Come cambia, alla fine, il diritto d’autore nel mercato digitale in Europa 


riforma copyright

BEN KRIEMANN / GEISLER-FOTOPRESS / GEISLER-FOTOPRESS / DPA PICTURE-ALLIANCE 


Una manifestazione a Berlino del 23 marzo 2019 contro la riforma del copyright votata dall’Ue 




Un testo di oltre 150 pagine, con 31 articoli da recepire nelle legislazioni nazionali entro 24 mesi, per regolamentare il copyright nel mondo digitale equilibrando la libertà su internet e la giusta remunerazione dei detentori di diritti d’autore.

Il Parlamento europeo ha approvato definitivamente il testo di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale dopo tre anni di negoziati e un duro scontro tra due campi avversi incentrato su due articoli del provvedimento: l’articolo 11 (diventato il 15 nel testo finale) che prevede la remunerazione di editori, giornalisti e autori, e l’articolo 13 (diventato il 17) che attribuisce alle grandi piattaforme la responsabilità dei contenuti caricati da singoli utenti incoraggiando l’utilizzo di filtri automatici per bloccare il materiale coperto da diritti d’autore.

Il testo dovrà avere ora solo il via libera formale del Consiglio, un passaggio scontato dopo l’accordo sul testo raggiunto a metà febbraio, con la maggioranza dei paesi a favore e cinque contrari, tra cui l’Italia.

Diritti e obblighi del diritto d’autore anche online

In generale la direttiva intende garantire che diritti e obblighi del diritto d’autore si applichino anche online. YouTube, Facebook e Google News sono alcuni dei colossi del digitale che saranno più direttamente interessati dalla legislazione. Il testo afferma principi come “l’equo compenso” per gli autori o gli editori a cui è stato trasferito il diritto mediante licenza.

Un altro principio è quello della “remunerazione adeguata e proporzionata”: gli Stati membri devono provvedere a che gli autori e gli artisti (interpreti o esecutori), se concedono in licenza o trasferiscono i loro diritti esclusivi per lo sfruttamento delle loro opere o altri materiali, abbiano il diritto di ricevere una remunerazione adeguata e proporzionata, salvo tenere conto del principio della libertà contrattuale e di un giusto equilibrio tra diritti e interessi.

Uno dei principali obiettivi è fare in modo che i giganti del web condividano i loro ricavi con artisti e giornalisti. Le nuove norme dovrebbero consentire di rafforzare la possibilità per i titolari dei diritti (musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori e editori di notizie) di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall’utilizzo delle loro opere presenti sulle piattaforme internet. 

 “Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali stabilito in uno Stato membro i diritti (…) per l’utilizzo online delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione”, si legge all’articolo 15 (ex 11).

Alcune disposizioni sono state concepite per garantire che Internet rimanga uno spazio di libertà di espressione. La condivisione di frammenti di articoli di attualità (i cosiddetti “snippet”) è espressamente esclusa dal campo di applicazione, tuttavia il testo specifica che il testo deve essere “molto breve”.

Un’altra eccezione riguarda i contenuti generati dagli utenti tramite i servizi di condivisione di contenuti online per citazione, critica, rassegna, caricatura o parodia.

La responsabilità delle piattaforme per i contenuti caricati

All’articolo 17 (ex 13) la direttiva non menziona esplicitamente i filtri all’upload, che hanno attirato le critiche più dure da parte dei militanti della libertà su internet e di grandi operatori come YouTube. Ma le piattaforme saranno direttamente responsabili dei contenuti caricati sui loro siti.

I colossi internet dovranno compiere i massimi sforzi per ottenere un’autorizzazione a usare il materiale coperto da copyright, fare “i massimi sforzi” per evitare la pubblicazione e agire tempestivamente disabilitare l’accesso o rimuovere dai loro siti web le opere o altri materiali oggetto di segnalazione per i quali non hanno licenza. Tuttavia il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature e parodie sarà stato protetto: “meme” e “GIF” potranno continuare ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.

Nel testo viene anche specificato che il caricamento di opere su enciclopedie online in modo non commerciale, come nel caso di Wikipedia, o su piattaforme software open source, come nel caso di GitHub, sarà automaticamente escluso dal campo di applicazione della direttiva.

La direttiva prevede eccezioni specifiche anche per le startup – le società con meno di 5 milioni di utenti unici al mese e meno di 10 milioni di fatturato l’anno – che saranno soggette a obblighi meno stringenti rispetto alle grandi piataforme. Le restrizioni del diritto d’autore inoltre non si applicheranno ai contenuti utilizzati per l’insegnamento e la ricerca scientifica.

 

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Autore dell'articolo: admin