Come è andato l’incontro tra Kim e Trump e cosa ci sarà scritto nell’accordo finale


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Il presidente Donald Trump non ha “fretta” sulla denuclearizzazione della Corea del Nord purché venga raggiunto un buon accordo con il leader Kim Jong-un. “La velocità non è importante per me. Apprezzo che non ci siano stati test di missili nucleari”, ha dichiarato Trump, incontrando per il secondo giorno ad Hanoi, in Vietnam, il dittatore di Pyongyang.

È dalla fine del 2017 che Kim non conduce test atomici. “Quello che conta è fare l’accordo giusto”, ha rimarcato il miliardario, indicando di aver abbassato l’asticella delle pretese sulla tempistica della denuclearizzazione della Corea del Nord ma promettendo comunque un’intesa “molto speciale”.

Anche Kim ha sfoggiato ottimismo, impegnandosi a fare il possibile per la riuscita del vertice. Ha stigmatizzato gli scettici, dicendo che il summit con Trump gli sembrerà un “film di fantasia” e ha poi lasciato di stucco la stampa, rispondendo ad un giornalista straniero, come probabilmente non era mai accaduto prima. “È troppo presto per dirlo ma posso affermare di non essere pessimista”, è stata la risposta di Kim ad un reporter del Washington Post. 

Il tete-a-tete, solo con gli interpreti, è durato una mezz’ora. La riunione è stata poi allargata agli advisor. La programmata chiacchierata a bordo piscina tra Trump e Kim, entrambi in completo giacca, è stata spostata all’interno del lussuoso hotel Metropole per il caldo (23 gradi) e soprattutto per l’umidità al 93%. “Tra noi il rapporto è molto forte e quando si ha una buona relazione possono succedere molte cose buone”, ha sottolineato il 72enne presidente. “Ritengo, d’intuito, che possiamo produrre buoni risultati”, ha concordato il 35enne Kim. Trump ha dunque ribadito che la Corea del Nord ha un grande potenziale e che puo’ diventare “una potenza economica”.

Dopo la colazione di lavoro, intorno alle 14 ora locale, le 8 del mattino in Italia, è prevista la firma di un accordo congiunto, seguita da una conferenza stampa di Trump alle 15:50, le 9:50 in Italia. La Casa Bianca ha fatto sapere che la dichiarazione finale potrebbe sancire formalmente la fine della guerra coreana del 1950-1953, mai proclamata formalmente (vige ancora un armistizio). È l’auspicio di Trump, che sogna il Nobel per la Pace.

Rappresenterebbe poi una leva politica da sventolare durante la campagna per le presidenziali Usa del 2020, ormai già entrata nel vivo con la Casa Bianca sotto pressione per il Russiagate e per l’esplosiva testimonianza in Congresso dell’ex legale personale del presidente, Michael Cohen.
Kim chiede il ritiro dei militari americani dalla Corea del Sud o, quantomeno, una riduzione numerica del contingente composto da 28.500 soldati. Uno dei potenziali risultati è che Kim approvi l’ingresso di ispettori nei suoi siti nucleari o che acconsenta a chiudere il suo centro di ricerca sull’atomica. Trump, in cambio, dovrebbe mettere sul piatto la ripresa delle relazioni diplomatiche, anche con uno scambio di rappresentanze. Il primo vertice tra Trump e Kim, lo scorso giugno a Singapore, non ha portato a risultati concreti.

Kim aveva promesso di smantellare la centrale di Yongbyon, ma non lo ha fatto, mentre il sito di Punggye-ri sembra sia parzialmente crollato da solo. L’unico risultato concreto che Trump può rivendicare, come ha fatto, è lo stop ai test missilistici e nucleari.

L’obiettivo del vertice, il secondo in otto mesi dopo quello a Singapore, è far avanzare il dialogo sulla denuclearizzazione della Corea del Nord, un Paese che ha il potenziale “formidabile, incredibile, illimitato” e con “un grande leader” – sono le parole di Trump – per diventare “una potenza economica” come il Vietnam (la ‘tigre del Mekong‘, che ha un tasso di crescita superiore al 6%).

L’auspicio di Trump, che sogna il Nobel per la Pace, è quello di una dichiarazione politica comune che sancisca la fine della guerra coreana del 1950-1953, mai proclamata formalmente (vige ancora un armistizio). La firma di un accordo di pace offrirebbe a Trump una leva politica da sventolare al ritorno a Washington, dove è assediato. Ma il colpo non sembra ancora riuscito: per ora il vertice è oscurato dalla esplosiva testimonianza di Cohen.

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Autore dell'articolo: admin