Chi sono gli esperti israeliani che recuperano le salme delle vittime del Boeing


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MICHAEL TEWELDE / AFP


La zona vicino a Bishoftu, 60 chilometri da Addis Abeba, dove è caduto il Boeing 737 della Ethiopian Airlines




Sono gli ‘angeli’ che arrivano pochi minuti dopo un evento catastrofico, che sia un attacco terroristico o un disastro naturale: gli esperti israeliani di Zaka (acronimo in ebraico per ‘identificazione delle vittime di disastro), oltre 3.600 volontari, operativi 24 ore su 24, che entrano in azione non solo in patria ma anche all’estero, ogni volta che le loro capacità, internazionalmente riconosciute anche dall’Onu, vengono richieste.

L’ultimo caso è quello dell’aereo dell’Ethiopian Airlines, schiantatosi al suolo domenica mattina con 157 persone a bordo, tra cui due israeliani.

Sul posto è stata immediatamente inviata una delegazione: “La velocità” di intervento è fondamentale, “arrivare sul posto di un incidente entro i primi vitali minuti o le prime vitali 48 ore nel caso del crollo di un edificio o di un disastro naturale” è cruciale, ha sottolineato in un’intervista David Rose, direttore internazionale di Zaka, e lui stesso veterano tra i volontari, molti di loro ebrei ultra-ortodossi.

Svolgono lavoro di primo soccorso, assistendo le attività delle ambulanze, e aiutano nell’identificazione delle vittime del terrorismo, impegnandosi nella raccolta dei resti per assicurare loro una degna sepoltura secondo la legge ebraica.

I corpi sono sacri

Proprio così mossero i primi passi nel 1989, in occasione di un attentato contro un autobus.

Sei anni dopo venne ufficialmente fondata da Yehuda Meshi-Zahav l’organizzazione civile di volontari Zaka, il cui motto è “salvare coloro che possono essere salvati, onorare quelli che non si possono salvare”.

La vittima viene “trattata in modo sacro, a prescindere dalla sua religione o razza: questa è la più alta forma di ‘vera virtù’, aiutare qualcuno che non può esprimere la sua gratitudine”, ha spiegato Rose.

Negli anni hanno anche diversificato i loro campi d’azione, creando unità specializzate sulle due ruote, per le operazioni in montagna o sotto’acqua, insieme ai gruppi speciali rivolti alle comunità di drusi e beduini.

Alla ricerca degli scomparsi

Parallelamente a questo impegno sul fronte di incidenti e attentati, i volontari collaborano anche nella ricerca di persone scomparse, in Israele e all’estero, così come nelle operazioni di ricerca e salvataggio di fronte a incidenti di massa.

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 (Afp)

 Le vittime dello tsunami in Indonesia

È il caso degli tsunami in Thailandia (2004) e Giappone (2011), il devastante terremoto che ha colpito Haiti nel 2010 o il sisma del 2015 in Nepal, così come gli uragani contro New Orleans (2005), Houston e Florida (2017).

Nel 2018, furono tra le prime organizzazioni umanitarie internazionali ad arrivare dopo l’eruzione del vulcano guatemalteco Fuego, impegnando l’unità Zaka che era stata creata pochi mesi prima nel Paese centro-americano, grazie all’addestramento di soccorritori e volontari della comunità ebraica locale.

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