Chi era Cherif Chekatt, l’attentatore di Strasburgo


Chi era Cherif Chekatt, l'attentatore di Strasburgo



Due giorni di caccia all’uomo, 700 membri delle forze dell’ordine impegnati a bloccare la fuga disperata di un uomo ferito che, nonostante questo, è riuscito più volte a sfuggire alla polizia, fino a quando questa sera intorno alle 21, una volante con tre agenti a bordo lo ha rintracciato, identificato, a rue Lazaret, vicino al luogo dove si nascondeva, in un deposito vicino a Neudorf. E anche lì Cherif Chekatt ha reagito sparando, per l’ultima volta prima di essere ‘neutralizzato’, come nel linguaggio tecnico si comunica la fine della caccia, l’uccisione del killer. 

La radicalizzazione in carcere

Chekatt, 29 anni, di origine nordafricana ma nato e cresciuto a Strasburgo, era giovanissimo ma aveva già subito 27 condanne per reati comuni, la gran parte delle quali in Francia, ma anche in Germania e Svizzera.  Nel 2012 il giovane si era introdotto in uno studio di un dentista a Mainz, portando via denaro e oro usato per le otturazioni. Quattro anni più tardi aveva rapinato una farmacia a Engen. Chekatt era stato detenuto in Germania per poco più di un anno prima di essere espulso in Francia. E durante un suo soggiorno in un carcere francese, tra il 2013 e il 2015, era stato segnalato alla Direzione generale della sicurezza interna (Dgsi) per la radicalizzazione della sua pratica religiosa e il suo proselitismo e schedato come ‘fiche S’, individuo pericoloso per lo sicurezza dello Stato.

Da sempre disoccupato, figlio di una famiglia di origini marocchine – oggi padre, madre e due dei suoi fratelli sono in stato di fermo – aveva più di un parente che almeno simpatizzava con gli ambienti islamici radicali. Per questo, dopo la scarcerazione, Cherif veniva seguito “in modo piuttosto attento”, come aveva riferito il vice ministro dell’Interno, Laurent Nunez, precisando che “l’uomo incitava alla pratica della religione in una forma radicale, ma nulla permetteva di rilevare un passaggio all’azione nella vita quotidiana”. Un profilo ‘ibrido’ in realtà, così era stato alla fine classificato l’uomo che martedì aveva sparato contro la folla al mercatino di Natale della città francese, uccidendo tre persone e ferendone 13.

“L’ho fatto per i morti in Siria”

Da martedì era iniziata la caccia a quest’uomo che aveva agito come un terrorista, gridando prima dell’attacco più volte “Allahu Akbar” durante l’azione. Azione che proprio in serata è stata rivendicata dall’Isis che su Amaq, organo di propaganda aveva scritto: Cherif è un nostro soldato.

Il killer, dopo la sparatoria, aveva preso un taxi per recarsi dal centro della città al quartiere Neudorf. “Al tassista Cherif Chekatt ha detto di avere ucciso 10 persone” si era saputo nella giornata di oggi. Poi, una sorta di spiegazione: “L’ho fatto per vendicare i fratelli morti in Siria”. “Si tratta di un criminale comune poi radicalizzato”, aveva detto il ministro dell’Interno francese, Christophe Castener, descrivendolo. Il Viminale aveva escluso i collegamenti con l’Italia di Chekatt. In una riunione del C.a.s.a. erano state analizzate le informazioni provenienti dagli uffici antiterrorismo francesi, incrociandole con quelle in possesso delle forze di polizia e dell’intelligence italiane.

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Autore dell'articolo: admin