Che Tempo Che Fa, Salvini tra Segre e Fazio sulla Liberazione


Fazio apre CTCF con Liliana Segre, i rigurgiti fascisti e l’importanza della memoria.

Nessuno nomina Matteo Salvini, ma le parole, i tweet, le scelte del vicepremier e Ministro dell’Interno aleggiano nello studio di Che Tempo Che Fa durante l’anteprima alla puntata di domenica 28 aprile, aperta da Liliana Segre che racconta a Fabio Fazio e al pubblico tv la sua Liberazione, quella dal campo di concentramento e quella dal Nazi-Fascismo, celebrazione sempre più maltrattata dalle Istituzioni che hanno giurato sulla Costituzione.

Parlando della Liberazione a pochi giorni da un 74esimo anniversario mai così polemico e cupo, è difficile non tornare su quanto successo in questi giorni.

“Soffro moltissimo nel vedere quella data che dovrebbe rappresentare l’unione dopo divisioni sanguinose diventa un pretesto per polemizzare, andare altrove o prendere un giorno di festa. Il vero carattere del 25 aprile si perde in storie dolorose di chi si ricorda quelli che persero la vita per la democrazia”

dice subito la Segre, con quella ‘indignazione’ compassata che però si manifesta nel modo in cui si rigira tra le mani proprio il libretto della Costituzione.

Un passaggio obbligato su quello striscione a sostegno di Mussolini apparso qualche giorno f a (“Per anni è stato osceno mostrarsi fascisti, ma le persone non erano cambiate. Poi il tempo passa, muoiono le vittime, muoiono i carnefici e la gente torna a fare cose che sono condannate dalle leggi e dalla nostra Costituzione“) prima di un commento sulla “semplificazione di chi parla della liberazione come un derby tra Comunisti e Fascisti”:

“Da milanese, la parola derby mi evoca momenti stupendi dello sport… Ma come pensa che io possa ascoltare parole così e non sentir ribollire il sangue… ma si sento anche stanca di un mondo così”.

Un mondo in cui la Storia si appiattisce sui social, in cui la memoria diventa opinabile: anche per questo la Segre, senatrice a vita, si è fatta promotrice di una iniziativa per ripristinare la prova di Storia alla Maturità e ridare valore alla parola ‘storia’, “strumento analitico serio per capire il presente” come dice Fazio.

“Io che mi occupo da 30 anni di memoria non posso reggere all’idea che i ragazzi che vanno a scuola non debbano studiare la storia. Già i latini parlavano di Historia Magistra Vitae: solo studiando la storia si può capire, anche contestare, il presente”.

L’ultimo monito è forse il più apparentemente semplice, ma di fatti quello più calpestato:

“Le parole della violenza sono molto gravi perché dalle parole si passa ai fatti”.

Salvini e il mitra commentato da Tajani

Il nome del ministro si concretizza solo quando Fazio intervista il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, primo ospite in vista delle Europee 2019, secondo un ordine basato sui risultati delle ultime Politiche (e che vede, prossimamente Lega – con Salvini che ha messo una condizione alla sua partecipazione – PD e M5S).

Il riferimento è al tweet di Luca Morisi, capo della comunicazione del Vicepremier, che immortala Salvini che imbraccia un mitra.

La foto di Salvini di Mitra a Pasqua l’ha messa a disagio?” chiede Fazio a Tajani, che replica andando, da politico navigato, chiamando in causa l’uso legittimo delle armi se supportato da valori immarcescibili e Salvo d’Acquisto come modello: “È tutta propaganda. Le armi si usano quando serve…“.


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Autore dell'articolo: admin