Che sta succedendo al governo di Theresa May, sempre più sola


Brexit ​dimissioni governo

Foto: Daniel LEAL-OLIVAS / AFP


Brexit




Mentre l’Europa convoca un vertice straordinario sull’accordo sulla Brexit per il 25 novembre, il governo britannico di Theresa May continua a perdere pezzi e questo poche ore dopo aver approvato la bozza d’intesa sulla Brexit definita a Bruxelles.

Pioggia di dimissioni 

Fra i conservatori in Gran Bretagna è caos: Dominic Raab, ministro britannico per la Brexit, si è dimesso. “Non posso sostenere i termini proposti per il nostro accordo con l’Ue” ha annunciato su Twitter. Prima di lui Shailesh Lakhman Vara aveva lasciato la carica di ministro per l’Irlanda del Nord, anche lui pubblicando la lettera di dimissioni su Twitter. Il motivo, in entrambi i casi, è il disaccordo con il via libera del Governo May alla “soft exit” negoziata con l’Unione Europea. 

Dopo Raab e Vara arriva la terza defezione in poche ore: il ministro del Lavoro, Esther McVey, rimette il mandato. La McVey, accesa sostenitrice della Brexit e tra le più ostili voci alla soluzione della May – spiega Tgcom24 – ha spiegato che “l’accordo non onora il risultato del referendum”. E con lei lascia l’incarico anche la sottosegretaria per la Brexit, Suella Braverman

Ora – spiega Sky tg24 – tocca ai 27 Paesi membri dell’Ue sancire la svolta con il vertice straordinario e dare il via all’iter verso le ratifiche parlamentari, entro il termine fissato da Londra per la sua uscita formale dall’Ue e il via alla transizione di 21 mesi a partire dal 29 marzo 2019. Ma il periodo potrebbe anche essere esteso.

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Cosa cambia, la guida all’accordo Brexit

Sui contenuti della bozza, descritti in 585 pagine, si sapeva già molto. Confermati – si legge sul Corriere della sera –  l’impegno sul “conto di divorzio” che ammonta a circa 40 miliardi di sterline (quasi 50 miliardi di euro) e gli impegni presi a tutela dei diritti dei cittadini “ospiti”. In confine fra Irlanda e Irlanda del Nord resterà temporaneamente senza barriere.

  • Nel primo articolo si afferma che il Regno Unito esce dalla Ue e dall’Euratom.
  • L’articolo 5 stabilisce che Ue e Gran Bretagna devono assistersi reciprocamente “in buona fede” per l’applicazione dell’accordo.
  • L’articolo 14 stabilisce che i cittadini della Ue e del Regno Unito potranno uscire ed entrare nelle due aree con il passaporto o con la carta d’identità. Dopo 5 anni dalla fine del periodo di transizione, le carte di identità potrebbero essere rifiutate se non rispetteranno gli standard di identificazione biometrica. Se i familiari dei cittadini di Ue e Gran Bretagna sono cittadini di Paesi terzi sarà necessario da subito per loro il passaporto valido.
  • L’articolo 24 stabilisce la parità dei diritti dei lavoratori, senza alcuna discriminazione sulla base della nazionalità. I figli dei lavoratori, che lasciano lo Stato in cui sono ospiti (“host State”), potranno completare il ciclo educativo fino alla maggiore età
  • Gli articoli 30 e seguenti prevedono le regole per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, che varranno anche per i cittadini di Norvegia, Svizzera, Liechtenstein e Islanda.
  • Gli articoli 41 e seguenti trattano la circolazione dei beni che proseguirà tra Ue e Regno Unito fino alla fine del periodo di transizione (previsto per il 31 dicembre 2020). Regole particolari sono previste per i prodotti animali, germinali e anche per i medicinali.
  • Numerosi gli articoli dell’intesa dedicati alla cooperazione giudiziaria, di polizia, allo scambio di informazioni e alla protezione dei dati personali. Ci sono norme anche sul trattamento di rifiuti radioattivi. 
  • L’articolo 132 stabilisce che, entro il primo luglio 2020, il Comitato congiunto potrebbe decidere di estendere, senza alcun limite prefissato, il periodo di transizione, per il momento fissato al 31 dicembre 2020. In questo caso il Comitato congiunto deciderà l’entità del contributo della Gran Bretagna alla Ue dal primo gennaio 2021 in avanti
  • Gli articoli 135 e seguenti stabiliscono le modalitaà di partecipazione della Gran Bretagna al bilancio Ue per gli anni 2019 e 2020.
  • L’articolo 149 stabilisce le modalità di restituzione da parte della Bce del capitale versato dalla Bank of England. La Gran Bretagna potrà rimanere parte del Fondo europeo per lo Sviluppo. Il Regno Unito onorerà gli impegni contratti con la Ue per i Fondi per i migranti dall’Africa e per i rifugiati in Turchia.
  • Per le controversie l’articolo 164 prevede la creazione di un Comitato congiunto, copresieduto da Ue e Regno Unito. Il Comitato congiunto emanerà anche un report annuale sul funzionamento dell’accordo. Possibile anche la creazione su singole questioni di ‘arbitration panel’.
  • L’accordo, che entrerà in vigore il 30 marzo 2019, prevede protocolli per Irlanda/Nord Irlanda, Gibilterra, le basi aeree a Cipro
  • Il protocollo Irlanda/Nord Irlanda stabilisce all’articolo 1 che viene rispettata l’integrità territoriale del Regno Unito. Viene comunque evitato “un hard border” tra Irlanda e Nord Irlanda, date “le circostanze uniche” che caratterizzano l’isola irlandese. Vanno mantenute “le condizioni necessarie” per continuare la cooperazione tra Nord e Sud Irlanda.
  • Un ulteriore accordo tra Ue e Regno Unito su Irlanda/Nord Irlanda potrà “sostituire” l’attuale protocollo entro il 31 dicembre 2020

May “Non è accordo finale”

Ma, difende l’accordo raggiunto davanti alla Camera dei Comuni. “L’intesa con l’Ue non è l’accordo finale”, ha dichiarato la premier May. “Abbiamo scelto di fare la scelta giusta e non quella facile, per onorare la promessa fatta al popolo”.

Le precedenti dimissioni

Il governo conservatore non è nuovo a questi colpi da ko. A luglio scorso si erano già dimessi due esponenti importantissimi della corrente euroscettica nell’esecutivo: il negoziatore per la Brexit David Davis e il ministro degli Esteri Boris Johnson. Entrambi lasciarono perché giudicavano troppo morbido il piano presentato dalla premier per il negoziato sull’uscita dall’Unione Europea. 

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Autore dell'articolo: admin