 marzo” per avere il finanziamento europeo per il 2019.

Non solo, però. La società, partecipata al 50% dal governo francese senza intermediari e al 50% da Ferrovie dello Stato, lancia un warning: un nuovo rinvio della pubblicazione “oltre il mese di marzo comporterebbe la riduzione della sovvenzione europea di 300 milioni di euro”.

Questa perdita di finanziamento pubblico avverte Telt “rischia inoltre di chiamare in causa la nostra responsabilità civile e amministrativa, come conseguenza dell’inerzia decisionale su una materia di nostra competenza”.    

Ridiscussione integrale 

L’esecutivo italiano vuole “ridiscutere integralmente il progetto”.

“L’analisi tecnica effettuata dagli esperti nominati dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e le conseguenti considerazioni politiche sin qui effettuate ci impongono di rivalutare la realizzazione dell’opera, la cui corrispondenza all’interesse pubblico non appare affatto scontata”, scrive Conte nella lettera inviata.

Il Presidente del Consiglio aggiunge: “Al momento appare necessario, da un lato, evitare di assumere impegni di spesa gravanti sull’erario italiano e, dall’altro, adoperarsi per non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall’Unione europea”.

“Tutte le prossime iniziative che vorrete intraprendere, dovranno rispettare, pertanto, questa duplice esigenza, avendo cura che sia garantita la piena reversibilità di qualunque attività giuridica o scelta posta in essere”.

Quindi, annuncia che al più presto informerà la Francia e la Commissione europea della posizione del governo italiano. Il premier in un post su Facebook spiega anche che “abbiamo promesso di tutelare esclusivamente gli interessi degli italiani”.

Sei mesi di tempo, e DI Maio punzecchia Salvini

A parlare di 6 mesi il sottosegretario all’Economia, Laura Castelli: “Abbiamo ottenuto il rinvio dei bandi per il Tav che partiranno tra 6 mesi solo se Italia Francia raggiungeranno un accordo serio”.

Festeggia su Facebook Luigi Di Maio, sottolineando che il governo va avanti e che i soldi degli italiani non saranno vincolati a un’opera che non serve.

La Tav “è stata messa in discussione” con una analisi che “ha piu’ costi che benefici” per questo “non potevamo permettere che lunedì si prendessero” i soldi degli italiani e “che si vincolassero inutilmente a un’opera messa in discussione”, afferma il vicepremier.

Segue una ‘frecciata’ a Matteo Salvini: “Non possiamo pensare che ci sia sempre la narrazione della crisi di governo: ‘andiamo fino in fondo’, ‘vediamo chi ha la testa più dura’. Questo è folklore, non stiamo parlando di quello che ci chiedono gli italiani”.

“Non dobbiamo creare sempre tensioni. Questo è l’obiettivo e un atteggiamento di governo che il M5S prima di tutto dovrà avere sempre di più”, conclude.

La risposta di Salvini

“Non c’è nessuno che vince o che perde, la Lega governa perché vincano gli italiani”, commenta Salvini. Il vicepremier leghista in mattinata aveva chiarito: “Rimango convinto che la Tav si debba fare per collegarci al resto dell’Europa. Però non è né questo né altro che mette in discussione un governo che in nove mesi ha fatto tanto”.

“Nel contratto c’è la revisione dell’opera, che arriva da lontano, si può rivedere, si può risparmiare, si può modificare”, conclude.

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli ribadisce che “il Governo salvaguarda in pieno gli interessi degli italiani e rispetta il contratto di Governo, secondo cui l’opera andrà integralmente ridiscussa – dopo decenni di blocco dei lavori per colpa dei cosiddetti professionisti della politica – senza vincoli giuridici ulteriori per il nostro Paese”.

Forza Italia chiede il referendum

Immediate anche le reazioni delle opposizioni: “Questo governo non ha avuto il coraggio di fare una scelta, via al referendum. Non decidere significa isolare il nostro Paese e perdere centinaia di milioni di euro e lavoro”, afferma il presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia Antonio Tajani.

Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in una lettera inviata a tutti gli eletti per la grande assemblea nazionale che si svolgerà sabato 30 marzo a Roma, parla di “una situazione molto preoccupante e confusa, nella quale l’avvenire del nostro Paese è messo in pericolo ogni giorno di più dagli errori e dalle contraddizioni dell’attuale governo ma anche dalla crisi del progetto Europeo”.

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 Berlusconi e Tajani

Per il Pd siamo alla repubblica delle banane

Infine il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino arrivando al flash mob a Torino organizzato dalle madamine del Comitato si definisce la lettera di Palazzo Chigi a Telt “roba degna di una repubblica delle banane: parla esplicitamente di non fare partire i capitolati d’appalto lasciando aperto un piccolo spiraglio, non chiarissimo. Vedremo lunedì”.

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Autore dell'articolo: admin